Da sempre in Italia, ma forse nel mondo, quando un artista si evolve c'è sempre qualcuno che salta su a dire "una volta era meglio". Non sono immuni da questo problema i Club Dogo, con l'aggravante che - facendo hip hop - c'è anche chi li accusa di essersi venduti al sistema. Bene, di tutto questo il trio se ne frega abbondantemente, "anzi, prendiamo in giro chi ci prende in giro" (solo che non dicono "giro") e intitola il nuovo disco Non siamo più quelli di Mi Fist, e Mi Fist era l'album di debutto, nel 2004. "Rifletteva un'epoca, quella post G8 di Genova, così come ogni nostro disco riflette un'epoca. Dogocrazia parlava di Vallettopoli. Questo fotografa il momento del forse, del vediamo. Certo, non siamo più quelli di allora, musicalmente e anagraficamente, ma al contempo restiamo quelli".
Anche per queste incertezze, o meglio indeterminatezze, Guè Pequeno, Jake La Furia e Don Joe non sentono di avere messaggi da mandare: "Noi non vogliamo dire niente, solo fare giochi di parole, incastri di suoni. Se poi si creano testi che entrano nel cuore tanto meglio, ma noi non sentiamo responsabilità. I nostri fan speriamo che non ascoltino noi, ma i loro professori", e questa frase è talmente incredibile da far pensare che davvero forse sì, non sono più quelli di allora.
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"Non siamo misogini". Arrivano addirittura - loro, accusati di maschilismo per come hanno trattato le donne in certe canzoni - a descrivere in Lisa con toni accorati la vita di una prostituta. "Ma chiariamo, noi non siamo misogini, questo ce l'hanno detto le femministe ed è come se dei talebani ci accusassero di blasfemia. Abbiamo solo riportato episodi reali parlando di un certo tipo di donne. Se abbiamo usato parole forti è perché parlavamo di Vallettopoli. Insomma, zoccole lo abbiamo detto a donne che lo erano, non a tutte le donne". In questa canzone c'è un campionamento di Lisa dagli occhi blu di Mario Tessuto, e non è l'unico. Spuntano anche Soldi soldi soldi di Garinei e Giovannini cantato da Betty Curtis, Overdose d'amore di Zucchero, "ci piaceva che usasse l'espressione zio, tipica di noi rapper", e Un cuore con le ali di Ramazzotti, che spiccava nel primo singolo, Weekend, uscito già in estate, che ha creato molta attesa per il disco. Campionamenti sorprendenti come le collaborazioni, in primis quella con Arisa in Fragili: "Ha una gran voce, è simpatica, certo poteva venire fuori una schifezza, ma ci piaceva che pur cantando pop si interessi di ogni genere, senza snobismi".
Ecco, il genere. Il rap ormai spopola, grazie ai talent "che fanno bene, sono la gavetta di adesso" e grazie all'industria "che continua a spingerlo. Tra qualche giorno la festa di Hip hop tv riempirà il Forum con noi e altri nomi del genere, anni fa stentava a riempire un club. Se continua così tra un po' potremmo anche andare a San Siro, ma solo se lo spettacolo avrà ospiti internazionali".
Ma Sanremo no. I progetti per il futuro comprendono per ora solo un concerto gratuito il 19 per inaugurare un nuovo club milanese, il Fabrique, poi un tour che parte il 5 dicembre da Napoli e tocca tra l'altro Roma (il 6), Firenze (9 gennaio) e Milano (28). Escluso, anche solo come ipotesi Sanremo: "Rispettiamo chi ci va, ma è roba vecchia, da chi è a fine carriera, per grattare il fondo del barile, non fa per noi".
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Vecchia è anche la mentalità del grande pubblico (e ovviamente dei mass media) verso il rap. Per i Club Dogo, ancora si brancola tra distinzioni che in America sono totalmente superate, e loro lo sanno bene avendo lavorato a Non siamo più quelli di Mi Fist in buona parte a Los Angeles: "Lì le collaborazioni tra musicisti si fanno senza badare al genere, l'hip hop fa parte del panorama. E in generale, duole dirlo, lì puoi fare tutto e in qualunque momento. E c'è la meritocrazia: se sei bravo ce la fai, qualunque siano la tua età e la tua provenienza". Souvenir d'America per loro è stato Cris Cab, quello di Liar liar, uno dei successi estivi mondiali: "Ha collaborato in Start it over. Poteva essere una collaborazione a tavolino, fatta solo di mp3 via email, invece è venuto, ha scritto, si è sbattuto assieme a noi. Un grande".
