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Motorhead, disco e tour per 40 anni di R'n'r. Lemmy: "Rock morto? Lo diranno solo i fan"

"A loro decidere se staccare la spina. Quanto a noi, finché i nostri sostenitori lo vorranno saremo qui". Intervista a Ian Fraser Kilmister, leader del power trio che il 28 agosto pubblica il celebrativo Bad Magic e tornerà in Italia a febbraio per due concerti, a Milano e Trento. Nel disco, un assolo dell'amico Brian May e la cover di Sympathy For The Devil. "Ma tra Beatles e Rolling Stones per me i migliori restano... i Ramones!"

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PER IL ROCK, un luglio disseminato di anniversari, compleanni e cattivi pensieri. Cinquant'anni fa Bob Dylan sfidava i puristi folk a Newport con una chitarra elettrica e rivoluzionava il linguaggio della musica giovanile. Oggi Taylor Swift si staglia come Che Guevara per aver detto no a Apple e Spotify. Slash compie 50 anni, ma il ricordo dei Guns belli e dannati annega nell'acqua minerale pubblicizzata sulle note di Sweet Child Of Mine. Rolling Stone sbatte in copertina il seducente "nulla" di Kim Kardashian e Sinead O'Connor sentenzia: "La musica è morta. Dylan inorridirà".

VIDEO ANTEPRIMA: Motörhead - "Electricity"

Sembra davvero finita, quando arriva Lemmy. "Il futuro del rock'n'roll è nelle mani dei fan. Soltanto loro possono staccare la spina. Perché ci saranno sempre musicisti desiderosi di strimpellare una chitarra e cantarci sopra. Io ci credo ancora". Non ammette repliche, l'atto di fede del leader, bassista e cantante dei Motörhead, che con i fidi Phil Campbell, chitarra, e Mikkey Dee, batteria, il 28 agosto celebra il 40mo anniversario della band con il 22mo album in studio, Bad Magic. In agosto e settembre i Motörhead suoneranno in Nordamerica, poi a novembre daranno il via a un tour europeo. In Italia arriveranno a inizio 2016 con due appuntamenti: l'11 febbraio all'Alcatraz di Milano, il 20 febbraio al Palasport di Trento, assieme a Saxon e Girlschool.
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Power to the people, dunque, almeno nel rock. Lemmy ne è profondamente convinto, esattamente come non ha mai dubitato del potere del suo rock'n'roll. Veloce, aggressivo, saturo e senza compromessi. Quelli a cui Lemmy avrebbe potuto scendere per compiacere la stampa che conta e per sfuggire alle trappole disseminate sulla sua strada dall'industria discografica. Esperienze che a un certo punto della storia lo hanno indotto a fuggire a Los Angeles. A dividere il mondo in amici e nemici. E a badare tremendamente al sodo. "Credi in ciò che è giusto per te stanotte / Chi può conoscere il senso di tutto questo", recita un brano del nuovo album, Victory Or Die.

Tra gli amici, Lemmy conta Dave Grohl dei Foo Fighters, con cui ha da poco condiviso il palco in Giappone e Corea del Sud. L'ex Nirvana lo volle nel suo progetto metal che nel 2003 portò all'album Probot. Dopo la collaborazione, Dave conìo per Lemmy una definizione perfetta: "Non riesco neanche a spiegarlo. Per il rock'n'roll è come Dio, la ragione. Un dannato Lone Ranger. Arriva in studio, spreme tutto da una canzone e se ne va".
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Eppure Lemmy, al secolo Ian Fraser Kilmister, venne al mondo accompagnato da ben altri auspici: il 24 dicembre del 1945, figlio di un pastore anglicano. Sparito presto dalla sua vita, forse perché spaventato dalla onirica visione del satanasso che sarebbe diventato quel pargolo, nato nella prima serena vigilia di Natale post-bellica. Inglese di Burslem, nel comprensorio di Stoke-on-Trent, Staffordshire, Lemmy crebbe nelle campagne del Galles, attaccato alle gonne di mamma e nonna. Il segreto, dice lui, della insospettabile e "simpatica complicità" con il genere femminile riscontrata in 40 anni di "su e giù" dal palco.
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Ormai prossimo ai 70 anni, Lemmy viene da un mondo antico, in cui i giovani smettevano di tagliarsi i capelli e spendevano la paghetta in dischi, ne studiavano le copertine in dettaglio e si chiudevano al buio nella cameretta per perdersi totalmente nella musica. I Motörhead suonavano solo per loro pietre miliari hard & heavy come Overkill, Ace Of Spades, Bomber. E' per loro, ribadisce Lemmy, che i Motörhead sono ancora qui. "Siamo una live band e ogni 18 o 24 mesi pubblichiamo un album, è diventato quasi uno schema fisso. Lo dobbiamo ai nostri fan, che ci sono stati favorevoli e di grande sostegno sin dall'inizio della nostra storia. Finché ci vorranno, noi ci saremo".

