Il telefono squilla in qualche luogo d'America. Dov'è ora mister Santana? "A Las Vegas", risponde candidamente la suprema leggenda della chitarra, "a casa mia". Circostanza che potrebbe lasciare perplessi, conoscendo la vocazione spirituale del messicano, ampiamente confermata dalla sua copiosa e dettagliata autobiografia.
Ma come, proprio nella città del vizio?
"Ma no, in realtà è un ottimo posto in cui vivere. Tutti pensano a quella parte della città dove si gioca, ma c'è molto altro a Las Vegas". All'età di sessantasette anni, Carlos Santana ha deciso di raccontare tutto, con molta sincerità, comprese dolorose esperienze di molestie infantili.
È stato difficile?
"No, è bello esser genuini, sinceri e genuini, è un modo di liberarsi di quello che ci ha fatto soffrire".
Nel suo libro parla spesso del potere della musica, della connessione col divino. Non le sembra che la musica oggi abbia perso parte del suo potere come se gli dei si fossero messi da parte?
"No, penso che Dio sia sempre presente, è la gente che crea divergenze. Sento ancora musicisti come Wayne Shorter che mantiene questo amore per il mistero. Sì, certo, se uno ascolta la radio può avere questa impressione. Ma io non ascolto la radio, ascolto gente che dialoga con Dio. E in giro ce ne sono molti. La musica di oggi è piena di illusioni".
[[ge:rep-locali:repubblica:100111421]]
Sincerità per sincerità, ha anche rivelato che nella famosa esibizione di Woodstock era sotto l'effetto della mescalina. Ma non sembra che abbia guastato il suo concerto...
"No, per assurdo fu qualcosa di molto solido, e ora ne ho le prove tangibili. Successe perché credevo che avrei suonato molte ore dopo, e che l'effetto sarebbe svanito. Ma ci fu comunque qualcosa di magico. Sembra incredibile a pensarci oggi ma in quel momento, soprattutto nella East Coast, eravamo praticamente sconosciuti. Il nostro primo disco doveva ancora uscire. Ma da quel giorno cambiò tutto".
Come racconterebbe oggi il suo rapporto con la chitarra?
"È la mia luce, il linguaggio della mia luce, io ho la luce come chiunque altro, ma se non sei sconosciuto anche tu puoi creare miracoli, non solo il Papa o il Dalai Lama. Chiunque può farlo e più lo sai più puoi aiutare il pianeta a sopravvivere".
Come si fa a mantenere l'energia della musica dopo tanti anni?
"È facile perché adesso la gente è più consapevole della musica che eleva. La musica deve anche divertire, questo è fondamentale, ma allo stesso tempo può elevarci, tutti".
Qual è stata la prima vera lezione che ha imparato sulla musica?
"Fu quando mio padre, che suonava il violino, mi portò in una radura dietro casa, mi fece sedere, tirò fuori lo strumento e cominciò a suonare, finché un uccello si posò sul ramo di un albero che era lì accanto e si mise a fissare mio padre. Poi cominciò a cantare. Per un po' dialogarono e io ero sbalordito. Alla fine mio padre mi disse: "Capisci? Quello che ho fatto ora con quell'uccello, tu lo puoi fare con la gente". Non l'ho mai dimenticato".
Ma come, proprio nella città del vizio?
"Ma no, in realtà è un ottimo posto in cui vivere. Tutti pensano a quella parte della città dove si gioca, ma c'è molto altro a Las Vegas". All'età di sessantasette anni, Carlos Santana ha deciso di raccontare tutto, con molta sincerità, comprese dolorose esperienze di molestie infantili.
È stato difficile?
"No, è bello esser genuini, sinceri e genuini, è un modo di liberarsi di quello che ci ha fatto soffrire".
Nel suo libro parla spesso del potere della musica, della connessione col divino. Non le sembra che la musica oggi abbia perso parte del suo potere come se gli dei si fossero messi da parte?
"No, penso che Dio sia sempre presente, è la gente che crea divergenze. Sento ancora musicisti come Wayne Shorter che mantiene questo amore per il mistero. Sì, certo, se uno ascolta la radio può avere questa impressione. Ma io non ascolto la radio, ascolto gente che dialoga con Dio. E in giro ce ne sono molti. La musica di oggi è piena di illusioni".
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Sincerità per sincerità, ha anche rivelato che nella famosa esibizione di Woodstock era sotto l'effetto della mescalina. Ma non sembra che abbia guastato il suo concerto...
"No, per assurdo fu qualcosa di molto solido, e ora ne ho le prove tangibili. Successe perché credevo che avrei suonato molte ore dopo, e che l'effetto sarebbe svanito. Ma ci fu comunque qualcosa di magico. Sembra incredibile a pensarci oggi ma in quel momento, soprattutto nella East Coast, eravamo praticamente sconosciuti. Il nostro primo disco doveva ancora uscire. Ma da quel giorno cambiò tutto".
Come racconterebbe oggi il suo rapporto con la chitarra?
"È la mia luce, il linguaggio della mia luce, io ho la luce come chiunque altro, ma se non sei sconosciuto anche tu puoi creare miracoli, non solo il Papa o il Dalai Lama. Chiunque può farlo e più lo sai più puoi aiutare il pianeta a sopravvivere".
Come si fa a mantenere l'energia della musica dopo tanti anni?
"È facile perché adesso la gente è più consapevole della musica che eleva. La musica deve anche divertire, questo è fondamentale, ma allo stesso tempo può elevarci, tutti".
Qual è stata la prima vera lezione che ha imparato sulla musica?
"Fu quando mio padre, che suonava il violino, mi portò in una radura dietro casa, mi fece sedere, tirò fuori lo strumento e cominciò a suonare, finché un uccello si posò sul ramo di un albero che era lì accanto e si mise a fissare mio padre. Poi cominciò a cantare. Per un po' dialogarono e io ero sbalordito. Alla fine mio padre mi disse: "Capisci? Quello che ho fatto ora con quell'uccello, tu lo puoi fare con la gente". Non l'ho mai dimenticato".