Rita Pavone ha settant'anni, lo stesso metro e 53 di altezza quando ne aveva 17, non più "Pel di carota", il rosso dei capelli è sfumato in un biondo sbiadito, ma, se pure il fisico è appesantito, l'energia è quella di allora e, malgrado qualche inevitabile ritocco dei lineamenti, lo sguardo non ha perso quell'insieme di malizia e ingenuità che caratterizavano la sua immagine. Settant'anni di una carriera da 50 milioni di dischi venduti, una vita intensa, ricca di eventi straordinari, una vita da film si diceva una volta.
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O come una favola cominciata a Torino, borgata San Paolo, dov'è nata il 23 agosto 1945, terza di quattro figli, la madre Maria, casalinga, il padre Giovanni, origini siciliane, operaio della Fiat. E' grazie a due persone, il padre e Teddy Reno, che la favola finisce con "vissero felici e contenti" e con il segno di un riscatto: dalla dignitosa modestia della borgata agli alberghi di tutto il mondo e alla grande casa in Svizzera. Giovanni Pavone è il primo a credere nel talento della ragazzina maschiaccio che da piccolissima balla e canta per il divertimento di amici e parenti, ne asseconda le aspirazioni facendole ascoltare Judy Garland, Fred Astaire, Danny Kaye e le voci americane che nel dopoguerra trionfano alla radio e sugli schermi italiani. Ed è il più entusiasta tra gli spettatori del teatro Alfieri quando Rita nel 1959 si esibisce per la prima volta in pubblico, con la faccia tinta di scuro imita Al Jolson e canta Swanee poi Arrivederci Roma con l'accento di un'inglesina. Funziona, la gente applaude. Rita impara un repertorio di canzoni italiane e straniere, è l'inizio di una serie di serate in diversi locali di Torino, partecipa all'avanspettacolo, si impegna per non trascurare la scuola.
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Nel 1961 cominciano le prime, scottanti delusioni: va male il provino alla Rca, al tempo la più importante casa discografica italiana, non ha nessun esito l'audizione alla Rai di Torino. Forse ha ragione Maria Pavone, sempre scettica sulle ambizioni della figlia, per lei il destino di una ragazza è quello di sistemarsi, trovare un bravo giovane e mettere su famiglia. Rita sembra rassegnarsi, aiuta la madre in casa, va a lavorare in una merceria, ma Giovanni Pavone non ha smesso di iscriverla a manifestazioni e concorsi: ad agosto del '62 arriva "l'invito a partecipare al festival delle Voci Nuove di Ariccia, la lettera più importante della mia vita", come ha ripetuto spesso la Pavone. Vince il festival, soprattutto vince l'attenzione di Teddy Reno che diventa il suo pigmalione, da produttore esterno la impone alla Rca con un privino in cui canta brani di Mina. Neanche due anni e diventa la Pavonissima, "la regina dei 45 giri", i suoi singoli - Sul cucuzzolo, La partita di pallone, Come te non c'è nessuno, Cuore, Che mi importa del mondo, Datemi un martello ecc. - salgono ai primi posti delle classifiche, è la star dei giovanissimi che ne imitano le movenze e l'abbigliamento, intenerisce gli adulti con quella sfrenata vitalità quasi infantile.
L'anno dei record è il 1964, il successo di Rita Pavone supera i confini nazionali, viene citata da Umberto Eco, i suoi dischi si vendono in Germania, in Francia, in Spagna, in Giappone, in Sudamerica, perfino nell'Inghilterra dei Beatles dove la Bbc le dedica uno special dal titolo "Segni particolari: lentiggini". E c'è l'America. "Sono l'unica artista italiana, con Domenico Modugno, ad entrare nelle classifiche statunitensi", diceva. Rita Pavone registra negli studi della Rca americana, dal '64 al '69 è protagonista di cinque tourneé in vari stati, nel '65 canta alla Carnegie Hall, per cinque volte è ospite del celebre Ed Sullivan Show. Dell'avventura americana le resta un piccolo rimpianto: "Al Sullivan Show una sera c'erano Ella Fitzgerald e Duke Ellington, mi hanno emozionato. Chissà, se fossi rimasta più a lungo, stabilendo un contatto con loro, avrei imparato di più". Ma il 1964 è anche l'anno delle polemiche. Rita Pavone è protagonista per la tv di Il giornalino di Gian Burrasca dal celebre libro di Vamba, regia di Lina Wertmuller e un cast di prim'ordine, da Arnoldo Foà a Valeria Valeri, diventa il monello Ginnino, irriverente e ribelle, privo di rispetto per le autorità. I benpensanti si indignano, protestano: un esempio negativo, diseducativo per i ragazzi! Si arriva addirittura ad un'interrogazione parlamentare, ma il successo di pubblico - Viva la pappa col pomodoro è tradotta in tantissime lingue - non può che sfumare la polemica.
