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Marta sui Tubi, dopo il tour estivo al lavoro per il nuovo disco: "La sfida è restare noi stessi"

La band folk rock italiana sarà a Roma il 12 settembre per la penultima tappa del tour estivo prima di iniziare le registrazioni del nuovo album: "Vogliamo cambiare ma mantenendo la nostra identità”

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ROMA - Giovanni Gulino, frontman dei Marta sui Tubi, è cosciente della fortuna di avere come lavoro una passione. Dallo scorso giugno la band siciliana è tornata alla storica formazione in trio, costituita da Giovanni Gulino, Carmelo Pipitone e Ivan Paolini. Dopo aver girato l’Italia tra festival, concerti e rassegne estive, i Marta torneranno presto in studio per lavorare al nuovo album. A oltre dieci anni dal folgorante esordio discografico, il gruppo si prepara ad una nuova sfida: “Il momento della creazione è quello nel quale devi dimostrare a te stesso di essere all’altezza di ciò che hai fatto in precedenza”, ci dice Giovanni Gulino, “è molto più rischioso di un concerto”.

"Attualmente stiamo cercando un nido - aggiunge il cantante - nel senso che stiamo preparando il nuovo disco e il nostro vecchio studio di registrazione ha chiuso. Abbiamo tantissimi spunti, tantissime canzoni abbozzate, ora dobbiamo chiuderci in una stanza e lavorare sodo per cercare di far uscire un disco per la primavera del 2016. Cerchiamo, dunque, di essere il piú possibile onesti con noi stessi e di fare le cose che ci vengono spontanee. È l'altra faccia di questo meraviglioso mestiere, è la produzione, quella più intima, la creazione nella quale devi dimostrare a te stesso di essere all'altezza di quello che hai fatto in precedenza e spingerti ancora un po' piú in lá, è molto piú rischioso di un concerto. Sono consapevole di essere molto fortunato e di fare un lavoro meraviglioso". 

Sei stato, nel 2012, il fondatore di Musicraiser,  la prima piattaforma di crowdfunding di musica in Italia (una modalità di sviluppo collettivo di un prodotto attraverso un sistema di microfinanziamento, ndr). Come è nata l'idea e quali erano gli obiettivi?
"L'idea è nata ancora prima del 2012, abbiamo osservato l'influenza che le nuove tecnologie hanno avuto sul mercato discografico all'estero, in particolare in Inghilterra dove c'erano giá piattaforme di crowdfunding che stavano ottenendo ottimi risultati. Abbiamo pensato che questo modello, rivisto e riadattato alla musica, potesse essere uno strumento perfetto per tutti quei musicisti che volessero provare a fare attività senza passare necessariamente per l'industria discografica. Abbiamo fatto un po' di scouting, abbiamo chiamato amici del settore e siamo arrivati a 35 iniziative, da allora abbiamo messo in line circa 1000 progetti, ne abbiamo finanziati oltre 600 accogliendo piú di 2 milioni di euro. Oltre al crowdfunding abbiamo lanciato un servizio di pre order che permette di vendere in anteprima i biglietti di un concerto oppure i pezzi di un disco non ancora pubblicato".
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Dopo tre anni, il bilancio è positivo.
"Se all'inizio mi avessero parlato di questi risultati non ci avrei creduto quindi siamo molto soddisfatti dell'evoluzione che il progetto ha avuto. Tra l'altro questo sistema è anche una campagna promozionale fantastica perché permettiamo agli artisti anche di usufruire del nostro servizio di ufficio stampa o di promozione social. Abbiamo anche 7000 iscritti che cerchiamo di attivare per i progetti che pensiamo possano funzionare".
 
In un momento nel quale in Italia non si investe più sulla musica, un progetto come questo vuole rappresentare anche un appoggio morale, oltre che concreto, agli artisti. Che riscontro avete avuto da questa co-produzione con i fan?
"Non abbiamo mai fatto un sondaggio ma tutti gli artisti che incontro sono entusiasti, molti ritornano, alcuni sono anche alla quarta, quinta campagna; quindi chi sa usare bene questo strumento ha certamente molti benefici".
 
 La musica è un'arte ma anche un lavoro.
"Naturalmente parte tutto dal cuore, dalla passione, dalla voglia di comunicare a noi stessi ancor prima che agli altri. Poi il cervello si deve usare per dare una forma alle idee ma non certo per compiacere gli ascoltatori, noi cerchiamo di mantenere la nostra identità, una condizione che prescinde da quello che il pubblico si aspetterebbe da un disco dei Marta sui Tubi. Cerchiamo, dunque, di essere il piú possibile onesti con noi stessi e di fare le cose che ci vengono spontanee".
 
