LONDRA. Intona i versi di "Casta Diva", la celebre preghiera alla luna dalla Norma di Bellini. Dapprima solo voce, poi aggiunge la chitarra. Carmen Consoli apre così il suo concerto al Meltdown Festival di Londra, dove l'ha voluta il direttore artistico di quest'anno David Byrne. Sin dall'inizio, Carmen Consoli non cerca scorciatoie. Benché abbia pubblicato tre album internazionali, di cui uno in inglese, canterà solo in italiano. "Voglio portare la nostra cultura", ci spiega in una chiacchierata prima del live. Unica italiana selezionata dall'ex leader dei Talking Heads e premio Oscar, sente "la responsabilità di rappresentare bene il nostro Paese". Ma anche l'urgenza di denunciarne i problemi: l'omertà, la violenza contro le donne. A parte poche battute, userà l'inglese solo per spiegare il significato di due canzoni: Esercito silente e La signora del quinto piano.
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Non è la prima volta che si presenta a un pubblico straniero. Vari concerti a Londra, tour in America. Qual è la risposta degli anglofoni alle sue canzoni che tra l'altro si contraddistinguono per i testi in un italiano ricercato?
"Faccio il ragionamento al contrario. Noi catanesi siamo cresciuti con la musica anglofona, con la musica indie. Nelle discoteche ascoltavamo Pixie e Sonic Youth, un genere di musica che dicevamo "spacchiusa". In questo Catania era molto moderna, era stata nominata la Seattle italiana per le sue etichette indipendenti, aveva una linea diretta con l'estero. Ma non sempre a tredici anni capivamo le parole delle canzoni però le ascoltavamo, andavamo a vedere il tour Zooropa degli U2, sognavamo con la musica dei Rem. Più tardi abbiamo studiato l'inglese, iniziato ad andare all'estero e cominciato ad apprezzare i testi... dieci anni dopo! Una lingua ha una sua sonorità. Se è felice il testo di una canzone, se è felicemente sposato alla melodia, ne arriva la bellezza. Apro il concerto con un omaggio a Bellini: Casta Diva, ovviamente fatta alla mia maniera, molto sporca con una chitarra distorta. Voglio portare un pezzo di catanesità. Il testo è difficile da capire anche per noi italiani. La musica ha una forza che va oltre le parole. All'estero non ho mai incontrato grandi difficoltà, semmai grande curiosità verso la nostra cultura. Più ne ho presentato le peculiarità, più ho ricevuto apprezzamenti dagli autoctoni".
Anche con le canzoni in siciliano?
"Il siciliano è capito ovunque. Ricordo che a New York cantavo la canzone "A' finestra" e c'erano madrelingua americani che la sapevano a memoria. Del resto, la lingua italiana nasce con la scuola poetica siciliana sotto Federico II di Svevia che poi si trasferisce in Toscana. Io poi mi considero testimonial di una cultura italiana a lungo raggio visto che per metà sono veneta".
Conosce già gli altri artisti di quest'edizione del Meltdown o, con le sue scelte inusuali, David Byrne, ha stupito anche lei?
"Byrne ha rischiato un po'. Non presenta un calendario "pop". Voglio fermarmi qualche giorno per provare a scoprire delle cose a me sconosciute. Festival come Meltdown che, con il suo stesso nome, suggerisce la contaminazione di diversità stilistiche culturali, sono anche l'occasione per conoscere nuovi generi e nuova musica. Forse è questa l'unica via invece che Itunes e il computer".
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Anche stasera si presenterà con un trio tutto al femminile, lei alla chitarra, Luciana Luccini al basso e Fiamma Cardani alla batteria. Come giudica quest'esperienza?
"Sto scoprendo una nuova frontiera dell'aggregazione al femminile: l'aiutarci a fare i capelli, la generosità sul palco, il mettere davanti le altre per non essere tu al centro dell'attenzione... Con quest'esperienza, non voglio presentare solo una nuova formazione musicale, ma anche questa solidarietà al femminile".
L'essere diventata madre di un figlio maschio, invece, le ha fatto scoprire qualcosa di nuovo sull'universo maschile?
"Precisiamo subito, non ho nulla contro l'universo maschile. Ho avuto un padre meraviglioso, esempio di uomo ineccepibile, affettuoso, premuroso, pieno di entusiasmo. Sono sempre stata circondata da uomini super colti e cavalieri. Ho avuto dei fidanzati meravigliosi. I miei personaggi sono femminili perché per me è più facile parlare da questo punto di vista. E non è che ne escano sempre benissimo... E poi, non perché sono madre di "masculu", vorrei sottolineare che alla fine spesso più maschiliste degli uomini sono le donne. La violenza contro la quale dobbiamo lottare è quella generale insita nella subcultura del più forte che in quanto più forte deve sopraffare il più debole".
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Quella che lei stessa cerca di lottare con testi come "La signora del quinto piano" e come testimonial del Telefono Rosa?
"In Italia c'è un substrato culturale cattolico che non ci aiuta. Ma alcuni pregiudizi li dobbiamo combattere noi donne per prime. Mio padre mi diceva sempre "Tu puoi ottenere tutto quello che vuoi, ma non hai bisogno di spogliarti". Molte ragazzine che cominciavano la mia carriera insieme a me invece cercavano tutte le scorciatoie che non potevano prendere i nostri colleghi maschi... E' contro la violenza in genere che dobbiamo schierarci. Ci vuole più cultura, perché come diceva Peppino Impastato l'educazione alla bellezza ci salverà".
Sul suo ultimo album "L'abitudine di tornare" le è stato chiesto oramai di tutto. C'è una domanda che nessuno le ha fatto e a cui le sarebbe piaciuto rispondere?
