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Manu Chao torna in Italia: il 20 giugno sarà al Parco di Monza, una festa a prezzi popolari

L'artista simbolo dell'antagonismo, reduce dalla missione in Amazzonia per la salvaguardia del polmone verde del pianeta, si esibirà in quartetto. Biglietti a 10 euro sino al 12 maggio, poi ne costeranno 15

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Eccolo di nuovo, Manu Chao: l'inarrestabile vessillifero dell'antagonismo, signore della patchanka, si esibirà in concerto sabato 20 giugno al Parco di Monza, all'interno dell'autodromo nazionale. Prezzo decisamente calmierato, se non proprio "politico", per il tagliando d'ingresso dello spettacolo, che prevede numerosi ospiti: costerà 10 euro (più diritto di prevendita) se acquistato prima del 12 maggio e 15 euro (più prevendita) a partire da quella data. I biglietti si trovano nei circuiti autorizzati: Ticketone, Bookinshow e Mailticket. Sarà anche disponibile a tariffe speciali il camping dell'Autodromo situato nei pressi dell'area del concerto.

All'appuntamento di Monza Manu Chao si presenterà con una formazione a organico ridotto rispetto al passato, ma largamente affidabile: con lui ci saranno infatti il bassista Jean Michel Gambeat, il chitarrista Madjid Fahem e alla batteria il fido Philippe Teboul, con lui da una vita, sin dai tempi della Mano Negra. L'autore di Clandestino è reduce dalla "missione" in Colombia affrontata per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla salvaguardia della foresta Amazzonica. In difesa del "polmone" del pianeta, Manu Chao si è messo in moto con il Colectivo Jaguar e i Doctor Krapula esibendosi a Barranquilla, Leticia, in Amazzonia - dove il concerto è stato ripreso per un documentario curato dal regista colombo-tedesco Christian Schmid Rincon per Fundacion Terra Nova, l'associazione che ha lanciato il progetto Ama-Zonas- Medellin e Bogotà. Poi ha dato vita a Buenos Aires alla mostra "M.A.N.W.O.Z." realizzata con il disegnatore e caricaturista polacco Jacek Wozniak, già al suo fianco per il progetto Sibérie M'Etait Contée, e ora torna a calcare i palchi europei, partendo dalla Germania.
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La capacità di attrazione di Manu Chao è proverbiale. Il piccolo grande profeta della musica popolare porta in dote l'impatto contagioso del suo sound meticcio, l'incrocio caldo e coinvolgente di colori, suoni, stili, lingue, musiche e tradizioni differenti che compone il suo mix caotico e proverbiale di punk, ska, reggae, rock, flamenco, funk, salsa, rap, calypso, ritmi e melodia. Il live riconferma il legame forte e tenace che lega Manu Chao all'Italia, dopo gli spettacoli trionfali della scorsa estate a Trieste, dove si esibì a fine giugno, e gli altri di Gallipoli e Pisa ad agosto. Da anni l'artista franco spagnolo si rende disponibile lungo il Belpaese con il suo patrimonio trasversale di suoni e soprattutto la forza inscalfibile delle sue idee: dallo storico concerto all'Arena Civica di Milano nel 1991 con i Mano Negra, la più grande rock band francese di sempre, al concerto-benefit di Genova del 2001 contro il G8, senza dimenticare l'esibizione davanti a 100.000 spettatori in Piazza Duomo a Milano e le tantissime altre presenze, come i concerti all'interno del carcere di Volterra, nel giugno del 2001, i festeggiamenti dei suoi 40 anni insieme a Don Gallo e alla Comunità di San Benedetto al Porto di Genova, i tre concerti del 2013 e gli altrettanti dell'anno scorso.