Fosse nato nel 2000 e non nel 1945, riuscirebbe Lemmy a lastricare la sua strada per il rock'n'roll nell'immateriale mondo nuovo, tra mp3, streaming, visualizzazioni su YouTube e affaccendati consumatori di musica con la cuffia calcata sulla testa? Basta davvero crederci? Questa volta Lemmy tentenna: "Non so, non riesco a immaginarlo. L'intero business dell'intrattenimento si  è aggiornato, rendendo i prodotti molto più semplici da consumare. Per cui, ancora una volta, la decisione spetta alla gente: sta a lei interrompere ciò che sta facendo e tornare a perdersi nella musica. O in qualsiasi altra cosa" ridacchia il Lone Ranger. People have the power, una volta per tutte.
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Il video che lancia Bad Magic è Electricity. Che recita: "La libertà di credere non ha prezzo / L'innocenza non diventa mai troppo vecchia / Si ha bisogno di un lampo di rock / Di un grave shock tossico / Elettricità nel profondo dell'anima". Come si fa, Lemmy, a conservare un simile candore dopo le tante delusioni nel rapporto con la discografia e i media? "L'unico modo per mantenere l'innocenza in un simile ambiente è andare avanti a testa alta e credere in ciò che fai, seguire la tua strada e provare a essere un uomo onesto. Quanto ai pregiudizi altrui, alla mia età non me ne preoccupo più".

Belle parole, contano anche i fatti. "Ho sempre desiderato il grido nella notte / Ho sempre voluto il frastuono e le luci / stando su un palco il brivido non svanisce mai" canta Lemmy in Thunder & Lightning. Un verso che ha assorbito il suo furioso desiderio di tornare agli album e ai concerti, mentre la vita gli presenta il conto scaricandogli addosso problemi di salute prevedibili per uno che nel rock'n'roll circus si è sempre lanciato senza rete. Bad Magic e il tour celebrativo che ne seguirà, in fondo, sono anche un modo per provare a se stessi di essere vivi.
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Lemmy non ama domande dirette sui pensieri che gli attraversano la mente nei giorni in cui il demone del dubbio lo guarda fisso negli occhi. Per la prima volta fa una mezza ammissione parlando di una canzone, Till The End. Una ballata killer, che parla del tempo che non torna, di amici e amori persi, di ricordi che sono solo tuoi fino a quando sarai polvere e ossa. Lemmy la affronta con un inconsueto tono dimesso: "Tutto ciò che so è chi io sono / Non ti deluderò mai / L'ultimo di cui ti puoi fidare fino alla fine". "Potrebbe trattare della fine di una relazione o anche della fine della vita stessa" spiega Lemmy. Che poi, colto dalla riflessione di un attimo, ingrana la precipitosa retromarcia: "Ma è solo il testo di una canzone, senza alcun riferimento autobiografico".