In questi anni i tre si sono dati anche a vari progetti solisti, ma collaterali. Chi non li ama non speri di liberarsi dei Club Dogo tanto presto: "Litighiamo, certo, ma mai per le cose importanti, cioè donne, soldi e musica. Al massimo per chi deve passare all'altro il caricabatterie del telefonino"
Anche per queste incertezze, o meglio indeterminatezze, Guè Pequeno, Jake La Furia e Don Joe non sentono di avere messaggi da mandare: "Noi non vogliamo dire niente, solo fare giochi di parole, incastri di suoni. Se poi si creano testi che entrano nel cuore tanto meglio, ma noi non sentiamo responsabilità. I nostri fan speriamo che non ascoltino noi, ma i loro professori", e questa frase è talmente incredibile da far pensare che davvero forse sì, non sono più quelli di allora.
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"Non siamo misogini". Arrivano addirittura - loro, accusati di maschilismo per come hanno trattato le donne in certe canzoni - a descrivere in Lisa con toni accorati la vita di una prostituta. "Ma chiariamo, noi non siamo misogini, questo ce l'hanno detto le femministe ed è come se dei talebani ci accusassero di blasfemia. Abbiamo solo riportato episodi reali parlando di un certo tipo di donne. Se abbiamo usato parole forti è perché parlavamo di Vallettopoli. Insomma, zoccole lo abbiamo detto a donne che lo erano, non a tutte le donne". In questa canzone c'è un campionamento di Lisa dagli occhi blu di Mario Tessuto, e non è l'unico. Spuntano anche Soldi soldi soldi di Garinei e Giovannini cantato da Betty Curtis, Overdose d'amore di Zucchero, "ci piaceva che usasse l'espressione zio, tipica di noi rapper", e Un cuore con le ali di Ramazzotti, che spiccava nel primo singolo, Weekend, uscito già in estate, che ha creato molta attesa per il disco. Campionamenti sorprendenti come le collaborazioni, in primis quella con Arisa in Fragili: "Ha una gran voce, è simpatica, certo poteva venire fuori una schifezza, ma ci piaceva che pur cantando pop si interessi di ogni genere, senza snobismi".
Ecco, il genere. Il rap ormai spopola, grazie ai talent "che fanno bene, sono la gavetta di adesso" e grazie all'industria "che continua a spingerlo. Tra qualche giorno la festa di Hip hop tv riempirà il Forum con noi e altri nomi del genere, anni fa stentava a riempire un club. Se continua così tra un po' potremmo anche andare a San Siro, ma solo se lo spettacolo avrà ospiti internazionali".
Ma Sanremo no. I progetti per il futuro comprendono per ora solo un concerto gratuito il 19 per inaugurare un nuovo club milanese, il Fabrique, poi un tour che parte il 5 dicembre da Napoli e tocca tra l'altro Roma (il 6), Firenze (9 gennaio) e Milano (28). Escluso, anche solo come ipotesi Sanremo: "Rispettiamo chi ci va, ma è roba vecchia, da chi è a fine carriera, per grattare il fondo del barile, non fa per noi".
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Vecchia è anche la mentalità del grande pubblico (e ovviamente dei mass media) verso il rap. Per i Club Dogo, ancora si brancola tra distinzioni che in America sono totalmente superate, e loro lo sanno bene avendo lavorato a Non siamo più quelli di Mi Fist in buona parte a Los Angeles: "Lì le collaborazioni tra musicisti si fanno senza badare al genere, l'hip hop fa parte del panorama. E in generale, duole dirlo, lì puoi fare tutto e in qualunque momento. E c'è la meritocrazia: se sei bravo ce la fai, qualunque siano la tua età e la tua provenienza". Souvenir d'America per loro è stato Cris Cab, quello di Liar liar, uno dei successi estivi mondiali: "Ha collaborato in Start it over. Poteva essere una collaborazione a tavolino, fatta solo di mp3 via email, invece è venuto, ha scritto, si è sbattuto assieme a noi. Un grande".
In questi anni i tre si sono dati anche a vari progetti solisti, ma collaterali. Chi non li ama non speri di liberarsi dei Club Dogo tanto presto: "Litighiamo, certo, ma mai per le cose importanti, cioè donne, soldi e musica. Al massimo per chi deve passare all'altro il caricabatterie del telefonino"