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Ian Paice: "Il nostro omaggio a Jon Lord è un tributo alla nostra storia. E al cuore del rock"

Il batterista dei Deep Purple racconta l'evento della Royal Albert Hall in memoria del loro organista, riprodotto ora in diversi formati audio e video. "Celebrating Jon Lord" include le performance di Paul Weller, Bruce Dickinson, Glenn Hughes, Rick Wakeman, tra gli altri.

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"Penso che il suono dei Deep Purple abbia molto a che fare con il mio organo". Lo diceva Jon Lord già nell'ottobre del 1971, in una intervista al Melody Maker. Tra humour e sincerità il tastierista spiegava l'essenza della band inglese che assieme a Led Zeppelin e Black Sabbath sarebbe stata il punto di riferimento storico per tutto l'heavy metal a venire. Gi studi di piano classici e la passione per l'organo soul di Jimmy Smith e il pianismo rock'n'roll di Jerry Lee Lewis, avrebbero caratterizzato la sua cifra artistica. Non solo con l'impegnativo, e per certi versi contrastato, Concerto For Group And Orchestra, che vide i Deep Purple suonare con un'orchestra alla Royal Albert Hall londinese nel 1969, ma soprattutto con gli storici assolo dell'organo Hammond di Child In Time, il contributo fondamentale in Smoke On The Water, Black Night e Strange Kind of Woman. Ancora prima, essenziale fu il suo apporto in You Really Got Me, una delle canzoni più famose e popolari dei Kinks.
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Quando il 16 luglio 2012 morì all'eta di 71 anni, stroncato da complicazioni per un cancro al pancreas, la famiglia, gli amici e i musicisti più vicini pensarono che il modo migliore per ricordarlo fosse organizzare un concerto-evento che celebrasse la sua eclettica carriera artistica. Così il 4 aprile 2014, alla Royal Albert Hall, 90 orchestrali diretti da Paul Mann, i Deep Purple, Bruce Dickinson, Glenn Hughes, Paul Weller, Rick Wakeman, tra gli altri, sono stati protagonisti di Celebrating Jon Lord. Il 30 settembre prossimo quell'evento sarà pubblicato in diversi formati (2 cd, doppio dvd, Blu Ray e Box Set). "Si sa che il business viene prima di tutto. Abbiamo scelto gli artisti che erano disponibili e che volevano realmente onorare la figura di Lord, non semplici comparse. Dio benedica Glenn Hughes (bassista e voce, già nei Deep Purple e nei Black Sabbath, ndr) che è venuto appositamente dalla California per partecipare allo show. Ma anche l'entusiasmo di Weller che ha rifatto brani della prima band di Jon Lord, gli Artwoods", ci racconta da Nottingham, Ian Paice, il batterista che è stato in ogni formazione (mark) dei Deep Purple, fin dagli esordi del 1968.

"Mia moglie, Jacky, è la fondatrice e presidente della Sunflower Jam, un'associazione di beneficenza che opera da almeno sette anni, aveva da tempo pensato di organizzare un vero e proprio evento per il 2014 dedicato alla figura artistica di Jon". Un concerto celebrativo che si lega indissolubilmente alla performance di 44 anni fa, incisa su quello che sarebbe diventato il primo disco ufficiale del quintetto classico (Ian Gillan, voce; Ritchie Blackmore, chitarra; Roger Glover, basso; Ian Paice, batteria; Jon Lord, tastiere). Stessa location: Royal Albert Hall. Stessa idea: mettere insieme un'orchestra e un gruppo rock. Inevitabili le differenze. "Indietro negli anni e precisamente nel 1969 quando realizzammo quel disco tornano alla memoria la nostra inadeguatezza e impreparazione ad affrontare un progetto così impegnativo per far funzionare una rock band con una vera e propria orchestra. Anche le attrezzature all'epoca erano inadeguate per equilibrare il suono che tra una band elettrica e un'orchestra è abbastanza notevole. Un piccolo amplificatore per chitarra può essere più rumoroso di tutto il suono di un'orchestra. Dovevamo trovare un compromesso. Ad essere onesti quella notte in cui fu registrato il disco alla Royal Albert Hall noi non sentivamo affatto l'orchestra. Quindi dovevamo essere ottimisti e fortunati a capire cosa stavano suonando. Adesso con i progressi della tecnologia tutto è  diverso, anche se è comunque dura perché devi rispettare la disciplina classica su tempi e parti dell'orchestra.
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I Deep Purple sono una band che ha venduto oltre 100 milioni di dischi, ma che non ha mai trovato pace in formazioni stabili. Come mai?
"È una delle grandi domande a cui non saprei dare una risposta definitiva. Perché alcuni matrimoni durano una vita e altri anche un giorno? Per alcune persone vivere insieme per troppo tempo è molto difficile. Non importa quanto tu abbia in comune, a volte la personalità ha il sopravvento. A volte capita che i tuoi interessi musicali cambino e vuoi intraprendere cammini diversi dai tuoi colleghi di band (questa cosa è più facile da capire). Non è sempre facile mettere insieme tante personalità con le loro caratteristiche individuali differenti. A volte ti va bene, a volte no. Ci sono poi caratteri che cercano di mediare e trovare compromessi, ma non è sempre facile e devi fartene una ragione. La cosa più stupefacente è stata tenere saldo un nucleo che sebbene continui a navigare a vista, abbia ben presente il modo in cui evolve la musica, rispetti l'amore dei fan e la loro passione. Ecco perché dopo quasi mezzo secolo, siamo ancora qui".