Manu Chao è stato la voce dei Mano Negra, lo storico gruppo francese che indicò un nuovo percorso inedito del rock latino, in una zona di confine tra la potenza punk della scuola Clash e la suadente ballabilità dei ritmi sudamericani. Poi con Clandestino - oltre quattro milioni di copie vendute, a suo nome - ha saputo conquistare l'attenzione privilegiata del mondo intero. Un successo enorme cresciuto parallelamente all'impegno sociale e politico. Manu Chao è assurto a icona delle nuove generazioni antagoniste a partire dalla stagione del cosiddetto "Popolo di Seattle": centomila persone accorsero ad ascoltarlo nello Zocalo, la Piazza della Costituzione di Città del Messico, la più grande  dell'America Latina, la stessa in cui il subcomandante Marcos terminò la sua marcia della speranza. Una folla di peruviani, boliviani, ecuadoriani, messicani lo acclamò come il "Bob Dylan latinoamericano", rappresentandolo come un autentico guru delle loro rivendicazioni sociali.
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Nato a Parigi il 21 giugno del 1961, dal padre originario della Galizia e dalla madre di Bilbao, José Manuel Thomas Arthur Chao, in arte Manu Chao,ha guidato i Mano Negra fra il 1987 e il 1994, in simmetria con i rivali Negresses Vertes. Avevano scelto di chiamarsi così per una sorta di rivalutazione, in senso romantico, della prima mafia sudamericana. Quella formazione si è sciolta - "per esaurimento delle motivazioni originarie", spiegherà poi il leader -  ma non si è mai sciolta l'idea della "patchanka", l'ardimentoso mélange di suoni provenienti da ogni angolo del pianeta che rappresenta anche un abbraccio ideale fra i popoli e le etnie.

Manu comunque non è rimasto mai fermo, e ha stupito tutti con la sua prima prova da solista. Se i Mano Negra (che furono supporter amatissimi di Iggy Pop) puntavano su un rock sovversivo, "encabronado", come lo definiva Manu Chao, nell'album d'esordio del loro leader, Clandestino (1998), prevalgono i ritmi messicani, brasiliani e afrocubani. Quelle sedici canzoni passate alla storia della musica popolare (dodici in spagnolo, una in inglese, una in portoghese e due in francese) raccontano i suoi vagabondaggi in musica, il tema del viaggio è infatti ricorrente nel disco, con particolare attenzione alle frontiere: Gibilterra, tra Spagna e Maghreb, e Tijuana, il sogno americano di chi fugge dal Messico. Manu non può rimanere ancorato a lungo in un luogo specifico e infatti, dopo trent'anni di vita a Parigi, sposta la sua base a Barcellona perché "avevo una gran voglia di sole e di caldo"

"I miei percorsi - ha raccontato l'artista - non sono mai nervosi; non mi piacciono le tournée toccata e fuga, non riesco a fermarmi in una città per più di due settimane, ma al tempo stesso voglio avere il tempo di conoscere la gente del luogo, le chiacchiere nei bar e la musica, anche perché ho amici in ogni parte del mondo".

Dopo l'avventura da titolare, quella successiva porta il nome di una band tutta nuova, Radio Bemba, della quale dice testualmente: "È un collettivo a geometria assolutamente variabile, visto che spazia da una persona sola - il sottoscritto - a trenta o quaranta musicisti di ogni genere e tipo, a seconda delle esigenze e delle ispirazioni del momento". La ricetta è esplicita: musica meticcia, suonata con strumentisti di ogni razza e colore in ogni angolo del mondo, dal Cile al Senegal, da Cuba all'Italia, dall'Africa al Sudamerica, che comunque sono le sue mete preferite ("lì il mondo è veramente mischiato come in un gigantesco laboratorio umano. Sembrano in ritardo su tutto, e invece sono avanti di centinaia di anni").
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Radio Bemba Sound System è il live del 2002 che segna il distacco dalla Virgin. Due anni dopo, il ritorno in studio di registrazione per Sibérie M'Etait Contée, progetto ricco e ambizioso, dove affiora un'aria popolare catturata tra i vicoli e le bancarelle della metropoli parigina. Uscita in forma di libro con cd allegato, l'opera è impreziosita dagli schizzi dell'illustratore polacco Wozniak. Nel disco, cantato interamente in francese, trovano spazio la fisarmonica di Thierry Bartalucci, nonché la tromba e il trombone del "nostro" Roy Paci che imbastiscono suggestivi quadretti di una Parigi spaesata e spiazzante.

Nel 2007 arriva La Radiolina, che è a tutt'oggi il suo ultimo album di inediti. Il disco, prodotto da Manu con Mario Caldato e Andrew Scheps, è ben rappresentato dal singolo Rainin in Paradize, forte di un video girato da Emir Kusturica. E tra i brani, spiccano Tristezza Maleza e La Vida Tombola, la sua ode affettuosa e malinconica a Diego Armando Maradona. Nel 2011,a sorpresa, Manu Chao scrive per Adriano Celentano la canzone Non so più cosa fare e nel 2012 pubblica Let me come the river flow. Continua, nel frattempo, sempre alla sua maniera frenetica, anarchica, l'attività live.

Il concerto di Monza è organizzato e promosso da BoaVida con la collaborazione di Associazione Psyco, Associazione MBE e Sias, con la partnership di Rock and Roll Circus Rai Radio2.