Jack Savoretti, l'italiano d'Inghilterra: "C'è tutto il mio mondo musicale"
Ernesto Assante, <em class="author">ERNESTO ASSANTE<br /></em>Il cantautore, nato da un padre genovese e da madre tedesca a Londra, torna con l'album "Written in Scars". "Ci sono molte delle influenze musicali della mia infanzia, le canzoni italiane che mi faceva ascoltare mio padre, Dalla, Battisti, Tenco..."
Un musicista con molte anime e molti "passaporti", un cantautore che ha le sue radici in culture diverse e che di questa varietà fa la sua forza. Un rocker amante del soul, un autore melodico che conosce il blues, un'artista pop che ama l'avventura. Tutto questo è Jack Savoretti, italiano d'Inghilterra, nato da un padre genovese e una madre tedesca, "singer songwriter" dell'ultima generazione, uno dei protagonisti della rinascita del cantautorato britannico di questi ultimi tempi. Savoretti è in Italia per presentare il suo nuovo album, Written in Scars, per un primo concerto, domani a Firenze, che anticipa un tour più lungo tra il 17 e il 28 aprile: "Mi piace sempre tornare in Italia, è un po' come tornare a casa", dice ridendo. Written in Scars è un gran bel disco, il prodotto di un artista creativo e appassionato che, nel corso degli anni, sta conquistando anche una maggiore maturità espressiva. "S&…
Un musicista con molte anime e molti "passaporti", un cantautore che ha le sue radici in culture diverse e che di questa varietà fa la sua forza. Un rocker amante del soul, un autore melodico che conosce il blues, un'artista pop che ama l'avventura. Tutto questo è Jack Savoretti, italiano d'Inghilterra, nato da un padre genovese e una madre tedesca, "singer songwriter" dell'ultima generazione, uno dei protagonisti della rinascita del cantautorato britannico di questi ultimi tempi. Savoretti è in Italia per presentare il suo nuovo album, Written in Scars, per un primo concerto, domani a Firenze, che anticipa un tour più lungo tra il 17 e il 28 aprile: "Mi piace sempre tornare in Italia, è un po' come tornare a casa", dice ridendo. Written in Scars è un gran bel disco, il prodotto di un artista creativo e appassionato che, nel corso degli anni, sta conquistando anche una maggiore maturità espressiva. "Sì, credo che questi disco sia frutto della mia crescita", dice Savoretti, "è un album con il quale volevo uscire dal cliché del cantautore solo voce e chitarra e far ascoltare tutto quello che fa parte del mio mondo musicale, tutte le cose che amo di più attraverso le mie nuove canzoni".
Nel disco ci sono davvero molte influenze, raccolte in un unico stile...
"Sì, c'è molto delle influenze musicali della mia infanzia, le canzoni italiane che mi faceva ascoltare mio padre, Dalla, Battisti, Tenco, il soul che ama mia madre, Stevie Wonder, Marvin Gaye, ma anche tutto quello che ho scoperto crescendo, il rock, il country, la musica da cinema...".
Del resto il cinema è stata la sua prima passione...
"Oh, non molto in realtà. Ero andato a Los Angeles a studiare cinema, ma anche lì non facevo altro che scrivere canzoni. Quindi sono tornato a Londra e ho capito che era l'unica cosa che amavo fare davvero".
In questo momento in Inghilterra c'è una fase straordinariamente positiva per i cantautori. Dopo molti anni di X Factor e di cantanti, oggi di cantautori ce ne sono molti, nuovi, originali, di successo. Come mai?
"Credo che i motivi fondamentali siano due, a parte il naturale declino del grande e lungo successo dei talent show per cantanti. Il principale è lo sviluppo di una forte discografia indipendente. Le grandi major hanno bisogno di grandi numeri e puntano tutto sul pop e sui talent, non le critico, fanno il loro mestiere, si interessano poco del resto. Mentre le etichette indipendenti cercano sempre nuove opportunità, offrono spazio e artisti giovani e originali, sanno rischiare. In Inghilterra la discografia indipendente è molto cresciuta ed è una grande realtà di mercato. In Italia non è ancora così".
E il secondo?
