✕

Toto, il ritorno è ambizioso. Steve Lukather: "Abbiamo una missione da compiere"

Nuovo album, "Toto XIV" e tour. A luglio saranno in Italia, il 3 a Milano e il 5 a Roma. Il chitarrista: "Niente di meglio che stare su un palco e suonare la musica che ti piace. E poi vogliamo sensibilizzare chi viene ai concerti sulla Sla, la malattia che ha ucciso Mike Porcaro, fratello di Steve e Jeff e in realtà di tutti noi, costringendolo a lasciare la band"
2 minuti di lettura
Buon pomeriggio signor Lukather. "Good morning, semmai, qui a New York sono le 7 di mattina".
Scusi, non volevamo svegliarla, ci ha detto lei di chiamarla a quest’ora.
"No problem, ero sveglio e l’aspettavo, il lavoro è lavoro".

Potrebbe bastare questo scampolo di dialogo a spiegare un po’ di cose della serietà di Steve Lukather e della sua band, i Toto. Gente creativa e di talento (proprio Lukather è un chitarrista di livello clamoroso, energico, delicato e passionale), ma che mette nel proprio mestiere una voglia e una serietà invidiabili. Anche così si arrivano a vendere 35 milioni di dischi, grazie a canzoni come Hold the line, Rosanna e Africa, e a durare quattro decenni, pur tra arrivi, partenze e un po’ di pause. Merito anche della polivalenza: la band svaria da sempre tra sempre prog, pop, hard rock, funk, soul, rhythm’n’blues. Insomma, tutto. O se preferite in latino Toto. Ed ecco il p…
Buon pomeriggio signor Lukather. "Good morning, semmai, qui a New York sono le 7 di mattina".
Scusi, non volevamo svegliarla, ci ha detto lei di chiamarla a quest’ora.
"No problem, ero sveglio e l’aspettavo, il lavoro è lavoro".

Potrebbe bastare questo scampolo di dialogo a spiegare un po’ di cose della serietà di Steve Lukather e della sua band, i Toto. Gente creativa e di talento (proprio Lukather è un chitarrista di livello clamoroso, energico, delicato e passionale), ma che mette nel proprio mestiere una voglia e una serietà invidiabili. Anche così si arrivano a vendere 35 milioni di dischi, grazie a canzoni come Hold the line, Rosanna e Africa, e a durare quattro decenni, pur tra arrivi, partenze e un po’ di pause. Merito anche della polivalenza: la band svaria da sempre tra sempre prog, pop, hard rock, funk, soul, rhythm’n’blues. Insomma, tutto. O se preferite in latino Toto. Ed ecco il perché del nome. Più banale, anzi intuitivo, il perché del titolo del nuovo disco, Toto XIV. È appunto il quattordicesimo, è uscit in questi giorni. A luglio porterà la band in Italia, il 3 a Milano e il 5 a Roma. Neanche il devastante lutto per la recentissima morte di Mike Porcaro, ex bassista, fratello di Jeff (batterista, morto a sua volta nel 1992) e Steve, che della band è tuttora il tastierista, li fermerà.

Lukather, quattordicesimo disco, ma soprattutto il primo dopo Falling in between, del 2006. Una bella pausa.
"E pensi che è successo tutto per caso, senza che avessimo programmato nulla. Io ho passato gli ultimi anni in tour per il mondo con Ringo Starr, divertendomi come un pazzo perché Ringo è esattamente come sembra, oltre che un grande musicista. E in scaletta avevamo le sue canzoni nei Beatles, ma anche qualche classico dei Toto, a cui la gente rispondeva sempre con entusiasmo. E sa come vanno le cose? Nelle pause, nei viaggi di spostamento, si scribacchia qualcosa. Così ho fatto io e così hanno fatto gli altri Toto. Finché abbiamo deciso di riprovarci, oltretutto rinforzati dal ritorno di un altro dei fondatori, il bassista David Hungate: siamo da sempre amici, e la cosa ci ha aiutato a superare le difficoltà".

Quali?
"Beh, ad esempio abbiamo passato una decina di mesi a incidere senza avere un budget. Andavamo avanti solo per la voglia di divertirci e perché le canzoni ci piacevano".

Suvvia, qualunque musicista dice che le canzoni del suo nuovo disco gli piacciono.
"Ha ragione, ma stavolta è diverso. Le dico solo come Steve Porcaro ha definito il disco: "Abbiamo sbagliato a chiamarlo Toto XIV. Dovevamo chiamarlo Toto V, perché è il seguito ideale di Toto IV".

Ovvero il vostro disco di maggior successo, del 1982, quello di Rosanna, Africa e I won't hold you back, una decina di milioni di copie e 6 Grammy.
"Ecco. Davvero, abbiamo voluto dare il meglio di noi stessi. Ci siamo messi in una stanza e abbiamo tirato fuori le cose migliori che avevamo, non poteva che succedere che tutto si assemblasse alla perfezione. Certo, ci rendiamo conto che non potrà vendere come Toto IV. Sono cambiate troppe cose nel mondo della musica. E tutte in peggio".

Ad esempio?
"Ad esempio Toto XIV, come Toto IV, è un album fatto per essere ascoltato dall’inizio alla fine. Se la prima canzone è Burning out of time e l’ultima è Great expectations, se in mezzo ce ne sono altre 9 in un ordine preciso, una ragione artistica c’è. Invece chi lo comprerà lo metterà in un iPod e poi ascolterà a casaccio le canzoni mescolandole ad altre di altre band. Non solo, noi siamo tutti musicisti vecchio stile e non solo per questioni anagrafiche, su un sound ricco, elaborato, caldo abbiamo fondato il nostro mestiere. Ma l’Mp3 riduce di moltissimo la qualità dei suoni. Anzi, a dirla tutta uccide la musica. Per fortuna possiamo campare sui successi passati e fare musica anzitutto per divertirci e sapendo che un pubblico che viene a sentirci dal vivo c’è comunque, sennò sarebbe una tragedia".

Anche per questo tornate in tour?
"Anche, ma soprattutto per altri due motivi. Primo, un musicista non può sognare niente di meglio che stare su un palco di fronte a una folla, suonando musica che gli piace assieme ad amici. Secondo, perché vogliamo sensibilizzare chi viene ai concerti sulla Sla, malattia che ha ucciso Mike, fratello di Steve e Jeff e in realtà di tutti noi, costringendolo a lasciare la band".