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Marracash, fiero del mio "Status". "Faccio hip hop e lo rivendico: ribellarsi è giusto"

Nel nuovo album le collaborazioni di Salmo, Fabri Fibra, Guè Pequeno, Neffa, tra gli altri, e ancheTiziano Ferro, che non spostano il baricentro stilistico e comunicativo dell'artista. "I rapper non sono i nuovi cantautori. Quello che ci manda oltre le loro regole è la metrica, che ci rende più simili a Dante che non a un cantautore..."

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Torna Marracash. A tre anni e mezzo di distanza dal precedente lavoro, King del Rap, Fabio Bartolo Rizzo, in arte Marracash, ha deciso che era giunto il momento di fare chiarezza. E di ristabilire i confini di un genere, l'hip hop, che negli ultimi tempi sta attraversando, in Italia, un periodo di sostanziale mutazione, mescolandosi spesso al pop, raggiungendo un pubblico molto più ampio ed eterogeneo, scalando le classifiche di vendita e conquistando spazio sui media tradizionali. Status, questo il titolo dell'album che esce martedì 20 gennaio, è invece chiaramente un album di hip hop, con tutte le regole del gioco ben in vista. Disco tradizionale, allora? No, perché Marracash da quando ha iniziato il suo percorso discografico non è mai stato fermo, ha saggiamente evitato la ripetizione di cliché e di schemi, ha sempre cercato nuove soluzioni, rischiando in prima persona, senza paura di sbagliare. Lo ha fatto da solo, e lo ha fatto con i suoi compagni di viaggio, innanzitutto Dj Shablo con il quale ha fondato la sua etichetta discografica, Roccia Music, con la quale fa il produttore e il "mentore" per diversi altri talenti nel campo dell'hip hop. E lo ha fatto con Status, disco che per molti versi segna la salita di un ulteriore gradino verso la maturità artistica, intesa come raggiungimento di una complessità musicale e sonora ragguardevole, di un lavoro sui testi sempre più preciso e attento, senza che questo vada però a scapito dell'immediatezza, dell'energia, della comunicazione. Status è composto da ben 18 brani, accanto a Marracash troviamo altri personaggi di rilievo dell'hip hop italiano, da Salmo a Fabri Fibra, da Guè Pequeno a Neffa, da Luché a Achille Lauro e Coez, ma anche la voce - perfettamente in equilibrio con l'atmosfera del brano Senza un posto nel mondo - di Tiziano Ferro. "È un disco hip hop", dice Marracash, "non credo meriti una definizione migliore".

Nemmeno in questi tempi? L'hip hop è molto cambiato dalle origini ad oggi. Quello che fa lei può essere ancora definito allo stesso modo?
"Si, è hip hop, nel senso più pieno del termine, non ha nulla a che vedere con altre cose. Per gli altri generi musicali le definizioni sono più chiare e semplici, il rock ad esempio è facile da definire, non si può fare confusione tra gli Afterhours e i Finley. Nell'hip hop no, invece, e io me la prendo, perché si fa troppa confusione. Se uno ascolta musica e non scambia i Finley per gli Afterhours, mi piacerebbe che non scambiasse Moreno con me. Non perché Moreno sia 'il male', ma perché facciamo due cose diverse".

Perché si è creata questa confusione?
"Forse era inevitabile, il movimento si è ingrandito, è cresciuto l'interesse di tutti, il mercato si è allargato e questo ovviamente ha i suoi pro e i suoi contro".

E qui arriva Marracash con Status.
"Sì, azione e reazione. E il mio album è un po' una reazione al fatto che l'hip hop è diventato molto pop. Certo, prima c'era bisogno che la musica arrivasse a tutti, ma adesso c'è talmente pop che alcuni, come me, vogliono rivendicare la ribellione, il fatto che sia un linguaggio d'opposizione allo status quo, come poi è sempre stato. La mia missione è quella di educare ad essere ribelli, questo volevo fare quando ho cominciato, questo volevo essere, questo sono".
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Maneggiare le parole oggi è diventato più difficile, in un mondo sempre più pieno di parole... 
"Sì, è un aspetto che viene messo in disparte, lavorare con le parole è davvero difficile. Anche perché per un rapper c'è la metrica, che non è una cosa di poco conto. All'inizio si faceva spesso il parallelo tra cantautori e rapper, poteva anche andare bene, aiutava a capire cosa stavamo facendo, il cantautore impegnato degli anni Settanta e le similitudini con il rapper che destabilizza la società, un paragone funzionale. Adesso bisogna fare il passaggio successivo, sottolineare la differenza. Quello che ci manda oltre le regole dei cantautori è la metrica, che, mi si passi l'esagerazione, ci rende più simili a Dante che non a un cantautore. Devi saper sillabare, hai una gabbia metrica dalla quale non puoi uscire, l'abilità di un rapper si vede da quello. E questo significa educare anche l'ascolto a comprendere la differenza. Come siamo riusciti a formarci un orecchio musicale, che ci fa comprendere perché la voce di Adele, ad esempio, ci tocca il cuore, dovremmo iniziare a capire cosa fa un rapper con la voce, come riesce trasformare le rime in arte".

Status segna anche una sua evidente maturazione. Marracash non è più di "primo pelo"...
"Il meccanismo della maturazione è un po' figlio della crescita naturale, un po' delle scelte che ho fatto pensando con attenzione a quello che faccio, e un po' per reazione allo stato dell'hip hop adesso. Nel calderone del rap c'è sovraffollamento, io dal giorno zero ho sempre avuto l'obiettivo di essere un innovatore, è questo che il pubblico si aspetta da me, e la loro attesa io me la sento addosso. Maturità significa fare delle scelte, non buttare via le cose per caso. Cosa voglio fare, diventare Laura Pausini? Non è quello che sognavo. Voglio, piuttosto, che la gente si fermi ad ascoltare quello che ho cercato di fare, ovvero un album di un'ora e un quarto di musica, pezzi che durano oltre cinque minuti, roba da ascoltare, non da ballare".

E dal vivo cosa succederà?
"Ho ancora tempo, andremo in tour in primavera, ma mi piacerebbe tanto tradurre tutto in un'esperienza reale, fisica, con una band, non la riproduzione pedissequa del disco. Vorrei mettere insieme uno spettacolo in cui viene valorizzata tanto la musica. Non sono uscito neanche con un video, e più che visual e saltimbanchi circensi vorrei avere al centro di tutto solo della grande musica".