"Per quanto questo possa sembrare strano credo che sia dovuto alla chiusura dei negozi di dischi. I negozi puntavano molto sui dischi che sapevano che avrebbero avuto successo, sul grande mercato pop, quindi chi entrava trovava con facilità questo tipo di dischi e molto difficilmente gli altri, le cose nuove, quelle fuori dal mainstream e i prodotti delle etichette indipendenti. Oggi con i download digitali e la straordinaria disponibilità di musica è molto più facile venire in contatto con artisti nuovi, con musiche che non si conoscono, e questo ha creato un terreno fertile per una nuova generazione di cantautori che è da una decina di anni che è sulle scene ma che oggi riesce a farsi ascoltare da tutti".
In generale la gente ha più attenzione per la musica?
"Credo ci sia molta più curiosità, non solo la voglia di ascoltare una canzone e poi buttarla via. Mi sembra che il momento sia molto favorevole per chi, come me, ama scrivere canzoni che tentano di raccontare delle storie e al tempo stesso emozionare chi ascolta".
Cosa ci dovremo aspettare allora dai suoi prossimi concerti?
"Beh, spero molto divertimento. Ci saranno i brani nuovi e quelli vecchi, canzoni che amo cantare e suonare dal vivo, ho un'ottima band con me e lo show sarà ricco di buone vibrazioni...".
Nel disco ci sono davvero molte influenze, raccolte in un unico stile...
"Sì, c'è molto delle influenze musicali della mia infanzia, le canzoni italiane che mi faceva ascoltare mio padre, Dalla, Battisti, Tenco, il soul che ama mia madre, Stevie Wonder, Marvin Gaye, ma anche tutto quello che ho scoperto crescendo, il rock, il country, la musica da cinema...".
Del resto il cinema è stata la sua prima passione...
"Oh, non molto in realtà. Ero andato a Los Angeles a studiare cinema, ma anche lì non facevo altro che scrivere canzoni. Quindi sono tornato a Londra e ho capito che era l'unica cosa che amavo fare davvero".
In questo momento in Inghilterra c'è una fase straordinariamente positiva per i cantautori. Dopo molti anni di X Factor e di cantanti, oggi di cantautori ce ne sono molti, nuovi, originali, di successo. Come mai?
"Credo che i motivi fondamentali siano due, a parte il naturale declino del grande e lungo successo dei talent show per cantanti. Il principale è lo sviluppo di una forte discografia indipendente. Le grandi major hanno bisogno di grandi numeri e puntano tutto sul pop e sui talent, non le critico, fanno il loro mestiere, si interessano poco del resto. Mentre le etichette indipendenti cercano sempre nuove opportunità, offrono spazio e artisti giovani e originali, sanno rischiare. In Inghilterra la discografia indipendente è molto cresciuta ed è una grande realtà di mercato. In Italia non è ancora così".
E il secondo?
"Per quanto questo possa sembrare strano credo che sia dovuto alla chiusura dei negozi di dischi. I negozi puntavano molto sui dischi che sapevano che avrebbero avuto successo, sul grande mercato pop, quindi chi entrava trovava con facilità questo tipo di dischi e molto difficilmente gli altri, le cose nuove, quelle fuori dal mainstream e i prodotti delle etichette indipendenti. Oggi con i download digitali e la straordinaria disponibilità di musica è molto più facile venire in contatto con artisti nuovi, con musiche che non si conoscono, e questo ha creato un terreno fertile per una nuova generazione di cantautori che è da una decina di anni che è sulle scene ma che oggi riesce a farsi ascoltare da tutti".
In generale la gente ha più attenzione per la musica?
"Credo ci sia molta più curiosità, non solo la voglia di ascoltare una canzone e poi buttarla via. Mi sembra che il momento sia molto favorevole per chi, come me, ama scrivere canzoni che tentano di raccontare delle storie e al tempo stesso emozionare chi ascolta".
Cosa ci dovremo aspettare allora dai suoi prossimi concerti?
"Beh, spero molto divertimento. Ci saranno i brani nuovi e quelli vecchi, canzoni che amo cantare e suonare dal vivo, ho un'ottima band con me e lo show sarà ricco di buone vibrazioni...".