NON li ha scoraggiati il freddo, qualche goccia di pioggia, il traffico impazzito più del solito. Sono arrivati in migliaia in piazza Plebiscito, l'abbraccio potente di Napoli a Pino Daniele. Un doppio addio, oggi, per l'artista scomparso. Prima il saluto di Roma, con la cerimonia al santuario del Divino Amore, poi nella sua città. La piazza ha cominciato a riempirsi fin dalle prime ore del pomeriggio, la cerimonia alle 19. Striscioni, cartelli, "Napul'è a voce e' creature, ciao Pino", "Ciao scugnizzo, oggi Napoli è senza culure", qualcuno lo saluta con il Sutra del Loto, la sua foto e la scritta "Nam myoho renge kyo". Il maxischermo, l'altare fra la basilica Reale San Francesco di Paola e le statue equestri, sul sagrato. Nessuna orazione funebre da parte di autorità o artisti, nessuno spazio riservato per autorità o stampa, solo un'area per i parenti dell'artista, viste anche le condizioni di salute e l'età di alcuni di loro. Piazze chiuse, viabilità stravolta. Chi ha preso la funicolare dalla stazione centrale di piazza Fuga, al Vomero, ha sentito risuonare le note e le parole di Napul'è, diffusa dagli altoparlanti.
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Lunga e appassionata l'omelia del cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, che - continuamente interrotto dagli applausi - ha tracciato il ritratto di un grande artista e di un uomo schivo, dalla grande sensibilità, che con la musica e la sua poesia ha offerto al mondo l'immagine di una città che si tiene stretta la speranza, che ha voglia di riscatto, di cambiamento e non vuol essere solo giudicata e mortificata. La cerimonia si è conclusa intorno alle 20.40, con la benedizione e con un lunghissimo applauso mentre nella piazza risuonavano Napul'è e poi Tu dimmi quando, Voglio o' mare, la voce di Pino accompagnata da quella delle migliaia di persone in piazza, lacrime e cori. L'uscita del feretro dalla piazza è sulle note di Quanno chiove seguita da Je so' pazzo e altri brani celebri dell'artista. "Almeno 100mila persone", è la stima del sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, che ha partecipato al funerale, "è un'immagine che resterà scolpita nella storia di Napoli e non solo, un'emozione unica con le immagini dell'amore di Napoli per Pino che fanno il giro del mondo".
LE FOTO
I fratelli. Il feretro è arrivato alle 18.50. Ad accoglierlo un lungo applauso e cori di "Pino, Pino". Poi il silenzio, all'inizio della funzione religiosa. Sul palco i gonfaloni del Comune di Napoli e della Regione Campania, listati a lutto. "Ho fatto di tutto e l'ho portato a Napoli - dice uno dei fratelli di Pino Daniele, Salvatore, appena arrivato in piazza Plebiscito - non dormo da tre giorni, mi hanno fatto litigare con tutti, alla fine siamo qui". Mentre una delle sorelle, Patrizia, in lacrime, si dice favorevole all'autopsia, confermata stamattina. "Fanno bene a farla - commenta - forse si poteva andare prima in ospedale, questo sì, forse andava fatto". E poi ricorda: "Era il mio fratello più grande, ero tanto legata a lui. Cardiopatico come me. L'ultima volta ci sentiamo sentiti il 31 dicembre per gli auguri di fine anno. Mi ha detto di stare bene e di andare avanti".
Sepe: "Messaggero per il mondo intero". Il cardinale Sepe. Ha ricordato che Pino Daniele "con la sua arte, con la sua poesia, con la sua maestria ha dato un valore tutto particolare alla nostra città, alla nostra Italia, diventando messaggero per il mondo intero". Ha espresso "tristezza e dolore", "sentimenti che credo attraversino tutti noi napoletani, dai tanti che lo hanno conosciuto al paese intero". Ha citato la sua esibizione del 31 dicembre a Courmayeur, duranteil concerto in diretta su RaiUno, "qualche giono fa era ancora lì, ci ha fatto sentire la sua voce, ha dato il suo messaggio a tutti noi e generando quest'eucarestia noi vogliamo esprimere a lui la nostra vicinanza umana e cristiana".
"La sua musica risveglia appartenenza". Pino Daniele ha parlato di Napoli, ha proseguito Sepe, "con il suo stile, con raffinatezza e riservatezza, e anche standone lontano ha voluto testimoniare il valore e la bellezza, con la sua personalità, il suo carisma, soprattutto con la sua musica, una musica che è poesia, che è messaggio di cultura e, come ogni cultura, unisce e suscita emozioni e risveglia appartenenza per le stesse radici. Per questo - ha proseguito ancora il cardinale - ci sentiamo interpretati da lui nella maniera più semplice e vera che possiamo immaginare".
"Un invito a non farci rubare la speranza". "Questa vostra partecipazione - ha proseguito Sepe - oggi e ieri sera, sono la conferma del valore umano profondo culturale delle sue canzoni e della sua musica e dell'attualità che c'è nelle composizioni del maestro Pino Daniele", "messaggi forti ma soprattutto un messaggio, un invito a non arrendersi mai, a dare spazio nella nostra vita e nelle nostre comunità alla speranza che non dev'esserci rubata".