"Forse delle domande più tecniche sulle armonie, sulla composizione, ma capisco che il mio lavoro arriva alla gente senza che debba necessariamente conoscerne le regole".
E in merito cosa direbbe?
"Che amo le quinte parallele e che le quinte parallele non sono un errore! Sono una trovata geniale! Per questo le uso tantissimo, soprattutto quando scrivo gli arrangiamenti degli archi".
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Non è la prima volta che si presenta a un pubblico straniero. Vari concerti a Londra, tour in America. Qual è la risposta degli anglofoni alle sue canzoni che tra l'altro si contraddistinguono per i testi in un italiano ricercato?
"Faccio il ragionamento al contrario. Noi catanesi siamo cresciuti con la musica anglofona, con la musica indie. Nelle discoteche ascoltavamo Pixie e Sonic Youth, un genere di musica che dicevamo "spacchiusa". In questo Catania era molto moderna, era stata nominata la Seattle italiana per le sue etichette indipendenti, aveva una linea diretta con l'estero. Ma non sempre a tredici anni capivamo le parole delle canzoni però le ascoltavamo, andavamo a vedere il tour Zooropa degli U2, sognavamo con la musica dei Rem. Più tardi abbiamo studiato l'inglese, iniziato ad andare all'estero e cominciato ad apprezzare i testi... dieci anni dopo! Una lingua ha una sua sonorità. Se è felice il testo di una canzone, se è felicemente sposato alla melodia, ne arriva la bellezza. Apro il concerto con un omaggio a Bellini: Casta Diva, ovviamente fatta alla mia maniera, molto sporca con una chitarra distorta. Voglio portare un pezzo di catanesità. Il testo è difficile da capire anche per noi italiani. La musica ha una forza che va oltre le parole. All'estero non ho mai incontrato grandi difficoltà, semmai grande curiosità verso la nostra cultura. Più ne ho presentato le peculiarità, più ho ricevuto apprezzamenti dagli autoctoni".
Anche con le canzoni in siciliano?
"Il siciliano è capito ovunque. Ricordo che a New York cantavo la canzone "A' finestra" e c'erano madrelingua americani che la sapevano a memoria. Del resto, la lingua italiana nasce con la scuola poetica siciliana sotto Federico II di Svevia che poi si trasferisce in Toscana. Io poi mi considero testimonial di una cultura italiana a lungo raggio visto che per metà sono veneta".
Conosce già gli altri artisti di quest'edizione del Meltdown o, con le sue scelte inusuali, David Byrne, ha stupito anche lei?
"Byrne ha rischiato un po'. Non presenta un calendario "pop". Voglio fermarmi qualche giorno per provare a scoprire delle cose a me sconosciute. Festival come Meltdown che, con il suo stesso nome, suggerisce la contaminazione di diversità stilistiche culturali, sono anche l'occasione per conoscere nuovi generi e nuova musica. Forse è questa l'unica via invece che Itunes e il computer".
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Anche stasera si presenterà con un trio tutto al femminile, lei alla chitarra, Luciana Luccini al basso e Fiamma Cardani alla batteria. Come giudica quest'esperienza?
"Sto scoprendo una nuova frontiera dell'aggregazione al femminile: l'aiutarci a fare i capelli, la generosità sul palco, il mettere davanti le altre per non essere tu al centro dell'attenzione... Con quest'esperienza, non voglio presentare solo una nuova formazione musicale, ma anche questa solidarietà al femminile".
L'essere diventata madre di un figlio maschio, invece, le ha fatto scoprire qualcosa di nuovo sull'universo maschile?
"Precisiamo subito, non ho nulla contro l'universo maschile. Ho avuto un padre meraviglioso, esempio di uomo ineccepibile, affettuoso, premuroso, pieno di entusiasmo. Sono sempre stata circondata da uomini super colti e cavalieri. Ho avuto dei fidanzati meravigliosi. I miei personaggi sono femminili perché per me è più facile parlare da questo punto di vista. E non è che ne escano sempre benissimo... E poi, non perché sono madre di "masculu", vorrei sottolineare che alla fine spesso più maschiliste degli uomini sono le donne. La violenza contro la quale dobbiamo lottare è quella generale insita nella subcultura del più forte che in quanto più forte deve sopraffare il più debole".
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Quella che lei stessa cerca di lottare con testi come "La signora del quinto piano" e come testimonial del Telefono Rosa?
"In Italia c'è un substrato culturale cattolico che non ci aiuta. Ma alcuni pregiudizi li dobbiamo combattere noi donne per prime. Mio padre mi diceva sempre "Tu puoi ottenere tutto quello che vuoi, ma non hai bisogno di spogliarti". Molte ragazzine che cominciavano la mia carriera insieme a me invece cercavano tutte le scorciatoie che non potevano prendere i nostri colleghi maschi... E' contro la violenza in genere che dobbiamo schierarci. Ci vuole più cultura, perché come diceva Peppino Impastato l'educazione alla bellezza ci salverà".
Sul suo ultimo album "L'abitudine di tornare" le è stato chiesto oramai di tutto. C'è una domanda che nessuno le ha fatto e a cui le sarebbe piaciuto rispondere?
"Forse delle domande più tecniche sulle armonie, sulla composizione, ma capisco che il mio lavoro arriva alla gente senza che debba necessariamente conoscerne le regole".
E in merito cosa direbbe?
"Che amo le quinte parallele e che le quinte parallele non sono un errore! Sono una trovata geniale! Per questo le uso tantissimo, soprattutto quando scrivo gli arrangiamenti degli archi".