"I nuovi Radiohead? Lusingati, ma noi siamo un'altra cosa". Idee chiare per gli Alt-J, la band di Leeds che con il disco d'esordio, An Awesome Wave, due anni fa, ha venduto 300 mila copie in tutto il mondo. Non solo: si è aggiudicata il prestigioso British Music Prize e ha raccolto 200 milioni di streaming su Spotify: numeri impressionanti per un gruppo che con il nuovo disco, This is All Yours, appena pubblicato, si candida a diventare il punto di riferimento della nuova musica inglese. "Siamo stimolati da questa sfida", ci dice Thom Green, il batterista, da Londra. E poi aggiunge: "Capisco perfettamente perché ci siano tante aspettative e ci paragonino ai Radiohead. Per quanto mi riguarda, loro sono perfetti e io li adoro. Ma non vogliamo che la gente ci etichetti in questo modo perché, lo dico con tutta l'umiltà di cui dispongo, abbiamo una nostra identità genuina, un nostro sound ben identificabile e tanta personalità". In Italia sono attesi per un solo concerto esclusivo, il 14 febbraio 2015, al Mediolanum Forum di Milano.
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IL DELTA DEL CAMBIAMENTO. Joe Newman (chitarra/voce), Gwil Sainsbury (chitarra/chitarra basso), Gus Unger-Hamilton (tastiere) e Thom Green (batteria) si conobbero all'Università di Leeds nel 2007. Tra studi in Letteratura Inglese e Belle Arti i quattro amici passano il tempo a comporre i primi demo artigianali. Si laureano e poi si trasferiscono a Cambridge. Una manciata di E.P. e poi nel 2011 il primo contratto discografico con la Infectious Records. Scelgono un nome curioso. Chi possiede un Mac sa che la combinazione di lettere sulla tastiera inglese: Alt + J è necessaria per ottenere il simbolo delta, la quarta lettera nell'alfabeto greco che in matematica indica il cambiamento macroscopico di una variabile. E che sembra rappresentare al meglio la loro identità artistica.
Già da subito la band ha dovuto fare i conti con un'improvvisa defezione. Quella del bassista Gwil Sainsbury che a gennaio scorso ha lasciato i tre compagni. "Siamo cresciuti insieme. Gwil ci manca tanto, ma rispettiamo la sua decisione. Di sicuro rimarremo per sempre amici". Il suo posto non sarà rimpiazzato da un nuovo membro. E come i Genesis di ... And Then There Three: "Rimarremo una terzetto. Dal vivo e in studio ci affideremo a dei session man", tiene a precisare Green. Anche se tutto il nuovo lavoro risente di questa assenza. In tanti modi.
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LA RIVOLUZIONE DELLA NORMALITÀ. Il titolo del disco ha una chiave di lettura rassicurante. "Racchiude una specie di messaggio ottimistico. È tratto dal titolo di un quadro che dipinsi durante il periodo universitario. Il suo significato? Ci sono momenti nella vita in cui ti senti giù o sei depresso perché hai perso qualcosa o qualcuno. Quello è il momento in cui capisci quanto fossero stati per te importanti. Li avevi davanti agli occhi, ma non riuscivi a vederli. Abbiamo cercato di enfatizzare lo stato d'animo della riscoperta. La musica è poi una specie di dono che ha il potere di redimere e lenire il dolore, ma anche di ravvivare la nostalgia per le cose che non ci sono più".
Umili quanto fragili i ragazzi sono stati presi di sorpresa da tanto inaspettato successo. "La vittoria al Mercury Prize fu un tremendo choc per tutti noi. Prima di allora non avevamo grandi ambizioni e provenivamo da un circuito di musica alternativa per pochi intimi. E improvvisamente cambia tutto. Interviste, video, tour promozionali". La celebrità si trasforma in un incubo? "Quello che cerchiamo di 'celebrare' è la normalità, che significa: stare con i piedi a terra. Ricordarsi da dove si proviene e chi si è realmente. Tornare a casa e rilassarsi. Non diventare una band di culto nel senso di trasformarci in celebrità vip. Essere normali è la vera rivoluzione. A noi interessa che ai nostri ascoltatori piaccia quello che facciamo".