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"Ha onorato Napoli". "Pino Daniele ha onorato Napoli - ha detto ancora Sepe - ha denunciato le sofferenze, le colpe per scuotere le coscienze, non certamente per mortificarla. Il paragone con la carta sporca è soltanto una provocazione per sollecitare il risveglio e il riscatto, è un atto d'amore per Napoli terra mia. È di uomini come lui che Napoli ha bisogno, Napoli vuole essere soprattutto amata e non strumentalizzata o sfruttata e Pino Daniele ha dimostrato di saperla amare profondamente, anche standole lontano, ma indicandone limiti, carenze e voglia di risorgere e cambiare, l'ha fatto con la sua sensibilità ma soprattutto col suo cuore facendosi portatore nel mondo della storia di Napoli, della sua musica e della sua cultura, cose che parlano un linguaggio universale perché non hanno né spazio né tempo.
"Un modello da imitare". Il cardinale Sepe ha poi osservato "quanti giorvani si sono ritrovati e si ritrovano nel suo pensiero e nelle sue composizioni, quanti hanno visto in lui un modello da imitare per non arrendersi, per non avvilirsi e poter aspirare al successo. Io stesso nel mio piccolo spesso ho preso a prestito alcune parole delle sue composizioni per sensibilizzare le coscienze e restituire a Napoli la sua bellezza".
Padre Renzo: "A Roma commovente, qui straordinario". Padre Renzo, il parroco amico di Pino Daniele che ha officiato la messa del mattino a Roma, ha accompagnato il feretro a Napoli. "A Roma è stato commovente, ma qui è straordinario. Era giusto tornare qui a Napoli. Assieme a Pino. Negli ultimi anni - ha ricordato dal palco - pregava molto. Aveva sempre il rosario in tasca e negli ultimi istanti della sua vita ha pregato Padre Pio. Un giorno lo rivedremo tutti. Chissà come starà ridendo ora dal cielo, mentre ci guarda, guarda questo spettacolo di folla, ma se lo è meritato, Pino".
Il ricordo degli amici. "Pino è sempre stato, con la sua poesia, un disinfettante per l'anima. Ci siamo seguiti secondo un karma che ha sempre avuto qualcosa di magico, come lo era la sua musica che a tratti era una preghiera". Così il cantautore napoletano Enzo Gragnaniello, anche lui in piazza Plebiscito. "Ci siamo visti l'ultima volta per i concerti del 16 e 17 dicembre - ha ricordato - poi, a Capodanno, mi ha chiamato per gli auguri, è stato l'ultima volta che ho sentito la sua voce, che ora mi manca molto". Con la scomparsa di Pino Daniele "si chiude un'era di creatività artistica di grande spessore", ha detto l'attore Francesco Paolantoni, "lui e Troisi hanno rappresentato l'apice di una scena artistica che ha attraversato Napoli negli anni Ottanta e oltre e di cui tutti i napoletani devono essere orgogliosi. Mentre oggi non c'è nessuno che, come Pino, ha saputo riprendere la tradizione rendendola attuale".
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Lunga e appassionata l'omelia del cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, che - continuamente interrotto dagli applausi - ha tracciato il ritratto di un grande artista e di un uomo schivo, dalla grande sensibilità, che con la musica e la sua poesia ha offerto al mondo l'immagine di una città che si tiene stretta la speranza, che ha voglia di riscatto, di cambiamento e non vuol essere solo giudicata e mortificata. La cerimonia si è conclusa intorno alle 20.40, con la benedizione e con un lunghissimo applauso mentre nella piazza risuonavano Napul'è e poi Tu dimmi quando, Voglio o' mare, la voce di Pino accompagnata da quella delle migliaia di persone in piazza, lacrime e cori. L'uscita del feretro dalla piazza è sulle note di Quanno chiove seguita da Je so' pazzo e altri brani celebri dell'artista. "Almeno 100mila persone", è la stima del sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, che ha partecipato al funerale, "è un'immagine che resterà scolpita nella storia di Napoli e non solo, un'emozione unica con le immagini dell'amore di Napoli per Pino che fanno il giro del mondo".
LE FOTO
I fratelli. Il feretro è arrivato alle 18.50. Ad accoglierlo un lungo applauso e cori di "Pino, Pino". Poi il silenzio, all'inizio della funzione religiosa. Sul palco i gonfaloni del Comune di Napoli e della Regione Campania, listati a lutto. "Ho fatto di tutto e l'ho portato a Napoli - dice uno dei fratelli di Pino Daniele, Salvatore, appena arrivato in piazza Plebiscito - non dormo da tre giorni, mi hanno fatto litigare con tutti, alla fine siamo qui". Mentre una delle sorelle, Patrizia, in lacrime, si dice favorevole all'autopsia, confermata stamattina. "Fanno bene a farla - commenta - forse si poteva andare prima in ospedale, questo sì, forse andava fatto". E poi ricorda: "Era il mio fratello più grande, ero tanto legata a lui. Cardiopatico come me. L'ultima volta ci sentiamo sentiti il 31 dicembre per gli auguri di fine anno. Mi ha detto di stare bene e di andare avanti".
