Da un mal di denti a un disco, Franz Ferdinand più Sparks: "Ecco il nostro umorismo dark"
Deborah Ameri, DEBORAH AMERIUn incontro avvenuto per strada: così i fratelli Mael, eccentrici precursori di uno stile inimitabile sono finiti in studio con Alex Kapranos e compagni, una delle formazioni indie rock più originali d'Inghilterra. Il risultato? "FFS", un disco sulla condizione umana: "L'esclamazione-parolaccia del titolo descrive bene il nostro suono"
LONDRA - Tutto è cominciato con un mal di denti. Nel 2013 Alex Kapranos vagava per San Francisco con un molare in fiamme in cerca di un dentista. "Alex, ma sei tu?", si è sentito chiamare. Erano i fratelli Ron e Russell Mael che lo avevano riconosciuto per strada. Da qui è nat FFS, la band composta dal quartetto indie rock scozzese Franz Ferdinand con il duo glam degli Sparks, inossidabili innovatori con 40 anni di carriera.
Attenzione a non chiamarlo super gruppo ("La definizione non ci piace e non ci riconosciamo", precisa Kapranos). Perché quello che FFS ha ottenuto shakerando i diversi sforzi creativi è davvero qualcosa di nuovo. Il risultato è nell'album omonimo che uscirà il 9 giugno, dodici tracce prodotte da John Congleton (St. Vincent, Anna Calvi, David Byrne) e registrate ai Rak Studios di Londra.
Cosa aspettarsi da una band il cui nome è un turpiloquio (FFS è anche l'acronimo di &qu…
Attenzione a non chiamarlo super gruppo ("La definizione non ci piace e non ci riconosciamo", precisa Kapranos). Perché quello che FFS ha ottenuto shakerando i diversi sforzi creativi è davvero qualcosa di nuovo. Il risultato è nell'album omonimo che uscirà il 9 giugno, dodici tracce prodotte da John Congleton (St. Vincent, Anna Calvi, David Byrne) e registrate ai Rak Studios di Londra.
Cosa aspettarsi da una band il cui nome è un turpiloquio (FFS è anche l'acronimo di &qu…
LONDRA - Tutto è cominciato con un mal di denti. Nel 2013 Alex Kapranos vagava per San Francisco con un molare in fiamme in cerca di un dentista. "Alex, ma sei tu?", si è sentito chiamare. Erano i fratelli Ron e Russell Mael che lo avevano riconosciuto per strada. Da qui è nat FFS, la band composta dal quartetto indie rock scozzese Franz Ferdinand con il duo glam degli Sparks, inossidabili innovatori con 40 anni di carriera.
Attenzione a non chiamarlo super gruppo ("La definizione non ci piace e non ci riconosciamo", precisa Kapranos). Perché quello che FFS ha ottenuto shakerando i diversi sforzi creativi è davvero qualcosa di nuovo. Il risultato è nell'album omonimo che uscirà il 9 giugno, dodici tracce prodotte da John Congleton (St. Vincent, Anna Calvi, David Byrne) e registrate ai Rak Studios di Londra.
Cosa aspettarsi da una band il cui nome è un turpiloquio (FFS è anche l'acronimo di "for fuck's sake", una sorta di "e che c...")? Di sicuro un sound originale, permeato da un senso dell'umorismo teatrale e cupo, con testi intelligenti e arguti. Ogni canzone introduce diversi personaggi, alcuni poco raccomandabili, altri con cui si vorrebbe fare una chiacchierata. Tutti saranno presentati al pubblico nel tour estivo che toccherà anche l'Italia: il 7 luglio Genova, il 16 luglio Catania, il 3 settembre Treviso e il 5 Rovereto. Abbiamo incontrato Kapranos e i fratelli Mael a Londra, in un pub del quartiere trendy di Shoreditch.
Avete sorpreso tutti, fan compresi. Perché questa scelta di fondere le due band?
Kapranos: "Ci siamo incontrati per la prima volta nel 2004. Noi Ferdinand eravamo grandi fan degli Sparks. Abbiamo bevuto un caffè, ci siamo sentiti subito in sintonia e deciso che avremmo fatto qualcosa insieme. Ron e Russell ci hanno mandato Piss Off, la prima canzone dell'album. Ma a quell'epoca i Franz Ferdinand avevano troppi impegni e non se n'è fatto nulla fino al fatidico incontro per caso a San Francisco".
Russell: "Abbiamo voluto fare qualcosa di davvero speciale. Non una versione dei Franz o degli Sparks, ma qualcosa di diverso dalle nostre band, di irriconoscibile".
Quando avete iniziato la collaborazione che cosa vi aspettavate?
