Zaz, un nome che fa rima con jazz: la star che canta quant'è dolce Parigi
Laura Putti, <em class="author">LAURA PUTTI</em>È arrivata nella capitale francese da Tours, ha squattato e cantato nel metro, poi un annuncio fortunato. In quattro anni tre milioni di euro, migliaia di visualizzazioni su YouTube. E la sua voce per celebrare "Paris", che "sera toujours Paris"
PARIGI - La giovane cantante arrivata a Parigi dalla piccola Tours, in Borgogna, è diventata una star. E non da oggi, mentre esce il suo terzo disco. Il successo le è scoppiato in mano sin dal primo album, quattro anni fa. Portava il suo nome, Zaz e conteneva la canzone che ha fatto da traino (quasi un milione di copie vendute nel mondo), quella Je veux nel cui video si vedeva una ragazza senza trucco - aveva 30 anni, allora - cantare di non volere "una suite al Ritz, gioielli di Chanel, una limousine, la Tour Eiffel", ma di volere "l'amore, la gioia, il buonumore". "È facile essere sempre arrabbiati" dice Zaz, seduta in un caffè del trendissimo ventesimo arrondissement. "Meno facile è sorridere. Io sorrido perché ho avuto la fortuna, grazie alla mia forza e alla mia sensibilità, di restare viva". E di avere guadagnato quasi tre milioni di euro in quattro anni.
"Ho lavorato sodo. Non ho mai s…
"Ho lavorato sodo. Non ho mai s…
PARIGI - La giovane cantante arrivata a Parigi dalla piccola Tours, in Borgogna, è diventata una star. E non da oggi, mentre esce il suo terzo disco. Il successo le è scoppiato in mano sin dal primo album, quattro anni fa. Portava il suo nome, Zaz e conteneva la canzone che ha fatto da traino (quasi un milione di copie vendute nel mondo), quella Je veux nel cui video si vedeva una ragazza senza trucco - aveva 30 anni, allora - cantare di non volere "una suite al Ritz, gioielli di Chanel, una limousine, la Tour Eiffel", ma di volere "l'amore, la gioia, il buonumore". "È facile essere sempre arrabbiati" dice Zaz, seduta in un caffè del trendissimo ventesimo arrondissement. "Meno facile è sorridere. Io sorrido perché ho avuto la fortuna, grazie alla mia forza e alla mia sensibilità, di restare viva". E di avere guadagnato quasi tre milioni di euro in quattro anni.
"Ho lavorato sodo. Non ho mai smesso di cantare, sono stati anni di tournée infinita e non solo in Francia". Il film dei suoi concerti, in uscita a marzo, è stato girato in diciassette paesi del mondo: quando Zaz prepara un tour è una delle poche cantanti francesi a pensarlo anche per palcoscenici europei e sudamericani. Il nuovo disco, uscito il 7 novembre, si intitola Paris e non le sarà difficile esportarlo. Tre canzoni prodotte da Quincy Jones, e una, J'aime Paris au mois de mai di Charles Aznavour, cantata con il mitico autore, il disco allinea tredici standard francesi. La voce ruvida e jazz di Zaz avrà avuto il pregio di farci ascoltare uno via l'altro - da Paris sera toujours Paris di Chevalier, Piaf, Montand, Greco fino a J'ai deux amours di Joséphine Baker - canzoni indimenticabili in versione moderna. Ma mai tragressiva. "Durante i concerti all'estero mi chiedono spesso queste canzoni. Il disco è un omaggio alla città che mi ha accolta. È come se le stia restituendo quello che mi ha dato" dice Zaz che a Parigi è arrivata nel 2006, e che a Parigi ha squattato, cantato nel metro, poi risposto a un annuncio che diceva: cercasi voce "cassée" e un po' rock. "Voce rotta e rock: ero io! Sono entrata in studio e ho fatto un disco senza casa discografica. Avevo otto mesi d'affitto arretrato. Ho avuto coraggio".
