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MUSICA

Idan Raichel: "La mia musica, un ponte tra le religioni"

Il concerto del musicista di Tel Aviv si terrà sabato 13 a Roma per il Festival internazionale di letteratura ebraica. Un artista della world music diventato ambasciatore di pace
CARLO MORETTI

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Idan Raichel è innanzitutto un musicista. Ma è nato a Tel Aviv, dunque è anche un musicista israeliano ed ebreo. Sono tutti elementi importanti nella sua biografia di artista perché la sua natura e i suoi interessi artistici ne hanno fatto il più potente degli ambasciatori del suo Paese. Domani sera Idan Raichel sarà al Festival internazionale di letteratura ebraica che si apre nell'antico quartiere ebraico di Roma, dove proseguirà fino al 17 settembre con diversi appuntamenti culturali ad ingresso gratuito tra musica, arte, incontri, libri, danza, teatro e cucina.

Nel suo primo album del 2002, The Idan Raichel Project, il musicista mise subito in luce la sua idea musicale: una world music che fosse il prodotto dell'incontro di diverse culture e il punto di confronto di musicisti provenienti da diversi paesi: "Da quando ho iniziato sono circa cento gli artisti che ho incontrato per le mie canzoni, tra cantanti e musicisti, il più giovane di 16 anni i più anziani di 83 e 91 anni. Musicisti dal Marocco, dall'Etiopia, dallo Yemen, dalla Colombia, dall'Europa dell'Est: in tutti questi anni abbiamo creato un melting pot rappresentativo anche del fenomeno dell'immigrazione in Israele, in ogni canzone abbiamo raccontato un'esperienza diversa, quasi una colonna sonora di questi decenni passati", spiega Raichel.
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"Ma è con il mio album del 2012 The Tel Aviv Session registrato con il Touré-Raichel Collective insieme a Vieux Farka Touré che ho realizzato forse la mia collaborazione più interessante: un chitarrista musulmano e un pianista ebreo, Mali e Israele unite di fatto mentre non c'erano rapporti diplomatici tra i due Paesi. Un chiaro esempio di cosa io intenda per potere della musica a lanciare ponti tra le differenze geografiche, etniche, politiche e religiose. Come andare insomma alle mie radici mettendo assieme due mondi diversi".

Dopo il concerto di Roma, che segue quelli di Londra e Berlino, Raichel lascerà l'Europa per rientrare in Israele dove terrà sette concerti in sette giorni, per poi partire per Giappone, Corea e Taiwan. Non sono momenti facili in Medio Oriente, i razzi su Israele e i bombardamenti sulla Palestina hanno registrato una debole tregua solo negli ultimi giorni.

Ma Idan Raichel non rinuncia al suo ottimismo e alla sua speranza: "In Medio Oriente i conflitti sono purtroppo legati alle radici della nostra storia. Per questo la soluzione non può essere una ma deve necessariamente coinvolgere molti aspetti diversi. C'è bisogno innanzitutto di educare la gente al rispetto del prossimo e dei propri vicini e io credo che l'Idan Raichel Project, con le sue partecipazioni di artisti di diversi paesi e religioni, abbia lanciato questo messaggio di consapevolezza.

"Il fatto di aver portato canzoni in cui cantano e suonano artisti israeliani e palestinesi nelle radio nazionali israeliane, aver portato per la prima volta la minoranza, ovvero la voce degli immigrati e l'arabo, la lingua dei palestinesi, nelle radio mainstream credo sia stato un risultato molto importante. La musica può educare i giovani alla curiosità di attraversare i confini per incontrare l'altro. Del resto però puoi costruire un ponte dalla tua parte se dall'altra parte c'è qualcuno dall'altra parte qualcuno disposto a raccoglierlo: io so che in Siria e Iraq c'è gente disponibile, solo che ora sono terrorizzati dai combattenti dell'Isis".