Spettacoli

MUSICA

Asa e Nneka, due donne contro il fondamentalismo. "Il mio cuore sanguina"

Di origine nigeriana, le due musiciste da tempo denunciano le atrocità di Boko Haram. E, nonostante il successo, continuano a battersi perché la musica scorra libera

2 minuti di lettura
Asa e Nneka: due donne in prima linea contro il fondamentalismo islamico. Entrambe di origini nigeriane denunciano da tempo le atrocità compiute da Boko Haram, l’organizzazione terroristica jihadista sunnita, alleata dell’Isis, assunta agli onori della cronaca per aver rapito nell’aprile del 2014 oltre 200 ragazze nigeriane con la minaccia di venderle come schiave dopo averle costrette a convertirsi all'Islam. Due artiste coraggiose che nonostante il successo non si voltano dall’altra parte. Resistono e combattono con la musica. Il tabloid The Sun nella versione on line tempo fa titolava: “Asa Vs. Neka: chi è la più popolare?”.
 [[ge:rep-locali:repubblica:127656172]]
Asa. Secondo Forbes è tra le 40 celebrità africane più potenti. Bukola Elemide, il suo vero nome, è nata a Parigi da genitori nigeriani. Un terzo posto nelle chart di Billboard, settore World Music, due dischi di platino, 300 concerti sold out. Il suo terzo cd, Bed of Stone è stato pubblicato nel 2014.  È apprezzata da Lenny Kravitz e Angelique Kidjo. Per il nuovo disco, tra soul, etno e pop  dichiarò: “Volevo essere come una signora che cade da uno skateboard davanti a dei ragazzini o che va a tutto gas per la prima volta su una motocicletta”. Asa (si legge Asha) in lingua yoruba sta per “falco” e  con le qualità e la grinta di questo uccello predatore ha attaccato direttamente le violenze e i soprusi dei Boko Haram, incurante che lei stessa spesso torna a casa nel  povero villaggio di Alagbole, dove tuttora vivono i parenti. In un tweet, dopo che i fondamentalisti rapirono le ragazze, scrisse: “Sta accadendo in Nigeria oggi! Spero che questo orrore finisca presto. In Nigeria, in India, nel Congo e per tutte le vittime senza voce”. Di casa a Parigi, dopo la strage del 13 novembre ha twittato: “Parigi, Bataclan! Il mio cuore sanguina. Quel luogo e questa città mi hanno formata come artista. Le mie preghiere e i miei pensieri sono dedicati a tutti coloro che hanno perso i propri famigliari”.
[[ge:rep-locali:repubblica:127655573]]
[[ge:rep-locali:repubblica:127655874]]
Nneka. Papà nigeriano, mamma tedesca, Nneka Lucia Egbuna a 19 anni si trasferisce da Warri, una cittadina dello stato del Delta a sud della Nigeria, ad Amburgo per studiare antropologia. Lo studio universitario le consolida la conoscenza, ma la passione per la musica è troppo forte e la coltiva nei club amburghesi. Nel 2005 il suo esordio Victim of Truth è il primo di una serie di altri tre dischi che le faranno raggiungere un’invidiabile notorietà, ma anche attestati di stima e collaborazioni prestigiose con artisti come Massive Attack, Damian Marley, Lenny Kravitz e Tricky. Oltre 10 milioni di views su YouTube con il singolo Heartbeat, vertici delle chart inglesi, Best African Act nel 2009. Il nuovo lavoro, My Fairy Tales, tra groove afrobeat e ritmi reggae, è un viaggio di scoperta e di riflessione in cui la cantante affronta temi politici e sentimentali legati alla sua nazione d’origine: “Se i nostri politici, senza escludere l’attiva azione di noi cittadini, eliminassero i tribalismi e le tensioni religiose, riusciremmo a sconfiggere Boko Haram”. E sui fatti di Parigi in un post su Facebook diretto e sincero ha scritto: “Dedicato a quelli che non ci sono più e a quelli viventi che devono metabolizzare il dolore causato dall’egoismo, dall’odio e dall’incapacità di controllare le nostre “fottute” emozioni. Con le armi dell’amore. Politici? Terroristi? Fondamentalisti? Stupratori controllati dal sistema? Fanatici religiosi? Questo è il messaggio: il mondo è nelle vostre mani, è nel Corano, nella Bibbia e nella Thora, dovunque. Isaia 32:17: la pace sarà la conseguenza della giustizia. Buttate l’egoismo nell’immondizia”.
[[ge:rep-locali:repubblica:127662106]] 
“La donna è il negro del mondo… sì, lo è/Se non mi credi, dai uno sguardo alla donna con cui stai/ La donna è la schiava per gli schiavi/sì… va bene… colpiscila!/Noi la insultiamo ogni giorno in televisione/E ci chiediamo perché non ha coraggio o sicurezza/Quando è giovane, uccidiamo la sua voglia di essere libera/Mentre le diciamo di non essere così intelligente, la umiliamo per essere così stupida”. Era il 1972 quando John Lennon scrisse Woman Is The Nigger of The World: voleva denunciare la condizione di schiavismo della donna in ogni parte del pianeta terra. Lo fece con un paradosso che rafforzò la dignità di tutto l’universo femminile. Ancora una volta aveva visto lontano.