ROMA - Ci sono musicisti per i quali il palcoscenico è come la propria casa. Dave Matthews è uno di questi. Con la sua Band sta per festeggiare i venticinque anni di attività e lo farà probabilmente continuando a suonare dal vivo, a offrire la sua musica in concerto, a rendere vive e diverse le sue canzoni ogni sera. Come farà anche in Italia, tra qualche settimana, in quattro attesissime date, Milano il 17 ottobre, Firenze il 18, Roma il 20, Padova il 21. "E' vero, per noi lo show è differente ogni notte, certo molte cose sono simili da una sera all'altra, ma mai tutto è uguale. E' questo il bello di suonare dal vivo, non siamo attori che recitano la loro parte sempre alla stessa maniera".
Il pubblico europeo è diverso da quello americano?
"Suonare in Europa è completamente diverso, perché ogni sera hai un pubblico che ha una cultura differente, che parla una lingua differente. E poi, dato che non suoniamo spesso negli stessi posti, come ad esempio accadrà a Roma da dove manchiamo da molto tempo, gran parte del pubblico sarà composto da gente che non ci ha mai ascoltati e visti dal vivo. Questo cambia tutto, perché se è vero che noi sul palco siamo responsabili della musica, è anche vero che noi cambiamo attraverso l'energia che il pubblico ci trasmette. Ecco spiegato tutto: dato che gli show sono sempre differenti c'è molta energia e improvvisazione, ma molta dell'energia viene dal pubblico tutto cambia ancora ogni sera. E anche il fatto che i posti dove suoniamo sono sempre diversi influiscono sul concerto".
Cosa vuol dire per Dave Matthews stare su un palcoscenico?
"E' quello che amo fare, quello per cui vivo. Ma è così per tutta la band, per questo gruppo di musicisti ogni notte è la più importante, è la notte che conta, l'obbiettivo è far andare fuori di testa il pubblico, far sentire la gente come se avesse visto qualcosa che non è mai accaduto prima, che avviene specificamente per loro. E tutto questo lo facciamo solo con la musica, non abbiamo coreografie, effetti speciali, la musica è il nostro focus. Stiamo bene tra di noi, quando siamo in scena siamo una cosa sola. Certo, non tutte le notti possono essere fantastiche, ma ogni notte è una notte speciale per noi e il pubblico".
Saper stare su un palco e comunicare con il pubblico è un dono di natura o è qualcosa che si impara, che si studia?
"Forse tutt'e due, si studia ed è innato. Quando sei in scena fai quello che fai senza pensare, ma è vero che cantare, suonare o scrivere è parte di un lavoro, è frutto di un impegno serio e costante".
La band porta il suo nome, ma in realtà è una band vera e propria. Si sente ancora il leader?
"Quando ho cominciato la mi avventura ho scritto un po di canzoni e immaginavo come la band le avrebbe dovute suonare. Poi quando le ho suonate assieme a loro e le canzoni sono cambiate, come era naturale, per il loro intervento creativo, non suonavano come avevo immaginato ma meglio. Amo come suonano, come suoniamo insieme, la nostra musica è il risultato di questo insieme, c'è una spontaneità che non è mai venuta meno. Finché restiamo così la musica può portarci ovunque".
Molti concerti e grandi successi. Ma tutti aspettano con ansia un nuovo album. Qual è il piano?
"Vorrei che ci fosse un piano... stiamo registrando alcune cose nuove, porteremo in concerto alcune nuove canzoni, non le abbiamo mai suonate prima e ci piacciono molto. Registriamo, ma non abbiamo finito, è soprattutto colpa mia, non mi sembra che il lavoro sia finito. Gli altri dicono 'sbrigati, fai qualcosa', ma non sento che sia ancora finito. Non so quando finirà, a dire il vero, perché siamo in tour, perché poi avrò bisogno di stare un po' con la famiglia, ma ce la faremo".
Il pubblico europeo è diverso da quello americano?
"Suonare in Europa è completamente diverso, perché ogni sera hai un pubblico che ha una cultura differente, che parla una lingua differente. E poi, dato che non suoniamo spesso negli stessi posti, come ad esempio accadrà a Roma da dove manchiamo da molto tempo, gran parte del pubblico sarà composto da gente che non ci ha mai ascoltati e visti dal vivo. Questo cambia tutto, perché se è vero che noi sul palco siamo responsabili della musica, è anche vero che noi cambiamo attraverso l'energia che il pubblico ci trasmette. Ecco spiegato tutto: dato che gli show sono sempre differenti c'è molta energia e improvvisazione, ma molta dell'energia viene dal pubblico tutto cambia ancora ogni sera. E anche il fatto che i posti dove suoniamo sono sempre diversi influiscono sul concerto".
Cosa vuol dire per Dave Matthews stare su un palcoscenico?
"E' quello che amo fare, quello per cui vivo. Ma è così per tutta la band, per questo gruppo di musicisti ogni notte è la più importante, è la notte che conta, l'obbiettivo è far andare fuori di testa il pubblico, far sentire la gente come se avesse visto qualcosa che non è mai accaduto prima, che avviene specificamente per loro. E tutto questo lo facciamo solo con la musica, non abbiamo coreografie, effetti speciali, la musica è il nostro focus. Stiamo bene tra di noi, quando siamo in scena siamo una cosa sola. Certo, non tutte le notti possono essere fantastiche, ma ogni notte è una notte speciale per noi e il pubblico".
Saper stare su un palco e comunicare con il pubblico è un dono di natura o è qualcosa che si impara, che si studia?
"Forse tutt'e due, si studia ed è innato. Quando sei in scena fai quello che fai senza pensare, ma è vero che cantare, suonare o scrivere è parte di un lavoro, è frutto di un impegno serio e costante".
La band porta il suo nome, ma in realtà è una band vera e propria. Si sente ancora il leader?
"Quando ho cominciato la mi avventura ho scritto un po di canzoni e immaginavo come la band le avrebbe dovute suonare. Poi quando le ho suonate assieme a loro e le canzoni sono cambiate, come era naturale, per il loro intervento creativo, non suonavano come avevo immaginato ma meglio. Amo come suonano, come suoniamo insieme, la nostra musica è il risultato di questo insieme, c'è una spontaneità che non è mai venuta meno. Finché restiamo così la musica può portarci ovunque".
Molti concerti e grandi successi. Ma tutti aspettano con ansia un nuovo album. Qual è il piano?
"Vorrei che ci fosse un piano... stiamo registrando alcune cose nuove, porteremo in concerto alcune nuove canzoni, non le abbiamo mai suonate prima e ci piacciono molto. Registriamo, ma non abbiamo finito, è soprattutto colpa mia, non mi sembra che il lavoro sia finito. Gli altri dicono 'sbrigati, fai qualcosa', ma non sento che sia ancora finito. Non so quando finirà, a dire il vero, perché siamo in tour, perché poi avrò bisogno di stare un po' con la famiglia, ma ce la faremo".
