"Ho aspettato questo momento per tutta la vita": David Harrington si muove con leggerezza nei camerini di villa Rufolo. Siamo in costiera amalfitana, in uno dei luoghi wagneriani per eccellenza. Al Ravello Festival il suo Kronos Quartet ha tenuto l'unica data italiana del tour 2014. "Una delle cose notevoli del tempo in cui stiamo vivendo è che la gente è aperta e curiosa a musiche senza steccati e confini, continua. I giovani musicisti stanno crescendo in un clima nuovo. È il miglior tempo di sempre per la musica. La gente sembra aperta a tutto: classica, barocco, country, jazz, qualsiasi cosa".
E quindi? "Ogni sera il programma di sala cambia. Possiamo scegliere tra quasi 900 composizioni scritte appositamente per noi. Non suoniamo mai due volte la stessa cosa, come Paganini (sorride, ndr). È una prospettiva esaltante, una sfida continua alla ricerca dell'equilibrio perfetto".
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Il quartetto d'archi americano sta affrontando una lunga campagna estiva e autunnale di concerti per festeggiare i quarant'anni di attività. A Ravello ha presentato un programma in linea con il tema del festival, Sud, prediligendo autori argentini, messicani e sudafricani. Due ore di musica senza frontiere fino al bis liberatorio di Purple Haze di Jimi Hendrix, che Harrington ha immaginato possa aver visitato la costiera come Wagner. Il Kronos Quartet continua a navigare tra generi e stili differenti alla ricerca di musiche possibili. Un viaggio incessante.
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Dopo 40 anni quali sono le nuove sfide, mister Harrington?
"Trovare nuove espressioni musicali. Il nostro segreto è che non ci siamo mai adagiati sui risultati raggiunti. Siamo nati con l'obiettivo di essere differenti, di evitare la noia. Nel nostro dna c'è sempre un altro suono di cui impadronirci. Proviamo continuamente soluzioni sonore inedite. Ogni Paese della Terra ha un suo fascino e ha segreti da raccontarci".
Avete collaborato con Richard Reed Perry degli Arcade Fire. Com'è avvenuto questo incontro?
"Richard appartiene alla nuova generazione che sta rivoluzionando il mondo giovanile. Ci ha contattato per suonare nel suo album solista Music for Heart and Breath. Definirlo un autore rock vuol dire sminuirlo: è un musicista totale, in grado di comunicare con ogni stile. Per il suo album di composizioni colte, ci ha chiesto di utilizzare i nostri corpi come metronomi. Abbiamo suonato al ritmo del battito dei nostri cuori e del nostro respiro".
Quando avete cominciato nel 1974 i tempi erano diversi
"Ma non per noi. Non abbiamo mai diviso la cultura in alta e bassa, colta e popolare. Per noi una composizione classica ha la stessa dignità di un brano country, se parliamo di grande musica. Non facciamo distinzioni tra Bob Dylan e Richard Wagner. È un problema di sensibilità e di personalità. Ogni sera celebriamo il rito dell'inatteso. È una scommessa continua".
Che cosa vi attende dopo il tour del quarantennale?
"Jonathan Berger sta completano per noi un'opera, My Lai, che andrà in scena in prima mondiale nella primavera del prossimo anno. È un lavoro terribile che analizza la presenza americana in Vietnam e il massacro compiuto dai nostri soldati in quel paese. Ci sarà presto un disco con musiche di Alexander Vrebalov. Terry Riley continua a comporre per noi. E tra breve eseguiremo dal vivo un Oratorio appositamente composto per il Kronos. La lista di giovani compositori che lavorano su commissione per noi è lunga, il lavoro non ci manca".
Qual è il segreto del vostro quartetto?
"Hendrix, Piazzolla, Valderrama, Café Tacuba: suoniamo tutto con la stessa intensità. Non so se Wagner sarebbe stato fiero della nostra versione del Preludio da Tristano e Isotta, ma mi piace pensare di sì. Le nostre richieste di collaborazione continueranno all'infinito. La musica non si ferma mai".
E quindi? "Ogni sera il programma di sala cambia. Possiamo scegliere tra quasi 900 composizioni scritte appositamente per noi. Non suoniamo mai due volte la stessa cosa, come Paganini (sorride, ndr). È una prospettiva esaltante, una sfida continua alla ricerca dell'equilibrio perfetto".
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Il quartetto d'archi americano sta affrontando una lunga campagna estiva e autunnale di concerti per festeggiare i quarant'anni di attività. A Ravello ha presentato un programma in linea con il tema del festival, Sud, prediligendo autori argentini, messicani e sudafricani. Due ore di musica senza frontiere fino al bis liberatorio di Purple Haze di Jimi Hendrix, che Harrington ha immaginato possa aver visitato la costiera come Wagner. Il Kronos Quartet continua a navigare tra generi e stili differenti alla ricerca di musiche possibili. Un viaggio incessante.
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Dopo 40 anni quali sono le nuove sfide, mister Harrington?
"Trovare nuove espressioni musicali. Il nostro segreto è che non ci siamo mai adagiati sui risultati raggiunti. Siamo nati con l'obiettivo di essere differenti, di evitare la noia. Nel nostro dna c'è sempre un altro suono di cui impadronirci. Proviamo continuamente soluzioni sonore inedite. Ogni Paese della Terra ha un suo fascino e ha segreti da raccontarci".
Avete collaborato con Richard Reed Perry degli Arcade Fire. Com'è avvenuto questo incontro?
"Richard appartiene alla nuova generazione che sta rivoluzionando il mondo giovanile. Ci ha contattato per suonare nel suo album solista Music for Heart and Breath. Definirlo un autore rock vuol dire sminuirlo: è un musicista totale, in grado di comunicare con ogni stile. Per il suo album di composizioni colte, ci ha chiesto di utilizzare i nostri corpi come metronomi. Abbiamo suonato al ritmo del battito dei nostri cuori e del nostro respiro".
Quando avete cominciato nel 1974 i tempi erano diversi
"Ma non per noi. Non abbiamo mai diviso la cultura in alta e bassa, colta e popolare. Per noi una composizione classica ha la stessa dignità di un brano country, se parliamo di grande musica. Non facciamo distinzioni tra Bob Dylan e Richard Wagner. È un problema di sensibilità e di personalità. Ogni sera celebriamo il rito dell'inatteso. È una scommessa continua".
Che cosa vi attende dopo il tour del quarantennale?
"Jonathan Berger sta completano per noi un'opera, My Lai, che andrà in scena in prima mondiale nella primavera del prossimo anno. È un lavoro terribile che analizza la presenza americana in Vietnam e il massacro compiuto dai nostri soldati in quel paese. Ci sarà presto un disco con musiche di Alexander Vrebalov. Terry Riley continua a comporre per noi. E tra breve eseguiremo dal vivo un Oratorio appositamente composto per il Kronos. La lista di giovani compositori che lavorano su commissione per noi è lunga, il lavoro non ci manca".
Qual è il segreto del vostro quartetto?
"Hendrix, Piazzolla, Valderrama, Café Tacuba: suoniamo tutto con la stessa intensità. Non so se Wagner sarebbe stato fiero della nostra versione del Preludio da Tristano e Isotta, ma mi piace pensare di sì. Le nostre richieste di collaborazione continueranno all'infinito. La musica non si ferma mai".