Francesco De Gregori, torna con un best of fuori dal comune: "È il suono di oggi"
Luigi Bolognini, <em class="author">LUIGI BOLOGNINI</em>Intitolato "Vivavoce", raccoglie i grandi brani che hanno fatto la sua carriera, come "La donna cannone" e "Titanic" ma anche canzoni minori. Con un omaggio all'amico Lucio Dalla. "Le canzoni non sono cose da museo. La musica deve sempre essere reinterpretata. È un'esigenza artistica, come quella di un pittore che rifà lo stesso quadro con qualche variazione"
Per dirla con una sua vecchia canzone, Francesco De Gregori è al momento più in levare che in battere. Basta ascoltare il suo nuovo disco, Vivavoce, che esce oggi, 11 novembre, e che solo in apparenza è un best of che accosta La donna cannone e Titanic a brani minori ("ma io non riesco a chiamarli così") come Un guanto e Il panorama di Betlemme. Perché tutto è stato riarrangiato, a volte stravolgendo, a volte solo rimaneggiando, ma sempre con uno stile minimalista: "È il suono di oggi, sono versioni venute quasi da sole, mi sono rinchiuso in studio coi miei collaboratori e abbiamo iniziato a strimpellare un po' come ci veniva al momento".
In realtà i cambiamenti di sonorità non sono certo una notizia nel 63enne cantautore romano, che spesso dal vivo ha cambiato parecchio le sue canzoni, e anzi proprio con queste reinterpretazioni ha giustificato i tanti - per qualcuno troppi - live che ha pubblicato in …
In realtà i cambiamenti di sonorità non sono certo una notizia nel 63enne cantautore romano, che spesso dal vivo ha cambiato parecchio le sue canzoni, e anzi proprio con queste reinterpretazioni ha giustificato i tanti - per qualcuno troppi - live che ha pubblicato in …
Per dirla con una sua vecchia canzone, Francesco De Gregori è al momento più in levare che in battere. Basta ascoltare il suo nuovo disco, Vivavoce, che esce oggi, 11 novembre, e che solo in apparenza è un best of che accosta La donna cannone e Titanic a brani minori ("ma io non riesco a chiamarli così") come Un guanto e Il panorama di Betlemme. Perché tutto è stato riarrangiato, a volte stravolgendo, a volte solo rimaneggiando, ma sempre con uno stile minimalista: "È il suono di oggi, sono versioni venute quasi da sole, mi sono rinchiuso in studio coi miei collaboratori e abbiamo iniziato a strimpellare un po' come ci veniva al momento".
In realtà i cambiamenti di sonorità non sono certo una notizia nel 63enne cantautore romano, che spesso dal vivo ha cambiato parecchio le sue canzoni, e anzi proprio con queste reinterpretazioni ha giustificato i tanti - per qualcuno troppi - live che ha pubblicato in passato. "Ma dal vivo è diverso, una canzone la cambi anche completamente ma poi il discorso finisce lì. Farle su disco è un altro discorso, alcuni brani mi erano venuti così bene in originale che mi sembrava quasi offensivo inciderli in modo diverso". ma alla fine ha prevalso in discorso artistico: "Le canzoni non sono cose da museo, che come le fai restano. Di un film si può fare un remake, ma la musica può e deve sempre essere reinterpretata. È stata un'esigenza artistica insomma, come quella di un pittore che si sveglia e rifà lo stesso quadro con qualche variazione".
Le curiosità non mancano, in queste 28 canzoni. Come Buonanotte fiorellino, che è sia in versione classica che "dylaniana". Curioso, perché già in origine era ispirata a un brano di Dylan, Winterlude: qui invece diventa Fiorellino 12&35, e di Rainy day #12.35 ha lo stesso ritmo. O La donna cannone asciugata da Nicola Piovani. O Generale resa meno marziale, "più domestica". Oppure Santa Lucia, che nel finale cita Com'è profondo il mare, "omaggio a un amico come Dalla e alla sua canzone che amo di più. Inutile dire quanto mi manchi Lucio, la cosa più terribile è che non potremo fare il terzo tour assieme dopo quelli del 1979 e del 2010". Poi Alice, che è già in circolazione nella versione duetto con Ligabue, "un incontro naturale, spero sia libero a marzo per i concerti del 20 a Roma e del 23 a Milano, così ci inventeremo qualcosa. La prima volta che l'ho visto, 15 anni fa, mi ha abbracciato e lì le mie quotazioni presso i figli sono schizzate in alto". Cavolo, un De Gregori che ride e scherza. Il grande schivo non c'è più? "Forse non c'è mai stato". O forse si è solo scelto modelli schivi. Di Dylan si è detto, "e adesso sto pensando a un disco tutto di sue traduzioni, non delle hit ma di brani meno noti, ma non so neanche se poi lo pubblicherò".