Nella scorsa stagione di Che fuori tempo che fa di Fabio Fazio, avete partecipato all'iniziativa "Note al museo", suonando in vari istituti museali. Un'esperienza suggestiva quella di portare la musica nei luoghi dell'arte. Può essere una forma di sensibilizzazione culturale?
"È stata un'esperienza molto affascinante, diversamente da un concerto o da un'iniziativa in tv, c'era anche una sfida che era quella di cercare di abbinare la nostra musica al contesto nel quale ci esibivamo, che era sempre diverso. Abbiamo fatto una diversa scelta artistica in base ai musei che ci ospitavano e al tema della mostra. Si potrebbe definire "sinestesia artistica", il fatto di congiungere due forme d’arte diverse è molto interessante, un impegno che va oltre l'attività di scrivere una canzone o di dipingere un'opera. Poi con Fabio ormai c'è uno splendido rapporto di stima reciproca".
 
In Salvagente cantate: "quando comincerai a vedere il mondo in un modo diverso, il mondo comincerà a cambiare".
"Penso che sia un messaggio sul quale riflettere, spesso il nostro umore, il nostro atteggiamento nei confronti del mondo ce lo portiamo dietro un po' per inerzia. Credo che ogni giorno possa offrire degli spunti di riflessione e di cambiamento. Non si può aspettare che cambino le cose dall'alto, siamo noi che dobbiamo avere innanzitutto un atteggiamento positivo che porta a ricavare vantaggi in termini comunicativi e non economici".
 
E la musica? Che ruolo può avere?
"Io sono stato educato da maestri come The Cure, The Police, Led Zeppelin, i miei insegnanti sono stati i grandi gruppi internazionali. Credo che la passione per una forma d'arte ti arricchisca anche dal punto di vista civico e mentale. Penso che la musica abbia davvero la capacità di influenzare le coscienze e di stimolare l'interiorità".

Tra l'altro l'anno scorso avete celebrato il decennale di attività pubblicando proprio Salvagente con pezzi rivisitati. Guardando ora dietro, che ricordo hai dell'inizio, quali sono state le difficoltá?
"Io faccio musica da quando avevo 16 anni quindi le delusioni sono state piú di quel momento, quando stavo ancora imparando a suonare. In realtà quando abbiamo iniziato con i Marta sui Tubi non c'era nessuna aspettativa, nessuna speranza di vivere davvero solo di musica. Era uno splendido hobby nato per caso, suonavamo per locali, facevano cover e tutto si è mosso molto velocemente, è stato tutto molto bello e coinvolgente. Ricordo quei tempi pieni della libertà piú assoluta di fare musica, senza problemi o logiche di marketing e senza neppure la consapevolezza che si stavano scrivendo canzoni che avrebbero potuto iniziare ad influenzare gli altri".
 
Il 19 settembre si concluderà questo tour estivo che è iniziato a maggio e vi ha portato in giro per l'Italia. Se doveste scegliere uno scatto, la foto più rappresentativa di quei momenti quali selezionereste?
"Sono foto sempre diverse, ci sono momenti molto intensi durante il live ma possono capitare anche prima o dopo un'esibizione, dipende da come stai, da come il pubblico reagisce, dal livello di coinvolgimento delle persone. Quindi non saprei scegliere una fotografia, non è detto che un concerto sold out sia piú emozionante di uno meno grande, non è quello il metro di giudizio, a volte anche piccoli teatri o location particolari possono darti emozioni molto forti".
 
A propositio di emozioni, avete avuto la possibilità di collaborare con giganti come Lucio Dalla e  Franco Battiato.
"Uno dei nostri ricordi piú belli è l'incontro con Dalla. Ce lo siamo trovato in prima fila al nostro concerto a Bologna. È salito sul palco, ha suonato con noi in maniera assolutamente improvvisata. Queste sono occasioni straordinarie di confronto, di crescita personale. L'incontro con Lucio mi ha toccato oltre che dal punto di vista artistico soprattutto da quello umano perché ho potuto vedere uno dei padri della musica italiana come comunicava, al di là delle canzoni, come si relazionava con gli altri. Era un istrione, carismatico, ti incantava. È stata una grande sorpresa confermata poi anche dall'incontro con Battiato, i piú grandi sono sempre i piú umili. Una figura come Lucio Dalla, che dall'alto della sua carriera ci dice in studio "insegnatemi a cantare questa canzone", ti lascia senza fiato, questo rende tutta la grandezza del personaggio".