È vero che Ritchie Blackmore si è rifiutato di suonare al Celebrating...?
"Non si è rifiutato. Ha scelto di contribuire in altro modo, scrivendo e registrando un brano strumentale alla memoria di Jon Lord, Carry On... Jon (contenuto in Dancer on The Moon dei suoi Blackmore's Night, ndr) e se si guardasse a tutta la sua vita passata, lui ha sempre fatto come gli sembrava più giusto, a suo modo. Questo è quello che conta su tutto".

E poi c'è il commosso ricordo personale di un amico che all'improvviso perdi perché te lo porta via una malattia.
"L'ultima volta che ci siamo visti è stato all'inizio di giugno del 2012. Io stavo andando negli Stati Uniti per registrare quello che sarebbe diventato Now What?! mentre Jon stava combattendo contro il tumore da almeno una decina di mesi e nel giro di qualche settimana avrebbe perso la sua lotta. Quando ci salutammo vidi qualcosa nel suo sguardo che mi fece pensare che non ci saremmo più rivisti. Mi disse che era dispiaciuto di non poter essere ancora d'aiuto come musicista e mi confessò che la vita, alla fine, non è così divertente. Quando partii speravo di sbagliarmi, ma nel mio cuore c'era qualcosa che mi diceva che quello era il nostro addio".

Come avete scelto i brani in scaletta?
"Abbiamo scelto varie fasi della vita artistica di Jon Lord. A iniziare dagli Artwoods (la band di Londra attiva tra il '64 e il '67), un paio di brani sono stati cantanti nel tributo a Lord da Paul Weller (molto contento di essere stato coinvolto nella celebrazione), poi attraverso la Paice Ashton Lord Band (side project dei Deep Purple nato nel 1976), i suoi concerti per orchestra e il suo indispensabile contributo con i Deep Purple. Abbiamo cercato di abbracciare tutto anche con l'aiuto indispensabile e altamente qualititativo di Paul Mann che ha diretto l'orchestra".

E gli artisti, come sono stati scelti?
"Innanzitutto tenendo presente chi poteva essere disponibile e non avesse impegni in quello momento. Ringrazio tutti quanti non solo per le canzoni cantate, ma anche per l'entusiasmo con il quale hanno risposto all'invito. Tra l'altro, in quel momento, con i Deep Purple eravamo nel bel mezzo del tour dell'ultimo disco Now What?!. Abbiamo avuto davvero poco tempo per prepararci. E forse è stata la cosa migliore. Arrivammo qualche ora prima che l'orchestra aveva iniziato le prove. Tra l'altro ho suonato brani diversi da quelli che faccio solitamente. Nessuno degli interpreti alla fine ha avuto modo di pensare o prepararsi molto a quell'evento. Tutti hanno pensato, e il dvd lo dimostra, a dare il meglio di se stessi, provando a fare dell'evento qualcosa di memorabile e di farlo avvertire al pubblico della Royal Albert Hall tenendo vivo l'insegnamento artistico meraviglioso di Jon Lord".