Bobo Rondelli: "Mi sento inutile, è la condanna degli artisti. Ma quanto mi diverto!"
Michele Chisena, MICHELE CHISENAIl cantautore livornese ci parla del nuovo album "Come i carnevali", nato in collaborazione con Francesco Bianconi dei Baustelle. Il titolo che rimanda a Emanuel Carnevali, "un poeta assoluto del secolo scorso, forse il vero precursore della beat generation. Ma il filo conduttore di tutto il lavoro è la figura di Ugo Tognazzi, l'incarnazione dell'uomo tra difetti e passioni
"Si gode a scrivere canzoni con Bobo Rondelli. Ha una voce che trasuda vita, una ''voce porto' con tante navi dentro. Chiudi gli occhi e ci trovi Celentano e Mastroianni, Fellini e Cristo. Tutti nudi, in partenza non si sa per dove; non v'è certezza, e proprio questo è il bello". Non poteva scegliere parole migliori il leader dei Baustelle, Francesco Bianconi, per raccontare la sua collaborazione al nuovo disco del cantante livornese, Come i carnevali,. Rondelli, nella conversazione con Repubblica.it, gli risponde scherzando: "In effetti li so imitare tutti, a parte il Cristo su cui sto lavorando". E prima parte con un'imitazione perfetta di Mastroianni e poi con una, ancora più imprevedibile, dell'Ugo Tognazzi di Amici miei, con tanto di "supercazzola brematurata con scappellamento a destra". "Io mi sento un po' come Don Chisciotte della Mancia che, nonostante sia consapevole della sua inutilità…
"Si gode a scrivere canzoni con Bobo Rondelli. Ha una voce che trasuda vita, una ''voce porto' con tante navi dentro. Chiudi gli occhi e ci trovi Celentano e Mastroianni, Fellini e Cristo. Tutti nudi, in partenza non si sa per dove; non v'è certezza, e proprio questo è il bello". Non poteva scegliere parole migliori il leader dei Baustelle, Francesco Bianconi, per raccontare la sua collaborazione al nuovo disco del cantante livornese, Come i carnevali,. Rondelli, nella conversazione con Repubblica.it, gli risponde scherzando: "In effetti li so imitare tutti, a parte il Cristo su cui sto lavorando". E prima parte con un'imitazione perfetta di Mastroianni e poi con una, ancora più imprevedibile, dell'Ugo Tognazzi di Amici miei, con tanto di "supercazzola brematurata con scappellamento a destra". "Io mi sento un po' come Don Chisciotte della Mancia che, nonostante sia consapevole della sua inutilità, continua la sua lotta contro i mulini a vento", afferma ancora l'artista.
Bobo Rondelli è così. Sintetizza il lato tragicomico della vita e lo trasforma in canzoni. Da quando fu artefice nel 1993 della band Ottavo Padiglione (che era il nome del reparto di psichiatria dell'ospedale civile di Livorno) passando per Disperati intellettuali ubriaconi (2002), disco prodotto e arrangiato da Stefano Bollani che gli fa guadagnare il Premio Ciampi per il miglior arrangiamento. E per finire con l'interesse verso il cinema, tra comparse, colonne sonore e un road movie, L'uomo che aveva picchiato la testa, di cui è attore protagonista, diretto da Paolo Virzì nel 2009.
A partire dal titolo, Come i carnevali è un disco di citazioni letterarie e cinematografiche, ma non solo. "Penso che la musica debba essere un tramite per far conoscere quei nomi che per una ragione o per l'altra possono essere sconosciuti al grande pubblico. Così come il pedagogo e scrittore polacco, Janusz Korczak, nome d'arte di Neryk Goldszmit, un maestro che si sacrificò per salvare dei bambini nel campo di sterminio nazista di Treblinka. O come Emanuel Carnevali: un poeta assoluto del secolo scorso, forse il vero precursore della beat generation. La canzone a volte può essere un tramite per diffondere il verbo buono".
