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MUSICA

Vini e vinili, alcol e rock: quando la musica fa buon sangue

Due libri raccontano, attraverso storie, suggestioni e aneddoti, tutte le connessioni tra enologia, gastronomia e dischi: "Spesso le aree cerebrali interessate ai due fenomeni sono interconnesse". I gusti e i segreti di Rolling Stones, Lucio Battisti, Frank Sinatra e tanti altri

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Accosti due parole, rock e alcol, e quello che ne viene fuori è una collisione. Centinaia di frammenti, la microstoria di un vizio. Che ha una sua Santa Trinità: Jim Morrison ai tavolini di Parigi, John Bonham perennemente pronto alla rissa, Keith Moon che scola birre come se non ci fosse un domani. Che ha le sue madonne, da Janis Joplin a Amy Winehouse. E ha i suoi sopravvissuti, a partire da quell'enigma per la scienza rappresentato da Keith Richards e dalla sua capacità di reggere l'alcol. Ma non c'è solo l'ebbra disperazione del maudit di turno. Anzi. Rock e alcol possono anche essere un binomio paradossalmente sobrio: l'accesso a una dimensione fatta di ascolti approfonditi, magari in vinile, mentre si gusta un buon vino. Il primo passo verso una sana e consapevole Gast-Rock-Nomia.
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E si chiamano proprio Vini e vinili e GastRocknomia, le ultime due pubblicazioni di Arcana, la casa editrice che da decenni conduce gli appassionati italiani di rock alla scoperta dell'aneddoto perduto sui propri idoli. E l'idea di mettere insieme gastronomia e rock? "Che l'ascolto e la degustazione siano attività imparentate e interconnesse è ormai la scienza a dircelo: spesso le aree cerebrali interessate ai due fenomeni sono sovrapponibili, quando non le medesime", dice a Repubblica.it Vincenzo Martorella, direttore editoriale di Arcana. E poi c'è da fare i conti con un trend dominante: "L'inarrestabile diffusione mediatica della cultura enogastronomica, poi, ha fatto sì che critici musicali e chef si mettessero a studiare rispecchiamenti e relazioni estetico-gustative: è il caso del celeberrimo Joe Bastianich il quale, smessi temporaneamente i panni di giudice inflessibile, ha inventato una formidabile cena a base di piatti abbinati ai Led Zeppelin". E lo stesso Martorella, da tempo, studia i meccanismi dell'abbinamento musica-vino.
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Vini e vinili: oltre duecento pagine di suggestioni. Tra piccole aziende che producono vini pregiati e canzoni più o meno celebri, scelte con cura nello sconfinato catalogo di sessant'anni di rock. Musica d'autore per vini d'autore. Per ogni artista, un abbinamento e la scelta di un territorio. Trentatré canzoni per trentatré vini. E le note di Johnny Cash, Bob Dylan, Joni Mitchell si sovrappongono alle lande piemontesi o alla secca terra siciliana. Quasi un invito al viaggio, dove, per l'appunto, si cerca di stimolare le zone emotive che compongono le oscillazioni del gusto di ciascuno. Ed è lo stesso autore, Maurizio Pratelli, a spiegarci i motivi che sottendono le scelte effettuate. "Questo libro è nato qualche tempo fa in una notte di molte canzoni e di troppi bicchieri". E non si tratta di "una classifica". Ma di un modo per restituire "emozioni che andavano fissate". Emozioni personali: perché non si aspetta altro di ricevere feedback. Quella di Tom Waits è una musica da Barolo? E quella di Antony and the Johnson è da gustare con un calice di Amarone? E via dicendo. Fino al consiglio finale: "Non abusate né del vino né del rock: non abbiate fretta. Qui tutto va consumato lentamente".

Il viaggio proposto da John Martyn da Gast(Rock)Nomia è invece di tipo immateriale: un percorso tra storie di cucina e rock 'n' roll. Ma non solo: si parte dal rapporto tra Mozart e la maionese fino ad arrivare alla "telecucina d'autore, passando per la sconfinata passione di Frank Sinatra per il pesto e per una serie di "canzoni d'asporto". Aneddoti a non finire. Come quello che lega la nascita di uno dei primi "urli" rock, quell'"A-wop-bop-a-loo-ba-a-lop-bam-boom", a una cucina? Leggiamo: "Non ancora famoso, Little Richard faceva il lavapiatti in casa sua per conto terzi. Il suo antipaticissimo boss gli portava tonnellate di stoviglie da lavare e lui, per dodici ore al giorno e dieci dollari a settimana, lavava e asciugava. Un giorno però si ruppe le scatole di quella vitaccia e, siccome era già un buon musicista, decise di cambiare registro. Al ché, quando gli presentarono l'ennesima pila di piatti, si fece coraggio e urlò minaccioso: A-wop-bop-a-loo-ba-a-lop-bam-boom. Take'em out!". Che più o meno significa: "Porta quei maledetti piatti fuori da casa mia!".

Poi numerose interviste, tra cui quella a Roby Matano, storico collaboratore di Battisti. Che racconta il rapporto di Lucio con il cibo. Gusti semplici "Quindi: spaghetti, amatriciana e carbonara. Se andavamo in Liguria imperava il pesto e, per quanto riguarda le cose raffinate, non gliene fregava niente a nessuno. C'era solo la differenza che a me non piacevano i dolci e a Lucio sì". Poi le fughe in Italia dei Rolling Stones durante le registrazioni francesi di Exile on Main Street. Le racconta lo stesso Keith Richards: "Ci piaceva il modo in cui gli italiani friggevano le uova e ci piaceva il pane. E se capitava di imbatterci nei pescatori all'ora giusta, compravamo direttamente i dentici rossi dalle loro barche e li portavamo a casa per il pranzo". Infine, non mancano suggerimenti per dei menù musicali, con la lista di centinai di canzoni che nella storia della canzone italiana sono stati dedicati ad antipasti, primi piatti, secondi o dessert. Non resta che leggere, ascoltare e iniziare a preparare la cena.