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Ma dopo altri anni felici e la partecipazione al cinema scritto intorno ai protagonisti della musica leggera, definito poi i "musicarelli" - Rita, la figlia americana con Totò, Rita la zanzara con Giancarlo Giannini, Non stuzzicate la zanzara ecc. - arriva il 1968 e il matrimonio in Svizzera con Teddy Reno. Stavolta è il pubblico a sentirsi perplesso, destabilizzato. La teen-ager tutto pepe che diventa moglie di un uomo più grande di vent'anni, per altro già sposato civilmente e padre di un figlio. Mentre i giornali scandalistici se la godono tra pettegolezzi e infocati scontri di pareri, e mentre anche in tv si ironizza con imitazioni non sempre di buon gusto, per la coppia comincia una nuova vita in Svizzera. Il successo sbiadisce, una partecipazione a Sanremo è senza storia, ma la vita privata si arricchisce, diventa madre prima di Alessandro, poi di Giorgio. Il silenzio finisce negli anni Settanta, il successo ritorna con brani come Finalmente libera - lanciata da Barbra Streisand- la partecipazione a Canzonissima, qualche incursione in teatro, e ancora molte presenze in tv, fino al 2000, quando è tra i protagonisti di I ragazzi irresistibili su Canale5, con Maurizio Vandelli, Little Tony, Adriano Pappalardo, un varietà che riscalda l'animo dei nostalgici ma è anche una scoperta per le nuove generazioni.
Nel 2006 l'annuncio: Rita Pavone si ritira dalla musica. Solo qualche ospitata televisiva, rare interviste in cui parla della famiglia e racconta commossa della telefonata ricevuta da Papa Francesco, suo ammiratore dai tempi dell'Argentina. Ma Rita Pavone non resiste a non cantare. L'anno scorso gira l'Italia con il tour "Rita is back" e ritrova il piacere degli applausi e dell'amore del pubblico, un ritorno felice e non è detto che non ce ne sia un secondo. Tanti auguri, anzi Happy birthday, Rita Pavone.
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O come una favola cominciata a Torino, borgata San Paolo, dov'è nata il 23 agosto 1945, terza di quattro figli, la madre Maria, casalinga, il padre Giovanni, origini siciliane, operaio della Fiat. E' grazie a due persone, il padre e Teddy Reno, che la favola finisce con "vissero felici e contenti" e con il segno di un riscatto: dalla dignitosa modestia della borgata agli alberghi di tutto il mondo e alla grande casa in Svizzera. Giovanni Pavone è il primo a credere nel talento della ragazzina maschiaccio che da piccolissima balla e canta per il divertimento di amici e parenti, ne asseconda le aspirazioni facendole ascoltare Judy Garland, Fred Astaire, Danny Kaye e le voci americane che nel dopoguerra trionfano alla radio e sugli schermi italiani. Ed è il più entusiasta tra gli spettatori del teatro Alfieri quando Rita nel 1959 si esibisce per la prima volta in pubblico, con la faccia tinta di scuro imita Al Jolson e canta Swanee poi Arrivederci Roma con l'accento di un'inglesina. Funziona, la gente applaude. Rita impara un repertorio di canzoni italiane e straniere, è l'inizio di una serie di serate in diversi locali di Torino, partecipa all'avanspettacolo, si impegna per non trascurare la scuola.