Tra i titoli di Paris Quincy Jones ha prodotto Paris sera toujours Paris, I love Paris e la canzone di Aznavour. Ma ci sono anche le più recenti Champs Elysées di Dassin e Paris canaille di Ferrè; la classica A Paris e La complainte de la butte scritta da Jean Renoir per il suo film French Cancan. "Fare una scelta è stato difficile" dice Zaz. "Ho lasciato fuori meraviglie come Le prenom de Paris di Jacques Brel".
Tanta popolarità porta anche critiche. Il settimanale Les Inrockuptibles l'ha accusata di non avere preso parte al dibattito sugli "intermittenti dello spettacolo" minacciati di perdere le sovvenzioni. Le critiche non la fermano. "Non ho voglia si sentirmi colpevole perché guadagno del denaro" dice, "mi piace dormire in un bell'albergo ogni tanto, non credo che il comfort crei dipendenza. Conosco il valore delle cose e gli amici di sempre, quelli che quando serve mi dicono: ma che cosa stai facendo? Mi piacerebbe in futuro creare una fondazione non accademica - penso alla Montessori - per dare i mezzi per imparare anche ai non allineati, a chi non corrisponda alle valutazioni di mercato". Ribelle, autodidatta e senza "pezzi di carta" - neanche la licenza media superiore - Zaz conosce il problema.
"Ho lavorato sodo. Non ho mai smesso di cantare, sono stati anni di tournée infinita e non solo in Francia". Il film dei suoi concerti, in uscita a marzo, è stato girato in diciassette paesi del mondo: quando Zaz prepara un tour è una delle poche cantanti francesi a pensarlo anche per palcoscenici europei e sudamericani. Il nuovo disco, uscito il 7 novembre, si intitola Paris e non le sarà difficile esportarlo. Tre canzoni prodotte da Quincy Jones, e una, J'aime Paris au mois de mai di Charles Aznavour, cantata con il mitico autore, il disco allinea tredici standard francesi. La voce ruvida e jazz di Zaz avrà avuto il pregio di farci ascoltare uno via l'altro - da Paris sera toujours Paris di Chevalier, Piaf, Montand, Greco fino a J'ai deux amours di Joséphine Baker - canzoni indimenticabili in versione moderna. Ma mai tragressiva. "Durante i concerti all'estero mi chiedono spesso queste canzoni. Il disco è un omaggio alla città che mi ha accolta. È come se le stia restituendo quello che mi ha dato" dice Zaz che a Parigi è arrivata nel 2006, e che a Parigi ha squattato, cantato nel metro, poi risposto a un annuncio che diceva: cercasi voce "cassée" e un po' rock. "Voce rotta e rock: ero io! Sono entrata in studio e ho fatto un disco senza casa discografica. Avevo otto mesi d'affitto arretrato. Ho avuto coraggio".
Tra i titoli di Paris Quincy Jones ha prodotto Paris sera toujours Paris, I love Paris e la canzone di Aznavour. Ma ci sono anche le più recenti Champs Elysées di Dassin e Paris canaille di Ferrè; la classica A Paris e La complainte de la butte scritta da Jean Renoir per il suo film French Cancan. "Fare una scelta è stato difficile" dice Zaz. "Ho lasciato fuori meraviglie come Le prenom de Paris di Jacques Brel".
Tanta popolarità porta anche critiche. Il settimanale Les Inrockuptibles l'ha accusata di non avere preso parte al dibattito sugli "intermittenti dello spettacolo" minacciati di perdere le sovvenzioni. Le critiche non la fermano. "Non ho voglia si sentirmi colpevole perché guadagno del denaro" dice, "mi piace dormire in un bell'albergo ogni tanto, non credo che il comfort crei dipendenza. Conosco il valore delle cose e gli amici di sempre, quelli che quando serve mi dicono: ma che cosa stai facendo? Mi piacerebbe in futuro creare una fondazione non accademica - penso alla Montessori - per dare i mezzi per imparare anche ai non allineati, a chi non corrisponda alle valutazioni di mercato". Ribelle, autodidatta e senza "pezzi di carta" - neanche la licenza media superiore - Zaz conosce il problema.