"Zero", tutta l'arte di un cantautore in mostra
<em class="author">ANDREA SILENZI<br /></em>Apre i battenti a Roma una ampia retrospettiva dedicata alla carriera dell'artista romano: in sei sale quantant'anni di costumi, canzoni, immagini e cimeli
ROMA - Ai tempi del Piper, verso la fine degli anni Sessanta, sembrava un marziano. Lo guardavano strano in parecchi: i reduci del beat, i primi hippies, i modaioli, gli impegnati. Tra zatteroni e vestiti luccicanti, Renato Zero era un "caso". Non si era ancora visto niente che gli somigliasse. Nelle sue canzoni non c'era politica ma molta provocazione. C'è voluto un po' per capire il coraggio e la lucidità di questo artista che ha usato il travestimento e l'ambiguità per raccontare un mondo libero dai pregiudizi, un po' romantico e un po' pasoliniano, pieno di sogni e sentimenti, dove l'unico obiettivo era riuscire a essere se stessi. Fino in fondo. Un immaginario simile, per certi versi, a quello che David Bowie trasformò in un fenomeno mondiale ai tempi del glam rock e di Ziggy Stardust. In quarant'anni di carriera, Renato Zero non ha mai rinnegato se stesso. E ha creato una comunità di fedelissimi che lui ha sempre accolto come farebbe …
ROMA - Ai tempi del Piper, verso la fine degli anni Sessanta, sembrava un marziano. Lo guardavano strano in parecchi: i reduci del beat, i primi hippies, i modaioli, gli impegnati. Tra zatteroni e vestiti luccicanti, Renato Zero era un "caso". Non si era ancora visto niente che gli somigliasse. Nelle sue canzoni non c'era politica ma molta provocazione. C'è voluto un po' per capire il coraggio e la lucidità di questo artista che ha usato il travestimento e l'ambiguità per raccontare un mondo libero dai pregiudizi, un po' romantico e un po' pasoliniano, pieno di sogni e sentimenti, dove l'unico obiettivo era riuscire a essere se stessi. Fino in fondo. Un immaginario simile, per certi versi, a quello che David Bowie trasformò in un fenomeno mondiale ai tempi del glam rock e di Ziggy Stardust. In quarant'anni di carriera, Renato Zero non ha mai rinnegato se stesso. E ha creato una comunità di fedelissimi che lui ha sempre accolto come farebbe uno di famiglia. Lui che ha sempre regalato forza, non certezze, ma che è rimasto vicino a tutti.
Proprio in omaggio alla sua gente, ai suoi "sorcini", il 18 dicembre (e fino al 22 marzo) apre i battenti a La Pelanda, nel cuore di Testaccio a Roma, una grande restrospettiva dedicata all'artista. Zero, la mostra allestita in collaborazione con il MACRO, è stata allestita in sei ambienti ad alta tecnologia e contiene documenti inediti, suoni, immagini, musica, costumi, cimeli e altro ancora. Un percorso multimediale che consente di ripercorrere il lungo percorso artistico del musicista romano: la vta e l'arte e le sue tante trasformazioni, le invenzioni e i successi, le sfide e i momenti bui. Tutta quella "Zerofollia" che ha messo insieme generazioni e che non muore.
"Irraggiungibile dalle definizioni - si legge nella presentazione della mostra - fotografo spietato del reale da 4 decenni, scandaloso e mistico, uno, nessuno e centomila, meravigliosamente imperfetto, si è spinto coloratissimo e nudo lungo i marciapiedi stanchi e nei giardini che nessuno sa per celebrare il cielo degli ultimi e implorarne il riscatto. Questa mostra vuole leggerne le sue mille anime e i suoi segreti attraverso un viaggio del tempo e del cuore, per andare con le sue canzoni oltre le sue canzoni, e riconoscergli il ruolo di testimone assoluto del nostro tempo, oltre che il podio di artista irripetibile e universale".
Legato alla mostra c'è anche il concorso Zero in letteratura - percorsi poetici e sociali di Renato Zero. Grazie a questo progetto, i ragazzi delle scuole superiori di Roma e provincia potranno analizzare, fino al 31 gennaio, i testidi alcuni suoi brani attraverso commenti, disegni o elaborazioni informatiche. Il vincitore e l'istituto di appartenenza riceveranno dalle mani dello stesso artista due premi da 1000 euro ciascuno.
Proprio in omaggio alla sua gente, ai suoi "sorcini", il 18 dicembre (e fino al 22 marzo) apre i battenti a La Pelanda, nel cuore di Testaccio a Roma, una grande restrospettiva dedicata all'artista. Zero, la mostra allestita in collaborazione con il MACRO, è stata allestita in sei ambienti ad alta tecnologia e contiene documenti inediti, suoni, immagini, musica, costumi, cimeli e altro ancora. Un percorso multimediale che consente di ripercorrere il lungo percorso artistico del musicista romano: la vta e l'arte e le sue tante trasformazioni, le invenzioni e i successi, le sfide e i momenti bui. Tutta quella "Zerofollia" che ha messo insieme generazioni e che non muore.
"Irraggiungibile dalle definizioni - si legge nella presentazione della mostra - fotografo spietato del reale da 4 decenni, scandaloso e mistico, uno, nessuno e centomila, meravigliosamente imperfetto, si è spinto coloratissimo e nudo lungo i marciapiedi stanchi e nei giardini che nessuno sa per celebrare il cielo degli ultimi e implorarne il riscatto. Questa mostra vuole leggerne le sue mille anime e i suoi segreti attraverso un viaggio del tempo e del cuore, per andare con le sue canzoni oltre le sue canzoni, e riconoscergli il ruolo di testimone assoluto del nostro tempo, oltre che il podio di artista irripetibile e universale".
Legato alla mostra c'è anche il concorso Zero in letteratura - percorsi poetici e sociali di Renato Zero. Grazie a questo progetto, i ragazzi delle scuole superiori di Roma e provincia potranno analizzare, fino al 31 gennaio, i testidi alcuni suoi brani attraverso commenti, disegni o elaborazioni informatiche. Il vincitore e l'istituto di appartenenza riceveranno dalle mani dello stesso artista due premi da 1000 euro ciascuno.