Teho Teardo, dal teatro a Man Ray, il suono della musica è un mondo visivo
Paolo Russo, <em class="author">PAOLO RUSSO</em>Tra i mille impegni (un disco, "Ballyturk", con il drammaturgo Enda Walsh e la partecipazione di Cillian Murphy e Mikel Murfi e l'ormai consolidata collaborazione con Blixa Bargeld degli Einstürzende Neubauten) il compositore Teardo ha trovato il tempo per "suonare" le immagini del maestro Man Ray
"A ripensarci quasi trent'anni dopo, ricordo che il mio primo gruppo si chiamava Rayogrammi (nome dato dal fotografo, pittore e regista statunitense Man Ray a una sua tecnica fotografica a contatto, ndr). Non ricordo bene, ma mi piace pensare che suonassimo un qualche tipo di punk. Il nome nasceva dalla mia adorazione per Man Ray, che avevo scoperto verso i sedici anni su un manuale storia dell'arte". Siccome il primo amore non si scorda mai, questa legge di natura vale anche per l'iperattivo Teho Teardo. Felice come un bambino d'aver trovato, fra Ballyturk, il disco appena uscito, i cantieri aperti con Blixa Bargeld degli Einstürzende Neubauten e i 150 aerei l'anno che la musica oggi gl'impone, il tempo per dire di sì agli organizzatori della mostra di Villa Manin sull'eretico genio dada (in programma fino all'11 gennaio 2015). Che l'hanno invitato, il 6 e 7 dicembre, a disegnare, nei sontuosi saloni ducali di Passariano di Cordroipo, la propria musica sui tre m…
"A ripensarci quasi trent'anni dopo, ricordo che il mio primo gruppo si chiamava Rayogrammi (nome dato dal fotografo, pittore e regista statunitense Man Ray a una sua tecnica fotografica a contatto, ndr). Non ricordo bene, ma mi piace pensare che suonassimo un qualche tipo di punk. Il nome nasceva dalla mia adorazione per Man Ray, che avevo scoperto verso i sedici anni su un manuale storia dell'arte". Siccome il primo amore non si scorda mai, questa legge di natura vale anche per l'iperattivo Teho Teardo. Felice come un bambino d'aver trovato, fra Ballyturk, il disco appena uscito, i cantieri aperti con Blixa Bargeld degli Einstürzende Neubauten e i 150 aerei l'anno che la musica oggi gl'impone, il tempo per dire di sì agli organizzatori della mostra di Villa Manin sull'eretico genio dada (in programma fino all'11 gennaio 2015). Che l'hanno invitato, il 6 e 7 dicembre, a disegnare, nei sontuosi saloni ducali di Passariano di Cordroipo, la propria musica sui tre muti realizzati da quel maestro che ha ridefinito il Novecento.
"Man Ray è stato il primo vero racconto dell'Europa novecentesca, letta però da un americano che, come tanti altri negli anni Venti-Trenta, scelse Parigi. Un'Europa ancora capace di un lucido dissenso critico sulla società, che mi piace vedere simile a quello di Pasolini. Un'Europa poi cancellata dalle dittature e dalla guerra, alla quale guardo con un fortissimo senso di perdita, di vuoto: un'Europa come si vede in Germania anno zero di Rossellini". Un progetto che sintetizza benissimo la febbre di Teardo per avanguardie e ricerca. Un frontaliero delle musiche che pare ora espandersi verso nuove prospettive, oltre alle già note riletture della forma canzone e colonne sonore. Siamo all'alba di un nuovo percorso per l'alacre Teardo? Negli archivi del secolo scorso il materiale di certo non manca. Intanto, dopo Villa Manin, a gran richiesta Man Ray-Teardo replicano: il 6 febbraio al Museo del Cinema di Torino, il 7 al MAXXI di Roma (il 28 dicembre intanto è a Modica in duo standard con la violoncellista Marina Bertoni).