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L'AIUTINO DI MILEY CYRUS. Coerenti, ma con qualche contraddizione che ha fatto storcere il naso a più di qualche fan della prima ora. Hunger of The Pine, il singolo, contiene un campionamento con la voce di Miley Cyrus, eroina della generazione 2.0, tra colpi di scena scandalistici e ricerca del clamore a tutti i costi. Era davvero necessario? "A noi piace quello che fa. Stavo realizzando un remix di un suo brano, 4x4, e nel frattempo con il chitarrista, Joe Newman, stavamo provando la struttura di quello che sarebbe diventato il singolo del nuovo disco. Ci accorgemmo subito che quel remix ci aveva influenzato inconsciamente a tal punto da non distinguere più il nostro brano da quello che avevo prodotto per Miley. Allora ci siamo chiesti: perché non utilizzare il campionamento? Lei, tra l'altro, è una nostra fan e ha utilizzato il nostro Fitzpleasure nel suo Bangerz live tour".
UN DISCO ALIENO. This is All Yours è caratterizzato da sonorità più elettriche e meno elettroniche con risvolti imprevedibilmente acustici (Pusher) e arrangiamenti di ottoni (Bloodfood Part II): "Siamo maturati come musicisti e siamo più attenti a raffinare il suono". Left Hand Free è molto vicina al sound di fine anni '60, tra Jefferson Starship e Sly and Family Stone. "Abbiamo scritto quel brano velocemente, in mezz'ora. Non abbiamo mai scritto una cosa del genere e per noi è una specie di esperimento. Quando componiamo un brano non ci fermiamo a riprodurre quello che abbiamo già scritto. Abbiamo voglia di andare avanti e provare nuove sensazioni musicali. In questo caso ci siamo chiesti: perché non andiamo a fondo con la chitarra e proviamo a fare qualcosa di rock e blues?". The Gospel of John Hurt è ispirata dal film culto Alien di Ridley Scott. "Hurt è un attore inglese e questa canzone si riferisce alla sua parte in cui interpretava il ruolo di Kane. Ha a che fare con la scena in cui una mostruosa creatura fuoriesce dal suo torace uccidendolo, per poi fuggire via per l'astronave. È un potente metafora a cui ognuno può dare il significato che vuole. Tra l'altro, si racconta, che gli altri attori che stavano vicino a Hurt durante le riprese non sapevano di quell'effetto speciale e rimasero tutti stupiti quando poi lo videro". Sarà la stessa sensazione che proveranno gli ascoltatori quando ascolteranno il nuovo disco degli Alt - J?
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IL DELTA DEL CAMBIAMENTO. Joe Newman (chitarra/voce), Gwil Sainsbury (chitarra/chitarra basso), Gus Unger-Hamilton (tastiere) e Thom Green (batteria) si conobbero all'Università di Leeds nel 2007. Tra studi in Letteratura Inglese e Belle Arti i quattro amici passano il tempo a comporre i primi demo artigianali. Si laureano e poi si trasferiscono a Cambridge. Una manciata di E.P. e poi nel 2011 il primo contratto discografico con la Infectious Records. Scelgono un nome curioso. Chi possiede un Mac sa che la combinazione di lettere sulla tastiera inglese: Alt + J è necessaria per ottenere il simbolo delta, la quarta lettera nell'alfabeto greco che in matematica indica il cambiamento macroscopico di una variabile. E che sembra rappresentare al meglio la loro identità artistica.
Già da subito la band ha dovuto fare i conti con un'improvvisa defezione. Quella del bassista Gwil Sainsbury che a gennaio scorso ha lasciato i tre compagni. "Siamo cresciuti insieme. Gwil ci manca tanto, ma rispettiamo la sua decisione. Di sicuro rimarremo per sempre amici". Il suo posto non sarà rimpiazzato da un nuovo membro. E come i Genesis di ... And Then There Three: "Rimarremo una terzetto. Dal vivo e in studio ci affideremo a dei session man", tiene a precisare Green. Anche se tutto il nuovo lavoro risente di questa assenza. In tanti modi.