Kapranos: "Nessuno lo sapeva. Non ci siamo dati un manifesto, né regole precise. Non ci piacciono le formule. Avevamo delle restrizioni (per esempio ci trovavamo a 6mila miglia di distanza), ma sono state un'ispirazione per noi perché ci hanno permesso di scrivere e comporre non in modo tradizionale. A volte nasceva prima la musica, a volte prima i testi. I brani andavano avanti e indietro da Londra a Los Angeles diverse volte, ognuno dava il suo contributo. È stato tutto molto imprevedibile e alla fine ci siamo trovati con oltre dieci canzoni. Non sapevamo di stare scrivendo un album".
Il vostro è un altro dei cosiddetti super gruppi?
Kapranos: "Non ci vediamo così. Quelli appartengono agli anni Sessanta e Settanta e non sentiamo affinità con quel periodo. Allora i super gruppi erano basati sui virtuosismi dei singoli componenti. Noi ci concentriamo sulla musica".
Russell: "Siamo super, ma non un super gruppo! Abbiamo fatto qualcosa che nessuno aveva mai fatto prima. Non solo pubblichiamo un album di inediti ma adesso ci imbarchiamo anche in un tour che ci vedrà suonare tutti insieme".
Che cosa hanno in comune le vostre band?
Russell: "Una certa sensibilità più che un tipo di musica".
Kapranos: "Non ci siamo seduti a tavolino per stilare una lista. Ma condividiamo il pop. Noi Franz Ferdinand non ci siamo mai sentiti un gruppo rock".
Come avete deciso chi cantava cosa?
Kapranos: "Non volevamo che si riconoscessero canzoni di Russell o canzoni mie. Piuttosto abbiamo fuso le nostre voci come fossero due strumenti musicali".
Avete mai detto no alle proposte che vi arrivavano dall'altra band?
Kapranos: "Mai. E pensa che i Mael, per testare i nostri limiti, come prima canzone ci hanno mandato Collaborations Don't Work ('Le collaborazioni non funzionano'). Che grande senso dell'umorismo, eh? Noi abbiamo replicato divertiti, scrivendo il verso: 'I ain't no collaborator, I'm the partisan..., 'Non sono un collaboratore, sono un partigiano'".
Quindi nessun litigio o discussione?
Ron: "Solo su quando fare una pausa per il tè".
Come descrivereste il sound dell'album?
Kapranos: "È difficile, forse l'esclamazione-parolaccia del nostro nome potrebbe farlo".
Ron: "Per fortuna non si può descrivere in poche parole. Preferiamo non avere etichette".
Le canzoni creano un universo di personaggi e luoghi. Quali sono i temi principali?
Kapranos: "L'album è permeato da un umorismo molto dark. L'umorismo può essere usato in diversi modi, anche per affrontare temi profondi. Per esempio Johnny Delusional è una canzone estremamente triste, ma il titolo è buffo. È come quando si ride a un funerale".
Ron: "Non sono canzoni-confessionale, non diciamo 'io mi sento così'. Volevamo parlare della condizione umana in generale, usando dei personaggi in cui chi ascolta può riconoscersi. Il nostro modo di esprimerci non è soggettivo ma è comunque sincero".
Cosa ci dobbiamo aspettare dai concerti?
Kapranos: "Ci concentreremo sugli FFS e sul nuovo album, non vediamo l'ora di far conoscere le canzoni. Ma faremo anche alcune cover di Sparks e Franz Ferdinand".
E dopo? Qual è il futuro degli FFS?
Russell: "Non lo sappiamo. Siamo molto entusiasti del tour per adesso. Poi vedremo. È eccitante non sapere cosa accadrà".
Attenzione a non chiamarlo super gruppo ("La definizione non ci piace e non ci riconosciamo", precisa Kapranos). Perché quello che FFS ha ottenuto shakerando i diversi sforzi creativi è davvero qualcosa di nuovo. Il risultato è nell'album omonimo che uscirà il 9 giugno, dodici tracce prodotte da John Congleton (St. Vincent, Anna Calvi, David Byrne) e registrate ai Rak Studios di Londra.
Cosa aspettarsi da una band il cui nome è un turpiloquio (FFS è anche l'acronimo di "for fuck's sake", una sorta di "e che c...")? Di sicuro un sound originale, permeato da un senso dell'umorismo teatrale e cupo, con testi intelligenti e arguti. Ogni canzone introduce diversi personaggi, alcuni poco raccomandabili, altri con cui si vorrebbe fare una chiacchierata. Tutti saranno presentati al pubblico nel tour estivo che toccherà anche l'Italia: il 7 luglio Genova, il 16 luglio Catania, il 3 settembre Treviso e il 5 Rovereto. Abbiamo incontrato Kapranos e i fratelli Mael a Londra, in un pub del quartiere trendy di Shoreditch.
