Una roulotte piantata in pieno palco, una scenografia a metà strada tra un circo e Broadway e un folletto a officiare una sfavillante celebrazione pop: è iniziato dal Forum di Assago domenica il tour italiano di Mika, una folle e geniale messinscena costruita a partire dall'ultimo album, No Place in Heaven, con diecimila persone a saltare e ballare per oltre due ore. «Questa sera parlo solo italiano, perché mi sento a casa», ha esordito, davanti al boato della folla il cantante «e a casa mia sapete cosa facciamo? Balliamo». Da quel momento in poi è andato in scena il paese delle meraviglie di Mika, un mondo ipercolorato a metà strada tra Il mago di Oz e Willy Wonka, uno show che cerca di colpire gambe e cuore nel medesimo istante, senza però mai perdere di vista l'emozione, elemento necessario per un divo pop che fa della sincerità un punto di forza. Pubblico delle grandi occasioni, molto eterogeneo, si va dalle ragazzine urlanti con iPhone in mano - evidente eredità di X Factor - a adulti over 40, ma ci sono anche intere famiglie e coppie.
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Un paio d'ore prima del concerto, mentre la madre si aggirava dietro il palco a controllare i vestiti, Mika appare in camerino - cappello da baseball e il fedele cane Melachi al guinzaglio - entusiasta del nuovo show, reinventato dopo aver cestinato una vecchia idea. «Volevo una scenografia ispirata a una fabbrica dismessa», spiega «ma poi ho pensato che andavo a suonare nei palazzetti che, in fondo, già lo sono. Così da una parte ho rappresentato il progresso - con ciminiere, banche, fabbriche - dall'altra la fantasia e i colori, due mondi diversi con un'idea precisa: evitare gli schermi, che possono bloccare la sinergia che si crea tra artista e spettatori. I telefonini? Nessun problema, mi piace fare il direttore d'orchestra degli smartphone, mi trasformo in una sorta di Piccolo Principe degli schermi». E così - a livello scenografico - lo show è la fusione di due mondi distanti, da una parte il raffinato e ultracool Studio Job di Anversa, dall'altra i carri artigianali costruiti dall'associazione Oca Giuliva di San Giovanni Persiceto.
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Il risultato? Una girandola pop inarrestabile, mai ingessata o fasulla, anzi, la sensazione è che Mika - carisma assoluto nel guidare la folla - si divertirebbe anche se sotto il palco non ci fosse nessuno, bizzarra creatura fatta di cartone animato, fumetto Disney capace di non nascondere i propri lati oscuri, di unire colto e popolare, talent show e orchestre sinfoniche, Cole Porter e Grace Kelly, in grado di ammaliare il pubblico su Underwater (momento magico della serata) e mettere nella stessa frase due nomi che più distanti non potrebbero essere: il compagno di trasmissione Fedez e Peter Sellars. «Sellars, sì: adoro tutto quello che ha fatto. In realtà per la messinscena è proprio il teatro il mio modello di riferimento più che il pop, quindi le opere di Sellars, ma anche Einstein on the Beach di Robert Wilson».
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Un entertainer intellettuale quindi - quasi un ossimoro - che nel repackaging del disco in uscita il 13 novembre si è addirittura concesso il lusso di un duetto con il gran maestro Franco Battiato, suo fan. L'unica ombra? Arriva nel tripudio finale quando, davanti ai titoli di coda di uno show ambizioso quanto riuscito, emerge un dubbio: ma non è che il suo personaggio televisivo - l'allegro giudice televisivo - rischi di oscurare, e appiattire, un artista tanto complesso? «Lo so, ci ho pensato spesso ed è un rischio che so di correre», riflette Mika, «ed è anche per questo che ho voluto allestire uno show come questo. C'è sempre il pericolo di adagiarsi nella popolarità, di accontentarsi, e la televisione è una piattaforma incredibile. So bene però che sarebbe un errore letale per la mia arte fermarmi a quello. Rispetto al primo anno però ora so gestire meglio le due vite e, soprattutto, so che possono coesistere». Il concerto finisce dentro l'ovazione assordante dei diecimila su Love Today e Last Party, e adesso dopo le date spagnole e francesi tra Madrid e Marsiglia, Mika ha già in agenda la prossima sfida: «Il 24 ottobre, al teatro Sociale di Como: io sul palco accompagnato da un'orchestra di ottanta elementi». E la favola continua.
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Un paio d'ore prima del concerto, mentre la madre si aggirava dietro il palco a controllare i vestiti, Mika appare in camerino - cappello da baseball e il fedele cane Melachi al guinzaglio - entusiasta del nuovo show, reinventato dopo aver cestinato una vecchia idea. «Volevo una scenografia ispirata a una fabbrica dismessa», spiega «ma poi ho pensato che andavo a suonare nei palazzetti che, in fondo, già lo sono. Così da una parte ho rappresentato il progresso - con ciminiere, banche, fabbriche - dall'altra la fantasia e i colori, due mondi diversi con un'idea precisa: evitare gli schermi, che possono bloccare la sinergia che si crea tra artista e spettatori. I telefonini? Nessun problema, mi piace fare il direttore d'orchestra degli smartphone, mi trasformo in una sorta di Piccolo Principe degli schermi». E così - a livello scenografico - lo show è la fusione di due mondi distanti, da una parte il raffinato e ultracool Studio Job di Anversa, dall'altra i carri artigianali costruiti dall'associazione Oca Giuliva di San Giovanni Persiceto.
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Il risultato? Una girandola pop inarrestabile, mai ingessata o fasulla, anzi, la sensazione è che Mika - carisma assoluto nel guidare la folla - si divertirebbe anche se sotto il palco non ci fosse nessuno, bizzarra creatura fatta di cartone animato, fumetto Disney capace di non nascondere i propri lati oscuri, di unire colto e popolare, talent show e orchestre sinfoniche, Cole Porter e Grace Kelly, in grado di ammaliare il pubblico su Underwater (momento magico della serata) e mettere nella stessa frase due nomi che più distanti non potrebbero essere: il compagno di trasmissione Fedez e Peter Sellars. «Sellars, sì: adoro tutto quello che ha fatto. In realtà per la messinscena è proprio il teatro il mio modello di riferimento più che il pop, quindi le opere di Sellars, ma anche Einstein on the Beach di Robert Wilson».
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Un entertainer intellettuale quindi - quasi un ossimoro - che nel repackaging del disco in uscita il 13 novembre si è addirittura concesso il lusso di un duetto con il gran maestro Franco Battiato, suo fan. L'unica ombra? Arriva nel tripudio finale quando, davanti ai titoli di coda di uno show ambizioso quanto riuscito, emerge un dubbio: ma non è che il suo personaggio televisivo - l'allegro giudice televisivo - rischi di oscurare, e appiattire, un artista tanto complesso? «Lo so, ci ho pensato spesso ed è un rischio che so di correre», riflette Mika, «ed è anche per questo che ho voluto allestire uno show come questo. C'è sempre il pericolo di adagiarsi nella popolarità, di accontentarsi, e la televisione è una piattaforma incredibile. So bene però che sarebbe un errore letale per la mia arte fermarmi a quello. Rispetto al primo anno però ora so gestire meglio le due vite e, soprattutto, so che possono coesistere». Il concerto finisce dentro l'ovazione assordante dei diecimila su Love Today e Last Party, e adesso dopo le date spagnole e francesi tra Madrid e Marsiglia, Mika ha già in agenda la prossima sfida: «Il 24 ottobre, al teatro Sociale di Como: io sul palco accompagnato da un'orchestra di ottanta elementi». E la favola continua.