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Nel 1961 cominciano le prime, scottanti delusioni: va male il provino alla Rca, al tempo la più importante casa discografica italiana, non ha nessun esito l'audizione alla Rai di Torino. Forse ha ragione Maria Pavone, sempre scettica sulle ambizioni della figlia, per lei il destino di una ragazza è quello di sistemarsi, trovare un bravo giovane e mettere su famiglia. Rita sembra rassegnarsi, aiuta la madre in casa, va a lavorare in una merceria, ma Giovanni Pavone non ha smesso di iscriverla a manifestazioni e concorsi: ad agosto del '62 arriva "l'invito a partecipare al festival delle Voci Nuove di Ariccia, la lettera più importante della mia vita", come ha ripetuto spesso la Pavone. Vince il festival, soprattutto vince l'attenzione di Teddy Reno che diventa il suo pigmalione, da produttore esterno la impone alla Rca con un privino in cui canta brani di Mina. Neanche due anni e diventa la Pavonissima, "la regina dei 45 giri", i suoi singoli - Sul cucuzzolo, La partita di pallone, Come te non c'è nessuno, Cuore, Che mi importa del mondo, Datemi un martello ecc. - salgono ai primi posti delle classifiche, è la star dei giovanissimi che ne imitano le movenze e l'abbigliamento, intenerisce gli adulti con quella sfrenata vitalità quasi infantile.
L'anno dei record è il 1964, il successo di Rita Pavone supera i confini nazionali, viene citata da Umberto Eco, i suoi dischi si vendono in Germania, in Francia, in Spagna, in Giappone, in Sudamerica, perfino nell'Inghilterra dei Beatles dove la Bbc le dedica uno special dal titolo "Segni particolari: lentiggini". E c'è l'America. "Sono l'unica artista italiana, con Domenico Modugno, ad entrare nelle classifiche statunitensi", diceva. Rita Pavone registra negli studi della Rca americana, dal '64 al '69 è protagonista di cinque tourneé in vari stati, nel '65 canta alla Carnegie Hall, per cinque volte è ospite del celebre Ed Sullivan Show. Dell'avventura americana le resta un piccolo rimpianto: "Al Sullivan Show una sera c'erano Ella Fitzgerald e Duke Ellington, mi hanno emozionato. Chissà, se fossi rimasta più a lungo, stabilendo un contatto con loro, avrei imparato di più". Ma il 1964 è anche l'anno delle polemiche. Rita Pavone è protagonista per la tv di Il giornalino di Gian Burrasca dal celebre libro di Vamba, regia di Lina Wertmuller e un cast di prim'ordine, da Arnoldo Foà a Valeria Valeri, diventa il monello Ginnino, irriverente e ribelle, privo di rispetto per le autorità. I benpensanti si indignano, protestano: un esempio negativo, diseducativo per i ragazzi! Si arriva addirittura ad un'interrogazione parlamentare, ma il successo di pubblico - Viva la pappa col pomodoro è tradotta in tantissime lingue - non può che sfumare la polemica.
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Ma dopo altri anni felici e la partecipazione al cinema scritto intorno ai protagonisti della musica leggera, definito poi i "musicarelli" - Rita, la figlia americana con Totò, Rita la zanzara con Giancarlo Giannini, Non stuzzicate la zanzara ecc. - arriva il 1968 e il matrimonio in Svizzera con Teddy Reno. Stavolta è il pubblico a sentirsi perplesso, destabilizzato. La teen-ager tutto pepe che diventa moglie di un uomo più grande di vent'anni, per altro già sposato civilmente e padre di un figlio. Mentre i giornali scandalistici se la godono tra pettegolezzi e infocati scontri di pareri, e mentre anche in tv si ironizza con imitazioni non sempre di buon gusto, per la coppia comincia una nuova vita in Svizzera. Il successo sbiadisce, una partecipazione a Sanremo è senza storia, ma la vita privata si arricchisce, diventa madre prima di Alessandro, poi di Giorgio. Il silenzio finisce negli anni Settanta, il successo ritorna con brani come Finalmente libera - lanciata da Barbra Streisand- la partecipazione a Canzonissima, qualche incursione in teatro, e ancora molte presenze in tv, fino al 2000, quando è tra i protagonisti di I ragazzi irresistibili su Canale5, con Maurizio Vandelli, Little Tony, Adriano Pappalardo, un varietà che riscalda l'animo dei nostalgici ma è anche una scoperta per le nuove generazioni.
Nel 2006 l'annuncio: Rita Pavone si ritira dalla musica. Solo qualche ospitata televisiva, rare interviste in cui parla della famiglia e racconta commossa della telefonata ricevuta da Papa Francesco, suo ammiratore dai tempi dell'Argentina. Ma Rita Pavone non resiste a non cantare. L'anno scorso gira l'Italia con il tour "Rita is back" e ritrova il piacere degli applausi e dell'amore del pubblico, un ritorno felice e non è detto che non ce ne sia un secondo. Tanti auguri, anzi Happy birthday, Rita Pavone.