Proprio Carnevali sembra essere un totem per certa musica italiana di valore. La band bolognese Massimo Volume dedicò all'autore di origini fiorentine, morto a Bologna nel 1942, il brano Il primo dio, nel disco del 1995, Lungo i bordi. "Fu un poeta nudo e crudo, come Bukowski. Scelse a 16 anni di prendere una nave e andarsene in America, senza sapere la lingua. Lì riuscì ad imporsi come un uomo libero e anarchico, poeta e scrittore sopraffino. Era un po' come Luciano Bianciardi o Piero Ciampi. E io in questo momento è come se stessi a cena con loro".
Per la produzione del disco, Rondelli si è affidato a Filippo Gatti: era già accaduto nel 2009 con l'album Per amor del cielo. "Stiamo bene insieme. Abbiamo avuto un momento di pausa - avevo altri progetti in testa e altre avventure sonore. Poi Filippo è anche un buon direttore d'orchestra e lui ha una grande profondità, anche per come dirige la mia voce". Un bravo produttore e musicista, ma anche una collaborazione prestigiosa, quella con Francesco Bianconi. "Lui è un mio estimatore così come lo sono io di lui. Grazie al mio manager ci siamo incontrati a Milano. Gli mandavo frasi attraverso sms. Proprio da una di queste frasi Francesco ha trovato l'ispirazione per scrivere una canzone, Cielo e terra. Ha poi ideato l'arrangiamento del brano Qualche volta sogno e mi ha aiutato alla stesura delle liriche di La statale cosmica. Il suoi consigli sono stati preziosi sulla parte armonica dell'album e quindi su tutti gli accordi, quelli difficili e giusti, che solo lui sa fare".
Nel disco molti i riferimenti al cinema italiano. "Il filo conduttore di tutto il lavoro è la figura di Ugo Tognazzi. Cito L'educazione sentimentale (primo episodio dei Mostri) o La voglia matta di Luciano Salce, in cui Tognazzi si innamora, lui che di anni ne ha 40, di una ragazzina di 17 anni (Catherine Spaak). Poi c'è il dilemma di Ugo, ovvero, come vale la pena vivere l'esistenza: con le pantofole, ammogliato, oppure dentro a un'osteria? Tognazzi è, in fondo, quell'attore che più incarna l'essere uomo con tutte le passioni e i difetti".
E i poeti, i musicisti e gli artisti in generale sono più inutili dell'inutilità? "Per l'artista questa è sempre stata una condanna. Samuel Beckett diceva: 'come posso spiegare a mia moglie che io anche quando guardo dalla finestra sto lavorando?'. Proprio la consorte spesso gli diceva di essere una persona 'inutile'. E, paradossalmente, quella dell'inutilità è un'idea di consapevolezza che poi, secondo me, racchiude il senso della parola utopia. L'utopia è un bisogno inutile: perché un artista sa che le canzoni o le poesie non servono a cambiare il mondo. Ma intanto, se non ci fosse, sarebbe un'apocalisse. Ecco: se finisce l'utopia, finiscono i sogni. Semmaiun disegno d'utopia si realizzasse diventerebbe ancora più inutile, lo diceva Cesare Pavese: è bello vivere le cose finché c'è il sogno".
Bobo Rondelli è così. Sintetizza il lato tragicomico della vita e lo trasforma in canzoni. Da quando fu artefice nel 1993 della band Ottavo Padiglione (che era il nome del reparto di psichiatria dell'ospedale civile di Livorno) passando per Disperati intellettuali ubriaconi (2002), disco prodotto e arrangiato da Stefano Bollani che gli fa guadagnare il Premio Ciampi per il miglior arrangiamento. E per finire con l'interesse verso il cinema, tra comparse, colonne sonore e un road movie, L'uomo che aveva picchiato la testa, di cui è attore protagonista, diretto da Paolo Virzì nel 2009.