E allora torniamo al 40mo anniversario dei Motörhead. "Per ora non abbiamo programmato alcun concerto speciale", taglia corto Lemmy. Nel 2000, per il 25ennale, i Motörhead tennero un fantastico show alla Brixton Academy di Londra. Un altro amico era tra gli ospiti di quella sera: Brian May, suonava la chitarra alla velocità supersonica di Overkill, esilarante performance racchiusa nel Cd+Dvd Boneshaker. "Quella sera Brian si divertì tantissimo, forse era quello che aveva sempre sognato" raccontò Lemmy nel 2002, prima di un concerto nella location romana di Valle Giulia, a proposito di un'amicizia nata ben prima dei Queen. Un amico ritrovato, Brian May, presente in Bad Magic con un assolo del brano The Devil.  Ma stavolta è tutta "colpa" di Phil Campbell. "Quei due sono rimasti sempre in contatto. Phil glielo ha chiesto, Brian aveva il tempo di studiare l'assolo ma non di venire a Los Angeles. Così ha registrato la sua parte in Inghilterra".
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Altra sorpresa, proprio in chiusura di Bad Magic: la cover di Sympathy For The Devil dei Rolling Stones. La si deve a un altro amico dei Motörhead, il lottatore di wrestling Triple H, l'uomo dietro la rinascita dei Motörhead in terra americana. Fu lui, nel 2001, a chiedere alla band di suonare dal vivo la canzone The Game per accompagnarlo sul ring di Wreslingmania. E i Motörhead tornarono in classifica. "E' stato Triple H a suggerirci Sympathy. In realtà, voleva che la suonassimo per il suo prossimo Dvd, ma a noi è piaciuta così tanto da tenerla per il nostro disco", confessa Lemmy.

La scelta suscita qualche perplessità. Il brano degli Stones è reso in perfetto "motorsound" e Sua Maestà Satanica non può che sentirsi a suo agio in un album chiamato Bad Magic. Ma vengono alla mente le rivisitazioni marchiate Motörhead di brani e artisti a loro più affini. Nel 1978, quando con Lemmy c'erano i mai dimenticati Phil "Philthy Animal" Taylor alla batteria ed Eddie "Fast" Clarke alla chitarra, il trio violò le porte della Bbc e Top Of The Pops grazie a un cavallo di Troia irresistibile, il singolo Louie Louie, standard dei ruggenti anni Cinquanta. Nel 2000, recuperò God Save the Queen dei Sex Pistols per il "giubileo" dei 25 anni di Motörhead. Nel 2005 vinse addirittura il Grammy per la miglior performance metal con Whiplash dei Metallica. Rock'n'roll, punk e metal, proprio la collisione di percorsi sonori con cui la maggior parte dei critici tende a spiegare il sound aspro, sporco e istintivo dei Motörhead. Davvero arduo, invece, sovrapporre il profilo di Lemmy a quello di Jagger e Richards. Nel 2006 Lemmy cantò sì Back To The USSR, ma quasi per gioco in un album tributo intitolato emblematicamente Butchering The Beatles. Gli Stones, invece, qui sono omaggiati in un album ufficiale.

"Per noi della band usare la loro canzone in chiusura di album ha senso" si irrigidisce Lemmy, al limite dell'irritazione. "E sono sicuro che dopo la pubblicazione una copia del disco volerà tra le mani di Mick e Keith" ruggisce con il solito ghigno infernale. Tornata la calma, Lemmy tiene a fare una precisazione: "Tra Beatles e Rolling Stones per me i migliori restano... i Ramones! E comunque, tutti sanno che sono un fan dei Fab Four".

Restando in tema di fan e di omaggi, tra i 92mila giovani accorsi il 9 luglio all'autodromo di Imola per gli Ac/Dc, molti esibivano orgogliosamente una t-shirt dei Motörhead. Soprattutto quella con il celebre logo della band, lo Snaggletooth, il mostruoso testone disegnato da Joe Petagno. Se provate a chiedere a quei ragazzi chi sia Lemmy, come Grohl, vi risponderanno invariabilmente "Dio". Lemmy, si è mai sentito a disagio? "Non amo i paragoni. E poi Dio è molto più alto di me!".
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