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Premio De Andrè, Dori Ghezzi: "L'affetto del pubblico per Faber è incommensurabile"

"Quando fu inaugurata la piazza a lui intestata, alla Magliana", ricorda la compagna di una vita del cantautore, "mi colpì il commento di un abitante del quartiere: 'Fabrizio era uno che amava la gente come noi'. Era un cerchio che si chiudeva" IL NOSTRO SONDAGGIO

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"Il Premio De Andrè è importante anche e soprattutto per la costanza e per la volontà di Luisa Melis, di Massimo Cotto e di tutte le altre persone che si sono fatte carico dell'organizzazione nell'arco di 13 edizioni. Un impegno che consentito di mantenere inalterate le caratteristiche fortemente popolari di questa manifestazione, compresa la finale in piazza a sottolineare il rapporto viscerale che Fabrizio aveva con il pubblico". Parola di Dori Ghezzi, compagna di una vita del cantautore scomparso l'11 gennaio 1999, che ora supervisiona la kermesse dei giovani talenti della canzone d'autore italiana. Quindici finalisti pronti, venerdì 19 e sabato 20, a salire sul palco nella piazza intitolata proprio a De Andrè nel quartiere romano della Magliana.

I VIDEO DELLE CANZONI FINALISTE

"Mi è rimasta impressa un'intervista fatta all'epoca dell'inaugurazione della piazza", racconta Dori Ghezzi , "In particolare la frase di una persona del quartiere che diceva che Fabrizio 'era uno che amava la gente come noi'. E in effetti anche lui ha sempre avuto la sensazione che il pubblico gli riservasse grande rispetto, oltre che attenzione. Insomma era un cerchio che si chiudeva con armonia".

L'opera di De Andrè resta assai presente nell'immaginario degli artisti italiani: da Vasco Rossi a Morgan passando per la PFM, tra band e cantautori sono stati - e continuano - in molti a rileggere i capolavori di Faber. Come interpreta questa notevole attenzione?
"Non è facile l'approccio con le canzoni di Fabrizio, ma più d'uno riesce a farle proprie. Una canzone trova nuova vita in questo modo. E oltre ai colleghi più noti, sono veramente tanti i giovani che fanno riferimento alla musica degli anni Settanta: Fabrizio come tanti altri è stato una pietra miliare di quel periodo. Forse è per questo che i giovani si riferiscono a lui".

E ogni anno arrivano oltre 500 giovani che mandano le loro canzoni al Premio. Anche questi sono tanti.
"Per molti di loro scrivere e cantare storie è un momento della loro vita che poi si conclude rapidamente alla fine del periodo di studi, quando prendono piede altri progetti di vita. Lo sport e la musica fanno crescere meglio, anche se fatti in modo non professionale, come esperienze di vita. Questo è lo scopo veramente importante, non necessariamente diventare celebri...".

Qualcuno però, come Diodato, si sta rapidamente ritagliando un suo spazio tra il pubblico dopo essere arrivato nelle fasi conclusive del Premio un paio di anni fa. E quest'anno viene premiato per la rilettura di Amore che vieni, amore che vai.
"Lui ha è uno di quelli che ha veramente fatto sua una canzone di Fabrizio, trasportandola in linguaggio sonoro che può essere più comprensibile alle nuove generazioni".

E verrà premiata anche Fiorella Mannoia...
"Una maestra. Ci conosciamo da decenni, da quando aveva smesso di fare la 'stunt', di lanciarsi dalle macchine a tutta velocità per il cinema... Aveva 15 anni, si faceva accompagnare dalla mamma, ma era già alta due volte più di me. Ho un grande affetto nei suoi confronti".