A partire dal titolo, Come i carnevali è un disco di citazioni letterarie e cinematografiche, ma non solo. "Penso che la musica debba essere un tramite per far conoscere quei nomi che per una ragione o per l'altra possono essere sconosciuti al grande pubblico. Così come il pedagogo e scrittore polacco, Janusz Korczak, nome d'arte di Neryk Goldszmit, un maestro che si sacrificò per salvare dei bambini nel campo di sterminio nazista di Treblinka. O come Emanuel Carnevali: un poeta assoluto del secolo scorso, forse il vero precursore della beat generation. La canzone a volte può essere un tramite per diffondere il verbo buono".
Proprio Carnevali sembra essere un totem per certa musica italiana di valore. La band bolognese Massimo Volume dedicò all'autore di origini fiorentine, morto a Bologna nel 1942, il brano Il primo dio, nel disco del 1995, Lungo i bordi. "Fu un poeta nudo e crudo, come Bukowski. Scelse a 16 anni di prendere una nave e andarsene in America, senza sapere la lingua. Lì riuscì ad imporsi come un uomo libero e anarchico, poeta e scrittore sopraffino. Era un po' come Luciano Bianciardi o Piero Ciampi. E io in questo momento è come se stessi a cena con loro".
Per la produzione del disco, Rondelli si è affidato a Filippo Gatti: era già accaduto nel 2009 con l'album Per amor del cielo. "Stiamo bene insieme. Abbiamo avuto un momento di pausa - avevo altri progetti in testa e altre avventure sonore. Poi Filippo è anche un buon direttore d'orchestra e lui ha una grande profondità, anche per come dirige la mia voce". Un bravo produttore e musicista, ma anche una collaborazione prestigiosa, quella con Francesco Bianconi. "Lui è un mio estimatore così come lo sono io di lui. Grazie al mio manager ci siamo incontrati a Milano. Gli mandavo frasi attraverso sms. Proprio da una di queste frasi Francesco ha trovato l'ispirazione per scrivere una canzone, Cielo e terra. Ha poi ideato l'arrangiamento del brano Qualche volta sogno e mi ha aiutato alla stesura delle liriche di La statale cosmica. Il suoi consigli sono stati preziosi sulla parte armonica dell'album e quindi su tutti gli accordi, quelli difficili e giusti, che solo lui sa fare".
Nel disco molti i riferimenti al cinema italiano. "Il filo conduttore di tutto il lavoro è la figura di Ugo Tognazzi. Cito L'educazione sentimentale (primo episodio dei Mostri) o La voglia matta di Luciano Salce, in cui Tognazzi si innamora, lui che di anni ne ha 40, di una ragazzina di 17 anni (Catherine Spaak). Poi c'è il dilemma di Ugo, ovvero, come vale la pena vivere l'esistenza: con le pantofole, ammogliato, oppure dentro a un'osteria? Tognazzi è, in fondo, quell'attore che più incarna l'essere uomo con tutte le passioni e i difetti".
E i poeti, i musicisti e gli artisti in generale sono più inutili dell'inutilità? "Per l'artista questa è sempre stata una condanna. Samuel Beckett diceva: 'come posso spiegare a mia moglie che io anche quando guardo dalla finestra sto lavorando?'. Proprio la consorte spesso gli diceva di essere una persona 'inutile'. E, paradossalmente, quella dell'inutilità è un'idea di consapevolezza che poi, secondo me, racchiude il senso della parola utopia. L'utopia è un bisogno inutile: perché un artista sa che le canzoni o le poesie non servono a cambiare il mondo. Ma intanto, se non ci fosse, sarebbe un'apocalisse. Ecco: se finisce l'utopia, finiscono i sogni. Semmaiun disegno d'utopia si realizzasse diventerebbe ancora più inutile, lo diceva Cesare Pavese: è bello vivere le cose finché c'è il sogno".