Mi scrisse Enda Walsh, lo mandava Steve McQueen. Per quanto amato, non c'è solo Man Ray nelle terre di Teardo. Fra luglio e settembre ha lanciato fra gli osanna della critica al Festival internazionale di Galway - e poi a Londra - la colonna sonora di Ballyturk, il nuovo spettacolo teatrale omonimo di Enda Walsh, fra i maggiori drammaturghi e sceneggiatori di cinema inglesi (con Steve McQueen ha firmato quella di Hunger, 2008, primo lungo di successo dell'artista che ha diretto 12 anni schiavo). Mentre, fra una tappa e l'altra del tour europeo con Blixa Bargeld degli Einstürzende Neubauten, ("abbiamo un sacco di idee pronte, in febbraio ci vedremo a Berlino, potrebbe magari uscirne qualcosa"), ha trovato il modo di tornare in studio per il disco della colonna sonora uscito a fine novembre.
"Enda aveva comperato il mio Music for Wildermann e da quanto gli era piaciuto, a furia di sentirlo, ne ha fatto la letterale ispirazione del suo copione. Mi ha scritto via mail dicendomi 'la tua musica è stata l'innesco di Ballyturk, sarebbe fondamentale che ora tu ne scrivessi la colonna sonora'. Era novembre del 2013, una settimana dopo ero a Londra: dall'incontro, oltre che uno splendido rapporto di lavoro, è nata anche una bellissima amicizia. Dopo che gli mandai la musica, mi scrisse che i suoi personaggi erano andati molto più avanti nei loro caratteri: la musica, in questo caso, ha letteralmente fatto lo spettacolo. Ballyturk è un luogo di fantasia in Irlanda, sia Walsh che i due attori sono irlandesi, in cui si trova una stanza chiusa con i personaggi. Nulla pare succedere, e fin lì si ride a crepapelle, finché entra una mosca e quel microcosmo concentrazionario avvia un crescendo di tensione che si fa prima dramma e infine tragedia, al punto che ci vergogniamo di aver riso così tanto. Da una parte le conversazioni con Enda mi han portato dentro alla storia, dall'altra mi ha mostrato molti libri di foto: il risultato è un parlare per immagini e suoni, costruire il loro rapporto visivo puntando sulla capacità evocativa della musica che si realizza davanti ai tuoi occhi perché i suoni si vedono, eccome! Infine la durata: ho voluto farne una cosa concisa, un pensiero agli Stooges di Funhouse, e infatti dura i buoni vecchi 33 minuti d'una volta". Difficile non vedere l'ombra di Beckett che s'allunga su un simile testo: solo che qui, sfortunatamente per i due protagonisti, Godot purtroppo arriva.
Gruppo e cast, una vera all star. L'uomo voluto, fra gli altri, da Sorrentino (ben tre i film del Premio Oscar musicati da Teardo), Molaioli, Incerti, Salvatores, Vicari, Chiesa e Cupellini, non si dilunga sulla fatica che costa tenere in vita tutti i suoi progetti. Anche Ballyturk, conferma del talento di un affilato visionario dei suoni, è stato un impegno severo di viaggi, fatica, ricerca. Alleviata dalla sintonia con gli ospiti di prestigio assoluto che han partecipato: Nick Holland, violoncellista del Balanescu Quartet, Joe Lally, bassista dei Fugazi, Lori Goldstone, violoncello con i Nirvana. Mentre Martina Bertoni lo suona da tempo per Teardo, che nel disco, da quell'inesausto Cagliostro dei suoni che è, mette mano a una stupefacente quantità di chitarre e tastiere rare o almeno inusuali. Non è da meno, anzi, il cast a tre che porta in scena il testo di Walsh: il veterano Mikel Murfi, Cillian Murphy, prossimo ingaggio con Ron Howard, che ha in carnet film con Christopher Nolan (Il cavaliere oscuro e Inception), Danny Boyle (The Millionaire), Wes Craven (Red Eye), e Stephen Rea, infinite volte con Neil Jordan (per La moglie del soldato fu nominato all'Oscar come miglior attore), poi con i fratelli Wachowski, Altman, Mike Leigh e, in teatro, Sam Sheperd.
