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MUSICA

"Sensation", il dj show chiude per troppe tasse

Era arrivata alla terza edizione, prevista a Bologna il prossimo 18 aprile, la serata dedicata alla dance e alla cultura della console. Ma il progetto è stato abbandonato per i troppi rincari: "La legge italiana ora prevede che il 48% del biglietti vada al fisco", ha spiegato Massimo Fregnani, responsabile di Mistica e organizzatore italiano dell'evento internazionale
ERNESTO ASSANTE

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Sensation, il dj show che era previsto a Bologna per il prossimo18 aprile è stato cancellato. Motivo? Troppe tasse. Massimo Fregnani, responsabile di Mistica e organizzatore italiano dell'evento internazionale, ha dovuto abbandonare il progetto alla sua terza edizione perché sono cambiate le regole fiscali, rendendo insostenibile la gestione economica dell'evento. Regole per le quali il 48% del prezzo del biglietto avrebbe dovuto essere pagato dagli organizzatori allo Stato e alla Siae. Cosa è successo? "La legge italiana prevede che differenti trattamenti fiscali a seconda delle modalità in cui viene diffusa la musica nei vari spettacoli o intrattenimenti", spiega Fregnani, "fino allo scorso anno, la SIAE (ossia l'ente di collecting italiano) aveva accettato di assimilare Sensation ad un concerto (individuabile secondo la legge italiana solo nel caso in cui nella manifestazione vi sia prevalenza della musica del vivo), con la conseguenza che il trattamento applicato sull'incasso era il seguente: 10% diritto d'autore, 10% IVA, 20% totale. A partire da quest'anno, la SIAE ed il Fisco italiano Ufficio delle Entrate considerano lo show Sensation non più un concerto, bensì un 'trattenimento danzante', così svalutando l'elemento live perfomance del DJ, con conseguente trattamento: 10% diritto d'autore, 22% IVA, 16% imposta sullo spettacolo, che porta il totale da versare al 48%".
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Ora, chiunque abbia partecipato a un dj show negli ultimi quattro o cinque anni sa benissimo che questi show hanno poco a che vedere con le serate in discoteca, dove si va a ballare e basta. Sono concerti, fatti da musicisti di nuovo genere, ovvero i dj, con un regolare palco e un pubblico che, davanti al palco, può anche ballare ma è andato ad ascoltare un concerto, a vedere uno spettacolo. "Quella di 'trattenimento danzante' è una definizione inapplicabile a uno show come Sensation", conferma Fregnani, " lo spettacolo è fatto di danzatori, proiezioni, effetti speciali e soprattutto c'è il ruolo particolare del DJ, che è protagonista di una performance alla quale il pubblico assiste ed è al centro della produzione tecnica scenografica che viene allestita".

Anche Vincenzo Spera, presidente di Assomusica, l'associazione che raccoglie gli organizzatori di concerti e spettacoli musicali in Italia, tiene a sottolineare che non c'è alcun dubbio che la musica elettronica proposta dai dj faccia parte dello spettacolo dal vivo: "Questo tipo di show che avviene normalmente in grandi spazi destinati ai concerti ha tutte le caratteristiche tipiche di un live show, con palco, impianti audio luci, scenografie e coreografie e anche di partecipazione del pubblico come in un qualsiasi altro spettacolo da Vasco Rossi agli U2. L'Agenzia delle Entrate non tiene conto del fatto che è musica, sì registrata, ma che viene mixata, creata al momento e non è invece una pura e semplice messa in successione di vari dischi. Non viene organizzata in locali da ballo, ma in luoghi di grandi concerti. L'applicazione di questa norma comporta praticamente l'impossibilità ad effettuare spettacoli del genere, un incasso decurtato subito di circa il 50% non permette a nessuno di poter organizzare show di questo tipo, mentre per i concerti grava solo il 20%".

Il caso di Sensation sarà probabilmente solo il primo, è facile immaginare che altri spettacoli di grandi dj internazionali, se le regole resteranno queste, rischiano di saltare. "L'economia che questi show creano è molto rilevante e nel caso di Sensation la notizia ha già comportato lamentele di molti che vengono dall'estero ed hanno già acquistato biglietti aerei e pagato alberghi", sottolinea Spera, mettendo ancora una volta l'Italia fuori dai grandi circuiti internazionali dello spettacolo.