Sepe: "Messaggero per il mondo intero". Il cardinale Sepe. Ha ricordato che Pino Daniele "con la sua arte, con la sua poesia, con la sua maestria ha dato un valore tutto particolare alla nostra città, alla nostra Italia, diventando messaggero per il mondo intero". Ha espresso "tristezza e dolore", "sentimenti che credo attraversino tutti noi napoletani, dai tanti che lo hanno conosciuto al paese intero". Ha citato la sua esibizione del 31 dicembre a Courmayeur, duranteil concerto in diretta su RaiUno, "qualche giono fa era ancora lì, ci ha fatto sentire la sua voce, ha dato il suo messaggio a tutti noi e generando quest'eucarestia noi vogliamo esprimere a lui la nostra vicinanza umana e cristiana".
"La sua musica risveglia appartenenza". Pino Daniele ha parlato di Napoli, ha proseguito Sepe, "con il suo stile, con raffinatezza e riservatezza, e anche standone lontano ha voluto testimoniare il valore e la bellezza, con la sua personalità, il suo carisma, soprattutto con la sua musica, una musica che è poesia, che è messaggio di cultura e, come ogni cultura, unisce e suscita emozioni e risveglia appartenenza per le stesse radici. Per questo - ha proseguito ancora il cardinale - ci sentiamo interpretati da lui nella maniera più semplice e vera che possiamo immaginare".
"Un invito a non farci rubare la speranza". "Questa vostra partecipazione - ha proseguito Sepe - oggi e ieri sera, sono la conferma del valore umano profondo culturale delle sue canzoni e della sua musica e dell'attualità che c'è nelle composizioni del maestro Pino Daniele", "messaggi forti ma soprattutto un messaggio, un invito a non arrendersi mai, a dare spazio nella nostra vita e nelle nostre comunità alla speranza che non dev'esserci rubata".
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"Ha onorato Napoli". "Pino Daniele ha onorato Napoli - ha detto ancora Sepe - ha denunciato le sofferenze, le colpe per scuotere le coscienze, non certamente per mortificarla. Il paragone con la carta sporca è soltanto una provocazione per sollecitare il risveglio e il riscatto, è un atto d'amore per Napoli terra mia. È di uomini come lui che Napoli ha bisogno, Napoli vuole essere soprattutto amata e non strumentalizzata o sfruttata e Pino Daniele ha dimostrato di saperla amare profondamente, anche standole lontano, ma indicandone limiti, carenze e voglia di risorgere e cambiare, l'ha fatto con la sua sensibilità ma soprattutto col suo cuore facendosi portatore nel mondo della storia di Napoli, della sua musica e della sua cultura, cose che parlano un linguaggio universale perché non hanno né spazio né tempo.
"Un modello da imitare". Il cardinale Sepe ha poi osservato "quanti giorvani si sono ritrovati e si ritrovano nel suo pensiero e nelle sue composizioni, quanti hanno visto in lui un modello da imitare per non arrendersi, per non avvilirsi e poter aspirare al successo. Io stesso nel mio piccolo spesso ho preso a prestito alcune parole delle sue composizioni per sensibilizzare le coscienze e restituire a Napoli la sua bellezza".
Padre Renzo: "A Roma commovente, qui straordinario". Padre Renzo, il parroco amico di Pino Daniele che ha officiato la messa del mattino a Roma, ha accompagnato il feretro a Napoli. "A Roma è stato commovente, ma qui è straordinario. Era giusto tornare qui a Napoli. Assieme a Pino. Negli ultimi anni - ha ricordato dal palco - pregava molto. Aveva sempre il rosario in tasca e negli ultimi istanti della sua vita ha pregato Padre Pio. Un giorno lo rivedremo tutti. Chissà come starà ridendo ora dal cielo, mentre ci guarda, guarda questo spettacolo di folla, ma se lo è meritato, Pino".
Il ricordo degli amici. "Pino è sempre stato, con la sua poesia, un disinfettante per l'anima. Ci siamo seguiti secondo un karma che ha sempre avuto qualcosa di magico, come lo era la sua musica che a tratti era una preghiera". Così il cantautore napoletano Enzo Gragnaniello, anche lui in piazza Plebiscito. "Ci siamo visti l'ultima volta per i concerti del 16 e 17 dicembre - ha ricordato - poi, a Capodanno, mi ha chiamato per gli auguri, è stato l'ultima volta che ho sentito la sua voce, che ora mi manca molto". Con la scomparsa di Pino Daniele "si chiude un'era di creatività artistica di grande spessore", ha detto l'attore Francesco Paolantoni, "lui e Troisi hanno rappresentato l'apice di una scena artistica che ha attraversato Napoli negli anni Ottanta e oltre e di cui tutti i napoletani devono essere orgogliosi. Mentre oggi non c'è nessuno che, come Pino, ha saputo riprendere la tradizione rendendola attuale".
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