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LA RIVOLUZIONE DELLA NORMALITÀ. Il titolo del disco ha una chiave di lettura rassicurante. "Racchiude una specie di messaggio ottimistico. È tratto dal titolo di un quadro che dipinsi durante il periodo universitario. Il suo significato? Ci sono momenti nella vita in cui ti senti giù o sei depresso perché hai perso qualcosa o qualcuno. Quello è il momento in cui capisci quanto fossero stati per te importanti. Li avevi davanti agli occhi, ma non riuscivi a vederli. Abbiamo cercato di enfatizzare lo stato d'animo della riscoperta. La musica è poi una specie di dono che ha il potere di redimere e lenire il dolore, ma anche di ravvivare la nostalgia per le cose che non ci sono più".
Umili quanto fragili i ragazzi sono stati presi di sorpresa da tanto inaspettato successo. "La vittoria al Mercury Prize fu un tremendo choc per tutti noi. Prima di allora non avevamo grandi ambizioni e provenivamo da un circuito di musica alternativa per pochi intimi. E improvvisamente cambia tutto. Interviste, video, tour promozionali". La celebrità si trasforma in un incubo? "Quello che cerchiamo di 'celebrare' è la normalità, che significa: stare con i piedi a terra. Ricordarsi da dove si proviene e chi si è realmente. Tornare a casa e rilassarsi. Non diventare una band di culto nel senso di trasformarci in celebrità vip. Essere normali è la vera rivoluzione. A noi interessa che ai nostri ascoltatori piaccia quello che facciamo".
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L'AIUTINO DI MILEY CYRUS. Coerenti, ma con qualche contraddizione che ha fatto storcere il naso a più di qualche fan della prima ora. Hunger of The Pine, il singolo, contiene un campionamento con la voce di Miley Cyrus, eroina della generazione 2.0, tra colpi di scena scandalistici e ricerca del clamore a tutti i costi. Era davvero necessario? "A noi piace quello che fa. Stavo realizzando un remix di un suo brano, 4x4, e nel frattempo con il chitarrista, Joe Newman, stavamo provando la struttura di quello che sarebbe diventato il singolo del nuovo disco. Ci accorgemmo subito che quel remix ci aveva influenzato inconsciamente a tal punto da non distinguere più il nostro brano da quello che avevo prodotto per Miley. Allora ci siamo chiesti: perché non utilizzare il campionamento? Lei, tra l'altro, è una nostra fan e ha utilizzato il nostro Fitzpleasure nel suo Bangerz live tour".
UN DISCO ALIENO. This is All Yours è caratterizzato da sonorità più elettriche e meno elettroniche con risvolti imprevedibilmente acustici (Pusher) e arrangiamenti di ottoni (Bloodfood Part II): "Siamo maturati come musicisti e siamo più attenti a raffinare il suono". Left Hand Free è molto vicina al sound di fine anni '60, tra Jefferson Starship e Sly and Family Stone. "Abbiamo scritto quel brano velocemente, in mezz'ora. Non abbiamo mai scritto una cosa del genere e per noi è una specie di esperimento. Quando componiamo un brano non ci fermiamo a riprodurre quello che abbiamo già scritto. Abbiamo voglia di andare avanti e provare nuove sensazioni musicali. In questo caso ci siamo chiesti: perché non andiamo a fondo con la chitarra e proviamo a fare qualcosa di rock e blues?". The Gospel of John Hurt è ispirata dal film culto Alien di Ridley Scott. "Hurt è un attore inglese e questa canzone si riferisce alla sua parte in cui interpretava il ruolo di Kane. Ha a che fare con la scena in cui una mostruosa creatura fuoriesce dal suo torace uccidendolo, per poi fuggire via per l'astronave. È un potente metafora a cui ognuno può dare il significato che vuole. Tra l'altro, si racconta, che gli altri attori che stavano vicino a Hurt durante le riprese non sapevano di quell'effetto speciale e rimasero tutti stupiti quando poi lo videro". Sarà la stessa sensazione che proveranno gli ascoltatori quando ascolteranno il nuovo disco degli Alt - J?