Avete sorpreso tutti, fan compresi. Perché questa scelta di fondere le due band?
Kapranos: "Ci siamo incontrati per la prima volta nel 2004. Noi Ferdinand eravamo grandi fan degli Sparks. Abbiamo bevuto un caffè, ci siamo sentiti subito in sintonia e deciso che avremmo fatto qualcosa insieme. Ron e Russell ci hanno mandato Piss Off, la prima canzone dell'album. Ma a quell'epoca i Franz Ferdinand avevano troppi impegni e non se n'è fatto nulla fino al fatidico incontro per caso a San Francisco".
Russell: "Abbiamo voluto fare qualcosa di davvero speciale. Non una versione dei Franz o degli Sparks, ma qualcosa di diverso dalle nostre band, di irriconoscibile".
Quando avete iniziato la collaborazione che cosa vi aspettavate?
Kapranos: "Nessuno lo sapeva. Non ci siamo dati un manifesto, né regole precise. Non ci piacciono le formule. Avevamo delle restrizioni (per esempio ci trovavamo a 6mila miglia di distanza), ma sono state un'ispirazione per noi perché ci hanno permesso di scrivere e comporre non in modo tradizionale. A volte nasceva prima la musica, a volte prima i testi. I brani andavano avanti e indietro da Londra a Los Angeles diverse volte, ognuno dava il suo contributo. È stato tutto molto imprevedibile e alla fine ci siamo trovati con oltre dieci canzoni. Non sapevamo di stare scrivendo un album".
Il vostro è un altro dei cosiddetti super gruppi?
Kapranos: "Non ci vediamo così. Quelli appartengono agli anni Sessanta e Settanta e non sentiamo affinità con quel periodo. Allora i super gruppi erano basati sui virtuosismi dei singoli componenti. Noi ci concentriamo sulla musica".
Russell: "Siamo super, ma non un super gruppo! Abbiamo fatto qualcosa che nessuno aveva mai fatto prima. Non solo pubblichiamo un album di inediti ma adesso ci imbarchiamo anche in un tour che ci vedrà suonare tutti insieme".
Che cosa hanno in comune le vostre band?
Russell: "Una certa sensibilità più che un tipo di musica".
Kapranos: "Non ci siamo seduti a tavolino per stilare una lista. Ma condividiamo il pop. Noi Franz Ferdinand non ci siamo mai sentiti un gruppo rock".
Come avete deciso chi cantava cosa?
Kapranos: "Non volevamo che si riconoscessero canzoni di Russell o canzoni mie. Piuttosto abbiamo fuso le nostre voci come fossero due strumenti musicali".
Avete mai detto no alle proposte che vi arrivavano dall'altra band?
Kapranos: "Mai. E pensa che i Mael, per testare i nostri limiti, come prima canzone ci hanno mandato Collaborations Don't Work ('Le collaborazioni non funzionano'). Che grande senso dell'umorismo, eh? Noi abbiamo replicato divertiti, scrivendo il verso: 'I ain't no collaborator, I'm the partisan..., 'Non sono un collaboratore, sono un partigiano'".
Quindi nessun litigio o discussione?
Ron: "Solo su quando fare una pausa per il tè".
Come descrivereste il sound dell'album?
Kapranos: "È difficile, forse l'esclamazione-parolaccia del nostro nome potrebbe farlo".
Ron: "Per fortuna non si può descrivere in poche parole. Preferiamo non avere etichette".
Le canzoni creano un universo di personaggi e luoghi. Quali sono i temi principali?
Kapranos: "L'album è permeato da un umorismo molto dark. L'umorismo può essere usato in diversi modi, anche per affrontare temi profondi. Per esempio Johnny Delusional è una canzone estremamente triste, ma il titolo è buffo. È come quando si ride a un funerale".
Ron: "Non sono canzoni-confessionale, non diciamo 'io mi sento così'. Volevamo parlare della condizione umana in generale, usando dei personaggi in cui chi ascolta può riconoscersi. Il nostro modo di esprimerci non è soggettivo ma è comunque sincero".
Cosa ci dobbiamo aspettare dai concerti?
Kapranos: "Ci concentreremo sugli FFS e sul nuovo album, non vediamo l'ora di far conoscere le canzoni. Ma faremo anche alcune cover di Sparks e Franz Ferdinand".
E dopo? Qual è il futuro degli FFS?
Russell: "Non lo sappiamo. Siamo molto entusiasti del tour per adesso. Poi vedremo. È eccitante non sapere cosa accadrà".