[[ge:rep-locali:repubblica:115317809]]
Partire per passione d'avventura o per necessità. Ma tornare, sempre, per nostalgia. È il manifesto del giovane resistente firmato dal cantautore siciliano Dimartino. Il disco si intitola Un paese ci vuole e racconta anche il sogno, di poter restare, di quanti non vogliano cedere alla realtà apparentemente obbligata della crisi economica. "La mia idea dell'album, come anche il motivo del suo titolo, non è nel riferimento al paese con la P maiuscola, piuttosto mi hanno ispirato i piccoli paesi, la città di provincia e la sua realtà, come quella in cui sono nato e in cui sempre ritorno", spiega Dimartino.
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Un paese ci vuole è una sorta di concept album che racconta la passione di chi decide di rimanere invece di andarsene altrove a cercare fortuna. Dimartino ha appena pubblicato queste dodici canzoni ispirate dall'aria che si respira a Misilmeri, la cittadina a pochi chilometri da Palermo dove il cantautore 32enne è cresciuto e vive, punto d'approdo per lui tra un tour e l'altro. "Se la politica si occupasse di più e meglio dei piccoli paesi, spesso abbandonati al loro destino, senza mai un politica sociale o culturale a sostenerli, allora anche l'Italia, il Paese intero, andrebbe meglio", osserva Dimartino. "Se la provincia sta male, allora sta male anche l'Italia".
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Tra i 20mila abitanti di Misilmeri ci si conosce praticamente tutti, figurarsi quelli che appartengono alla stessa generazione: "Almeno venti, tra i venticinque che erano in classe con me alle medie, se ne sono andati. Costretti a cercare lavoro a Roma, a Milano, molti anche fuori dall'Italia, nelle industrie in Belgio". Lui, per descrivere l'effetto delle politiche economiche negli ultimi venti anni, usa il termine desertificazione, "una desertificazione totale" cui contrappone una certa nostalgia, che puntualmente lo coglie quando si trova lontano: "Appena non ce l'ho più a disposizione, mi manca l'idea del posto piccolo in cui vivere".
Dimartino lo dice senza dubbi: "Io ho resistito grazie alla musica, a venti anni ho cominciato a scrivere canzoni contro la mafia, mi sono ritrovato in prima linea senza averlo pianificato, a fare un po' il rivoluzionario e per questo molte volte minacciato, fermato per strada e invitato 'a smetterla con queste canzoni', ma questo ha solo fortificato il mio desiderio di restare, piuttosto che di andarmene. Ora viaggio con la mia musica e Misilmeri è il mio porto".
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Tutto questo ha prodotto un album di canzoni molto belle e piene di immagini, in cui la nostalgia si apre al sogno di un mondo diverso e possibile. Ma è anche un invito a vivere la bellezza delle piccole cose: il piccolo mondo antico che produce per contrasto un respiro più alto, vedute dall'alto e grandi orchestrazioni. Dimartino ha notevoli capacità di scrittura come dimostrano le due collaborazioni dell'album con Francesco Bianconi dei Baustelle (Una storia del mare) e con la cantautrice Cristina Donà (I calendari).
Al suo terzo disco di studio,?e dopo tante trasformazioni dall'inizio con i Famelika nel 1998, il cantautore siciliano non rinuncia a presentarsi sul palco e ad esprimersi attraverso il nome di una band. Si direbbe un cantautore di gruppo: "Le band a un certo punto si sciolgono, lo diceva qualche anno fa anche Luca Carboni. Allora mi sono detto: se gli do il mio nome, la mia band non si scioglie più", dice Dimartino, "senza gruppo mi sentirei nudo: per fare la mia musica sono sempre stato all'interno di una band. Mi piace lo scambio che c'è tra di noi in studio di registrazione e mi piace la vita che si fa in tour. In una band il suono cresce, arrivi ad osare dal vivo, il momento del live diventa fondamentale".
Partire per passione d'avventura o per necessità. Ma tornare, sempre, per nostalgia. È il manifesto del giovane resistente firmato dal cantautore siciliano Dimartino. Il disco si intitola Un paese ci vuole e racconta anche il sogno, di poter restare, di quanti non vogliano cedere alla realtà apparentemente obbligata della crisi economica. "La mia idea dell'album, come anche il motivo del suo titolo, non è nel riferimento al paese con la P maiuscola, piuttosto mi hanno ispirato i piccoli paesi, la città di provincia e la sua realtà, come quella in cui sono nato e in cui sempre ritorno", spiega Dimartino.
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Un paese ci vuole è una sorta di concept album che racconta la passione di chi decide di rimanere invece di andarsene altrove a cercare fortuna. Dimartino ha appena pubblicato queste dodici canzoni ispirate dall'aria che si respira a Misilmeri, la cittadina a pochi chilometri da Palermo dove il cantautore 32enne è cresciuto e vive, punto d'approdo per lui tra un tour e l'altro. "Se la politica si occupasse di più e meglio dei piccoli paesi, spesso abbandonati al loro destino, senza mai un politica sociale o culturale a sostenerli, allora anche l'Italia, il Paese intero, andrebbe meglio", osserva Dimartino. "Se la provincia sta male, allora sta male anche l'Italia".
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Tra i 20mila abitanti di Misilmeri ci si conosce praticamente tutti, figurarsi quelli che appartengono alla stessa generazione: "Almeno venti, tra i venticinque che erano in classe con me alle medie, se ne sono andati. Costretti a cercare lavoro a Roma, a Milano, molti anche fuori dall'Italia, nelle industrie in Belgio". Lui, per descrivere l'effetto delle politiche economiche negli ultimi venti anni, usa il termine desertificazione, "una desertificazione totale" cui contrappone una certa nostalgia, che puntualmente lo coglie quando si trova lontano: "Appena non ce l'ho più a disposizione, mi manca l'idea del posto piccolo in cui vivere".
Dimartino lo dice senza dubbi: "Io ho resistito grazie alla musica, a venti anni ho cominciato a scrivere canzoni contro la mafia, mi sono ritrovato in prima linea senza averlo pianificato, a fare un po' il rivoluzionario e per questo molte volte minacciato, fermato per strada e invitato 'a smetterla con queste canzoni', ma questo ha solo fortificato il mio desiderio di restare, piuttosto che di andarmene. Ora viaggio con la mia musica e Misilmeri è il mio porto".
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Tutto questo ha prodotto un album di canzoni molto belle e piene di immagini, in cui la nostalgia si apre al sogno di un mondo diverso e possibile. Ma è anche un invito a vivere la bellezza delle piccole cose: il piccolo mondo antico che produce per contrasto un respiro più alto, vedute dall'alto e grandi orchestrazioni. Dimartino ha notevoli capacità di scrittura come dimostrano le due collaborazioni dell'album con Francesco Bianconi dei Baustelle (Una storia del mare) e con la cantautrice Cristina Donà (I calendari).
Al suo terzo disco di studio,?e dopo tante trasformazioni dall'inizio con i Famelika nel 1998, il cantautore siciliano non rinuncia a presentarsi sul palco e ad esprimersi attraverso il nome di una band. Si direbbe un cantautore di gruppo: "Le band a un certo punto si sciolgono, lo diceva qualche anno fa anche Luca Carboni. Allora mi sono detto: se gli do il mio nome, la mia band non si scioglie più", dice Dimartino, "senza gruppo mi sentirei nudo: per fare la mia musica sono sempre stato all'interno di una band. Mi piace lo scambio che c'è tra di noi in studio di registrazione e mi piace la vita che si fa in tour. In una band il suono cresce, arrivi ad osare dal vivo, il momento del live diventa fondamentale".