L'altro è ovviamente Leonard Cohen, del quale in Vivavoce spicca la sua versione italiana di The Future: "Come in Bob, neanche in lui trovo un solo granello di falsità". Unico momento in cui si rabbuia è quando gli si chiede qualcosa sulla politica: "Non è il momento di parlarne. Ho le mie idee e sono note, ma ora direi due frasi banalotte, e la politica non va banalizzata. Il mondo è pieno di gente dello spettacolo che in cinque minuti ti dice tutto quel che pensa sul mondo. Se volete un parere, andate da uno di loro. Io posso solo dire che ormai in Italia la politica è fare bene in proprio mestiere. Quanto al futuro di questo Paese non ne ho la minima idea, non sono uno sciamano. Dico solo che il futuro è un dovere, se ci rendiamo conto che è questione di diritti e doveri allora questo Paese un futuro ce l'avrà".
Certo il presente non lo fa impazzire, quantomeno musicalmente: "Non mi permetto di giudicare i giovani autori di oggi, sarei arrogante. Certo, di musica brutta ce n'è tanta in giro". Però ci sono anche tanti nuovi cantautori, i rapper. Così almeno aveva detto tempo fa. Adesso fa un passo indietro: "È vero, raccontano i tempi di oggi. Ma noi cantautori storici eravamo più accattivanti, avevamo parole diverse, più accattivanti, piene di rimandi colti. Ai tempi mi ispiravo alla cultura liceale, e me lo dicevano come un'accusa, adesso certe cose sono sparite del tutto".
In realtà i cambiamenti di sonorità non sono certo una notizia nel 63enne cantautore romano, che spesso dal vivo ha cambiato parecchio le sue canzoni, e anzi proprio con queste reinterpretazioni ha giustificato i tanti - per qualcuno troppi - live che ha pubblicato in passato. "Ma dal vivo è diverso, una canzone la cambi anche completamente ma poi il discorso finisce lì. Farle su disco è un altro discorso, alcuni brani mi erano venuti così bene in originale che mi sembrava quasi offensivo inciderli in modo diverso". ma alla fine ha prevalso in discorso artistico: "Le canzoni non sono cose da museo, che come le fai restano. Di un film si può fare un remake, ma la musica può e deve sempre essere reinterpretata. È stata un'esigenza artistica insomma, come quella di un pittore che si sveglia e rifà lo stesso quadro con qualche variazione".
Le curiosità non mancano, in queste 28 canzoni. Come Buonanotte fiorellino, che è sia in versione classica che "dylaniana". Curioso, perché già in origine era ispirata a un brano di Dylan, Winterlude: qui invece diventa Fiorellino 12&35, e di Rainy day #12.35 ha lo stesso ritmo. O La donna cannone asciugata da Nicola Piovani. O Generale resa meno marziale, "più domestica". Oppure Santa Lucia, che nel finale cita Com'è profondo il mare, "omaggio a un amico come Dalla e alla sua canzone che amo di più. Inutile dire quanto mi manchi Lucio, la cosa più terribile è che non potremo fare il terzo tour assieme dopo quelli del 1979 e del 2010". Poi Alice, che è già in circolazione nella versione duetto con Ligabue, "un incontro naturale, spero sia libero a marzo per i concerti del 20 a Roma e del 23 a Milano, così ci inventeremo qualcosa. La prima volta che l'ho visto, 15 anni fa, mi ha abbracciato e lì le mie quotazioni presso i figli sono schizzate in alto". Cavolo, un De Gregori che ride e scherza. Il grande schivo non c'è più? "Forse non c'è mai stato". O forse si è solo scelto modelli schivi. Di Dylan si è detto, "e adesso sto pensando a un disco tutto di sue traduzioni, non delle hit ma di brani meno noti, ma non so neanche se poi lo pubblicherò".
L'altro è ovviamente Leonard Cohen, del quale in Vivavoce spicca la sua versione italiana di The Future: "Come in Bob, neanche in lui trovo un solo granello di falsità". Unico momento in cui si rabbuia è quando gli si chiede qualcosa sulla politica: "Non è il momento di parlarne. Ho le mie idee e sono note, ma ora direi due frasi banalotte, e la politica non va banalizzata. Il mondo è pieno di gente dello spettacolo che in cinque minuti ti dice tutto quel che pensa sul mondo. Se volete un parere, andate da uno di loro. Io posso solo dire che ormai in Italia la politica è fare bene in proprio mestiere. Quanto al futuro di questo Paese non ne ho la minima idea, non sono uno sciamano. Dico solo che il futuro è un dovere, se ci rendiamo conto che è questione di diritti e doveri allora questo Paese un futuro ce l'avrà".
Certo il presente non lo fa impazzire, quantomeno musicalmente: "Non mi permetto di giudicare i giovani autori di oggi, sarei arrogante. Certo, di musica brutta ce n'è tanta in giro". Però ci sono anche tanti nuovi cantautori, i rapper. Così almeno aveva detto tempo fa. Adesso fa un passo indietro: "È vero, raccontano i tempi di oggi. Ma noi cantautori storici eravamo più accattivanti, avevamo parole diverse, più accattivanti, piene di rimandi colti. Ai tempi mi ispiravo alla cultura liceale, e me lo dicevano come un'accusa, adesso certe cose sono sparite del tutto".