Londra, Europa, lontano dalle parrochiette. Se le cose sono andate bene anche l'ambiente ha avuto il suo peso: "Lavoro molto all'estero ormai e ogni volta, come di recente per due produzioni tv, una finlandese l'altra croato-svedese, noto che chi mi cerca lo fa sempre perché gli interessa ciò che faccio. All'estero prevale il merito e non solo le relazioni, qui si lavora insieme molto spesso se ci lega uno stesso cognome, lo stesso bar o lo stesso posto di vacanza. Ma così pure le idee restano le stesse. Anche per questo Londra, dove vado spesso per lavoro, è ormai casa mia: oltre a non esserci le parrocchiette, ci incontro molta gente curiosa che vuole rischiare e soprattutto maggior attenzione per la musica, ovvio frutto di una educazione diffusa che da noi manca quasi del tutto". Londra vuole anche dire atmosfere nordiche che alimentano testo e colonna sonora.
"La commozione, che mi suscitano anche quei paesaggi, è una cosa che mi interessa molto approfondire. Come lo spostamento emozionale che si crea quando metti a fuoco dentro o fuori di te un collegamento che non pensavi, sentivi di poter creare. Lo stesso capita con l'assenza, il desiderio di riavere qualcuno, la perdita, ch'è l'unità di misura dell'amore. Sono sempre in viaggio, la mia percezione è immersa in altri flussi migratori e cambia di continuo. Mi piace perciò muovermi in un costante chiaroscuro che si misura anche col vuoto, tema portante della mia musica, nella tensione fra assonanza e dissonanza, amore e mancanza. E per narrare la mancanza di una persona non è necessaria un'atmosfera triste, basta semplicemente lo sguardo di qualcuno".
"Man Ray è stato il primo vero racconto dell'Europa novecentesca, letta però da un americano che, come tanti altri negli anni Venti-Trenta, scelse Parigi. Un'Europa ancora capace di un lucido dissenso critico sulla società, che mi piace vedere simile a quello di Pasolini. Un'Europa poi cancellata dalle dittature e dalla guerra, alla quale guardo con un fortissimo senso di perdita, di vuoto: un'Europa come si vede in Germania anno zero di Rossellini". Un progetto che sintetizza benissimo la febbre di Teardo per avanguardie e ricerca. Un frontaliero delle musiche che pare ora espandersi verso nuove prospettive, oltre alle già note riletture della forma canzone e colonne sonore. Siamo all'alba di un nuovo percorso per l'alacre Teardo? Negli archivi del secolo scorso il materiale di certo non manca. Intanto, dopo Villa Manin, a gran richiesta Man Ray-Teardo replicano: il 6 febbraio al Museo del Cinema di Torino, il 7 al MAXXI di Roma (il 28 dicembre intanto è a Modica in duo standard con la violoncellista Marina Bertoni).
Mi scrisse Enda Walsh, lo mandava Steve McQueen. Per quanto amato, non c'è solo Man Ray nelle terre di Teardo. Fra luglio e settembre ha lanciato fra gli osanna della critica al Festival internazionale di Galway - e poi a Londra - la colonna sonora di Ballyturk, il nuovo spettacolo teatrale omonimo di Enda Walsh, fra i maggiori drammaturghi e sceneggiatori di cinema inglesi (con Steve McQueen ha firmato quella di Hunger, 2008, primo lungo di successo dell'artista che ha diretto 12 anni schiavo). Mentre, fra una tappa e l'altra del tour europeo con Blixa Bargeld degli Einstürzende Neubauten, ("abbiamo un sacco di idee pronte, in febbraio ci vedremo a Berlino, potrebbe magari uscirne qualcosa"), ha trovato il modo di tornare in studio per il disco della colonna sonora uscito a fine novembre.
