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MUSICA

Ben Frost, l'elettronica lunare (nata in Africa) sbarca a Roma

È nato in Australia, si è trasferito in Islanda ma il suo nuovo album, "Aurora", è stato composto in Congo. Sono beat dissonanti che prendono alla gola, si ispirano ai classici sci-fi, alle colonne sonore a persino al balletto. Sarà in scena al Romaeuropa questa sera (e l'8 a Bari)

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Rumore, profondità e squarci di bellezza. Si potrebbe riassumere così l'estetica sonora codificata da Ben Frost, barbutissimo - ma chi non lo è in certi ambienti, al giorno d'oggi - musicista australiano che da anni ha scelto come dimora i paesaggi lunari dell'Islanda. Frost presenterà all'interno del festival Romaeuropa (oggi, venerdì 7 novembre al Warehouse) il suo ultimo progetto Aurora. Un viaggio african-siderale, un trionfo di percussioni - due batteristi lo accompagnano dal vivo - e fascinazioni elettroniche che passano dal noise alla ambient. Aurora è stato concepito durante un prolungato soggiorno in Congo nel 2012 insieme al video artista Richard Mosse, con l'obiettivo di documentare il sanguinoso conflitto in corso nel paese africano.
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In questo clima destabilizzante, inedito (almeno per Frost) e per certi versi apocalittico nasce il disco, registrato inizialmente su un computer portatile e poi sviluppato e inciso nel 2013 con Greg Fox, Shahzad Ismaily e Thor Harris, polistrumentista e colonna portante dei rinnovati e fondamentali Swans. A differenza del passato in Aurora non ci sono le classiche roboanti destrutturazioni chitarristiche di Frost: ad animare i suoi sintetici paesaggi sonori stavolta è la forza, l'energia delle percussioni, un amore viscerale per le poliritmie africane. Pur diviso in vari episodi, il tutto si presenta come un unico flusso al cui centro troviamo Venter, brano ispirato al biologo e imprenditore statunitense Craig Venter, fondatore della Celera Genomics, che con la sua equipe ha pubblicato una sequenza alternativa del genoma umano - sfidando apertamente il Progetto Genoma Umano - ossia la radice della vita come pulsazione profonda tra echi di guerra e la grande madre Africa dalla quale è iniziata la storia dell'umanità.
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L'elettronica di ultima generazione ha trovato in Ben Frost uno dei suoi interpreti più sensibili tanto da riuscire a imporsi grazie alla ricchezza dei suoi interessi. È un tipo curioso, nel vero senso della parola, un inquieto ricercatore spinto dalla curiosità: per la sua musica si è ispirato tanto al minimalismo sinfonico americano quanto al rock progressivo e al punk. Una carriera ricca di spunti  e "visioni" fatta di dischi originali, omaggi alle vette più nobili del mondo sci-fi (Solaris), colonne sonore per il cinema (Sleeping Beauty di Julian Leigh), musica di scena per balletti (Far di Wayne McGregor) e ha perfino curato la regia di un adattamento teatrale del romanzo di Iain Banks La fabbrica degli orrori. Senza dimenticare le collaborazioni con Brian Eno, di cui è stato discepolo nel Rolex Mentors and Protégés Initiative e con Tim Hecker, altro grande protagonista dell'elettronica di ricerca degli ultimi anni. Il suo è un suono che prende alla gola, come il titolo del suo album del 2009 By the Throat che fece conoscere ai più il talento dissonante ed evocativo di un artista che ha sempre fatto della ricerca e dell'intransigenza le sue pietre angolari. Oltre al concerto romano di questa sera per Romaeuropa Ben Frost suonerà anche sabato 8 novembre a Bari (al Time Zones).