Spettacoli

MUSICA

Un film-viaggio per il ritorno degli Arcade Fire

The Reflektor Tapes, documentario sul loro ultimo disco (e sul tour mondiale) arriverà nelle sale italiane il 14 e il 15 ottobre. "Abbiamo messo in scena precisamente quello che avevamo immaginato"

2 minuti di lettura
[[ge:rep-locali:repubblica:119738036]]
Sequenza: una spiaggia esotica che da su un mare smeraldo, poi dita che accarezzano i tasti di un pianoforte. Dissolvenza: una passerella, in due su un red carpet, travestiti, maschere enormi a coprire il volto. E sottovoce Win Butler, il signor Arcade Fire, che dice: "Non mi interessa qualcosa che non sia totalizzante". Parte così il trailer di The Reflektor Tapes, il nuovo documentario del gruppo canadese: un viaggio all'interno di quell'edificio musicale rappresentato dal loro ultimo disco, The Reflektor, appunto, pubblicato nel 2013. Il film uscirà nelle sale italiane il 14 e il 15 ottobre. 
[[ge:rep-locali:repubblica:119738040]]
Edificio musicale: perché un disco degli Arcade Fire va letto a partire proprio da questa prospettiva. Le solide fondamenta che poggiano su quel terreno che va dai Velvet Underground a Brian Eno, passando per Bowie, Talking Heads, Radiohead. I pilastri, quelle linee di forza rappresentate dalla volontà di legare le canzoni in un racconto coerente, qualcosa che sta tra il concept album e un'opera. Poi la disposizione degli spazi e l'arredamento. Ovvero tutte le influenze che il gruppo guidato da Butler e da Régine Chassagne incontrano, studiano e metabolizzano disco dopo disco. 
[[ge:rep-locali:repubblica:89901925]]
E The Reflektor Tape inizia proprio da un viaggio verso le radici, musicali e non, di Régine: nel 2010 visita Haiti  -  i suoi genitori provengono dall'isola caraibica  -  e la musica dell'isola inizia a essere intessuta all'interno delle trame musicali della band. E il risultato non è solo una somma aritmetica, non si tratta solo di aggiungere percussioni\ritmi sincopati. Tutta la "macchina" Arcade Fire viene ripensata. Win e Regina generano una sorta di collisione, mettendo in discussione le proprie certezze musicali. Il viaggio verso Haiti diventa un viaggio verso territori musicali nuovi, altri, diversi. La musica per interpretare il mondo. "Un'esperienza totalizzante", appunto. 

Il documentario diretto da Kahil Joseph segue lo svolgersi di questo viaggio. Da Haiti allo studio di registrazione in Louisiana dove James Murphy, LCD Soundsystem, collabora alla produzione del disco. Canzone dopo canzone: le scelte musicali, gli ospiti, la scrittura dei testi e l'operazione di guerrilla marketing utilizzata per lanciare il disco. Fino al tour dello scorso anno, quando gli Arcade Fire regalano a mezzo mondo una serie di concerti dove il grado di separazione tra vita e arte è ridotto al minimo: uno spettacolo totale fatto di specchi, di maschere, di labirinti musicali nei quali lasciare per un attimo fuori identità e ideologie. 

"Ci sono immagini del tour Reflektor dove siamo stati davvero molto vicini a mettere in scena esattamente quello che immaginavamo nelle nostre teste. E siamo stati follemente fortunati perché avevamo accanto a noi Kahlil Joseph sin dall'inizio per documentare tutto questo", scrive la band, sul sito ufficiale, per lanciare l'uscita del documentario. Uscita che già è segnata in rosso nell'agenda di fan di mezzo mondo. 

Che nelle due ore del film potranno rivedere - oltre a Wake Up, Rebellion, No Cars Go, Sprawl II e altri classici della band - quella piccola meraviglia condensata nell'esecuzione di It's Never Over (Hey Orpheus): Régine sola sulla passarella, circondata dal pubblico, che in un glaciale gioco di specchi assiste al viaggio di Orfeo\Butler, sceso negli inferi per salvarla. E se tutti sanno come andrà a finire, in quel momento non esiste altro che un musicista che sfida le leggi del mondo per riportare in vita la propria musa. Il punto di tangenza tra sacro, musica e show business. Tra quelle immagini, quei suoni e quelle parole che compongono il grande stile degli Arcade Fire.