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7Grani, la Cina è vicina: "Cantiamo la Storia con sincerità, è un passaporto per il mondo"

Il gruppo comasco dei tre fratelli Settegrani al centro di un servizio della tv di stato cinese CCTV per "Ragazza di Nanchino". La canzone, ispirata all'Olocausto del 1937 perpetrato dall'esercito giapponese, è anche una testimonianza contro la violenza sulle donne. L'intervista

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In Italia sono misconosciuti, pur avendo alle spalle già tre album e importanti riconoscimenti. In Cina sono popolarissimi. È il paradosso di cui sono protagonisti i 7Grani, la combat folk band di Bizzarone, un paesino di confine nel comasco, formata dai fratelli Fabrizio (voce, chitarra e pianoforte), Flavio (basso e armonica) e Mauro Settegrani (chitarra, banjo e mandolino). A catapultarli nel cuore dell'Asia centrale è stata Ragazza di Nanchino, una canzone cui la tv di Stato cinese CCTV ha dedicato un lungo servizio, pochi giorni fa, mandandolo in onda durante il Tg del mattino. Ragazza di Nanchino, che rende poeticamente omaggio alle vittime cinesi della Seconda guerra mondiale, è il singolo di Neve diventeremo (cd+dvd), il progetto che la band dedica alla Memoria e alla Resistenza, attraverso canzoni originali e cover pregiate.

La storia dei 7Grani, attivi fin dal 2003, è tutta segnata dalla passione per la musica e l'impegno civile. Nel 2012 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano li invitò al Quirinale alle celebrazioni del Giorno della Memoria. Ci arrivarono proprio grazie a Neve diventeremo, il brano che dà il titolo pure all'album, ispirato alla vita del partigiano istriano Radovan Zuccon, arrestato dalle SS e deportato nel campo di concentramento di Buchenwald nella Germania nazista. Sopravvissuto poi anche ai gulag jugoslavi sotto il regime di Tito, Zuccon diventò lo scomodo testimone delle tante crudeltà vissute durante la Seconda Guerra Mondiale. I 7Grani sono anche autori dell'ironico tormentone Liberalasedia, il brano scritto nel 2012 per reclamare le dimissioni di Roberto Formigoni, allora presidente della Regione Lombardia.
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Come è nata Ragazza di Nanchino? Perché un gruppo italiano ed europeo ha scelto di svelare una storia tanto lontana, sia geograficamente che nel tempo?
"Il nostro lavoro è sempre stato attento e appassionato alla storia", spiega Mauro Settegrani, "così alcuni anni fa abbiamo scoperto Lo stupro di Nanchino di Iris Chang, un saggio che narra la vicenda avvenuta nel 1937, quando le truppe imperiali giapponesi invasero la Cina. L'allora capitale Nanchino divenne luogo di un Olocausto dimenticato. Ci furono più di 300.000 vittime, sopprattutto civili e donne. Da anni ambivamo a scrivere una canzone sul tema della violenza sulle donne. Le emozioni che questo saggio ha suscitato in noi sono state l'ispirazione del brano".
 
La canzone ha raggiunto la Cina e non è una cosa abituale, anche perché Ragazza di Nanchino non è esattamente una hit delle radio commerciali italiane. Come è avvenuta l'impresa?
"L'anno scorso abbiamo suonato a Milano allo store della Feltrinelli della Stazione Centrale, il 27 gennaio, per la Giornata della Memoria. Quel giorno in sala era presente un giornalista cinese. Noi suonammo Ragazza di Nanchino e spiegammo perché l'avevamo scritta. Dopo il concerto siamo stati intervistati e successivamente invitatia Milano nella sede della Stampa Estera dove registrammo una videointervista per una web tv cinese, CNC World. E il governo cinese, dopo aver visto questo servizio, ha incaricato una troupe di venire a Milano e intervistarci per il principale telegiornale della tv cinese, CCTV".

Certo che approdare da un paesino come Bizzarone alla tv di stato della grande Cina non è un'impresa di tutti i giorni.
"Quando si toccano tematiche importanti con sincerità e passione si può arrivare ovunque. Soprattutto se trovi chi è attento a quel che succede intorno".
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I 7Grani sono una band a conduzione familiare, tre fratelli a scrivere e suonare, il papà che fa da manager. Nei paesi anglosassoni le family band sono una tradizione, in Italia no.
"La passione per la musica è sempre stata una grande forza che ci ha tenuto uniti fin da bambini. Abbiamo sempre coltivato questa passione suonando e studiando tutti i generi musicali senza mai trascurare nulla. Questo ha fatto sì che il piacere e il divertimento di avere uno strumento fra le mani, di scrivere e cantare, fosse per noi e la nostra famiglia linfa vitale... Nostro padre è stato coinvolto e con lui sappiamo di essere in buone mani. Gestisce molte cose importanti a cui noi musicisti spesso non pensiamo".

Com'è la vita quotidiana dei fratelli Settegrani?
"Viviamo in paesini della provincia di Como e le nostre giornate si alternano fra i corsi di musica (insegnamo canto, chitarra e pianoforte, basso e armonica) in diverse scuole, collaboriamo anche come educatori presso una cooperativa che si occupa di ragazzi disabili facendo musicoterapia e lezioni di strumento. Il nostro impegno civile ci porta spesso nelle scuole per la Giornata della Memoria e anche quest'anno continua il progetto Musica e Costituzione che portiamo negli istituti scolastici".
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Neve diventeremo raccoglie brani originali e cover famose. Qual è l'idea che impronta il progetto?
"L'idea è semplice: nutrire la memoria, come dice la canzone che apre il disco e condividere i valori che il partigiano Rado ci ha trasmesso, valori di democrazia e libertà. La memoria vive se si trovano sempre mezzi nuovi per mantenerla viva. Crediamo che la musica sia la forma migliore per arrivare al cuore delle persone".

Rifate Auschwitz di Guccini, La guerra di Piero di De Andrè, Gioia e rivoluzione degli Area, La storia siamo noi di De Gregori, persino Ma mì di Giorgio Strehler e Fiorenzo Carpi: una piccola enciclopedia della memoria antimilitarista sul pentagramma.
"Abbiamo scelto per questo disco, oltre a sei canzoni originali, brani di narrazione, Resistenza, indignazione e speranza. Abbiamo cercato di raccontare la storia del nostro paese attraverso canzoni simbolo dell'impegno, canzoni però anche di grande valore musicale ed artistico per non rischiare di realizzare un progetto semplicemente retorico e strumentale. Siamo cresciuti ascoltando tutta la musica, senza pregiudizi di genere: le belle canzoni sono delle opere d'arte qualsiasi sia il tipo di musica".

Avete pensato a tradurre in cinese Ragazza di Nanchino per diffonderla su quel mercato?
"Per ora ci sarà una versione sottotilata per la Cina. Ma chissà, magari sarebbe bello fare un duetto con un artista cinese. Nella canzone già è presente Pauline Fazzioli, un'arpista di origine cinese con la quale contiamo di collaborare anche in futuro".