"Enda aveva comperato il mio Music for Wildermann e da quanto gli era piaciuto, a furia di sentirlo, ne ha fatto la letterale ispirazione del suo copione. Mi ha scritto via mail dicendomi 'la tua musica è stata l'innesco di Ballyturk, sarebbe fondamentale che ora tu ne scrivessi la colonna sonora'. Era novembre del 2013, una settimana dopo ero a Londra: dall'incontro, oltre che uno splendido rapporto di lavoro, è nata anche una bellissima amicizia. Dopo che gli mandai la musica, mi scrisse che i suoi personaggi erano andati molto più avanti nei loro caratteri: la musica, in questo caso, ha letteralmente fatto lo spettacolo. Ballyturk è un luogo di fantasia in Irlanda, sia Walsh che i due attori sono irlandesi, in cui si trova una stanza chiusa con i personaggi. Nulla pare succedere, e fin lì si ride a crepapelle, finché entra una mosca e quel microcosmo concentrazionario avvia un crescendo di tensione che si fa prima dramma e infine tragedia, al punto che ci vergogniamo di aver riso così tanto. Da una parte le conversazioni con Enda mi han portato dentro alla storia, dall'altra mi ha mostrato molti libri di foto: il risultato è un parlare per immagini e suoni, costruire il loro rapporto visivo puntando sulla capacità evocativa della musica che si realizza davanti ai tuoi occhi perché i suoni si vedono, eccome! Infine la durata: ho voluto farne una cosa concisa, un pensiero agli Stooges di Funhouse, e infatti dura i buoni vecchi 33 minuti d'una volta". Difficile non vedere l'ombra di Beckett che s'allunga su un simile testo: solo che qui, sfortunatamente per i due protagonisti, Godot purtroppo arriva.
Gruppo e cast, una vera all star. L'uomo voluto, fra gli altri, da Sorrentino (ben tre i film del Premio Oscar musicati da Teardo), Molaioli, Incerti, Salvatores, Vicari, Chiesa e Cupellini, non si dilunga sulla fatica che costa tenere in vita tutti i suoi progetti. Anche Ballyturk, conferma del talento di un affilato visionario dei suoni, è stato un impegno severo di viaggi, fatica, ricerca. Alleviata dalla sintonia con gli ospiti di prestigio assoluto che han partecipato: Nick Holland, violoncellista del Balanescu Quartet, Joe Lally, bassista dei Fugazi, Lori Goldstone, violoncello con i Nirvana. Mentre Martina Bertoni lo suona da tempo per Teardo, che nel disco, da quell'inesausto Cagliostro dei suoni che è, mette mano a una stupefacente quantità di chitarre e tastiere rare o almeno inusuali. Non è da meno, anzi, il cast a tre che porta in scena il testo di Walsh: il veterano Mikel Murfi, Cillian Murphy, prossimo ingaggio con Ron Howard, che ha in carnet film con Christopher Nolan (Il cavaliere oscuro e Inception), Danny Boyle (The Millionaire), Wes Craven (Red Eye), e Stephen Rea, infinite volte con Neil Jordan (per La moglie del soldato fu nominato all'Oscar come miglior attore), poi con i fratelli Wachowski, Altman, Mike Leigh e, in teatro, Sam Sheperd.
Londra, Europa, lontano dalle parrochiette. Se le cose sono andate bene anche l'ambiente ha avuto il suo peso: "Lavoro molto all'estero ormai e ogni volta, come di recente per due produzioni tv, una finlandese l'altra croato-svedese, noto che chi mi cerca lo fa sempre perché gli interessa ciò che faccio. All'estero prevale il merito e non solo le relazioni, qui si lavora insieme molto spesso se ci lega uno stesso cognome, lo stesso bar o lo stesso posto di vacanza. Ma così pure le idee restano le stesse. Anche per questo Londra, dove vado spesso per lavoro, è ormai casa mia: oltre a non esserci le parrocchiette, ci incontro molta gente curiosa che vuole rischiare e soprattutto maggior attenzione per la musica, ovvio frutto di una educazione diffusa che da noi manca quasi del tutto". Londra vuole anche dire atmosfere nordiche che alimentano testo e colonna sonora.
"La commozione, che mi suscitano anche quei paesaggi, è una cosa che mi interessa molto approfondire. Come lo spostamento emozionale che si crea quando metti a fuoco dentro o fuori di te un collegamento che non pensavi, sentivi di poter creare. Lo stesso capita con l'assenza, il desiderio di riavere qualcuno, la perdita, ch'è l'unità di misura dell'amore. Sono sempre in viaggio, la mia percezione è immersa in altri flussi migratori e cambia di continuo. Mi piace perciò muovermi in un costante chiaroscuro che si misura anche col vuoto, tema portante della mia musica, nella tensione fra assonanza e dissonanza, amore e mancanza. E per narrare la mancanza di una persona non è necessaria un'atmosfera triste, basta semplicemente lo sguardo di qualcuno".