In un assolato sabato autunnale del 1976, nel quartiere di Soho, nel West End di Londra, fuori da un locale stanno per esibirsi tre giovani musicisti provenienti da Woking, Surrey. Si chiamano The Jam e hanno suscitato già qualche clamore. Non sono punk, tutt’altro. Ben pettinati, vestono completi in mohair nero, camicia bianca e cravatta. Per una coincidenza in un bar di fronte stanno facendo colazione Joe Strummer, Mick Jones e Paul Simonon. La presenza di tre membri su quattro dei Clash attrae l’attenzione del pubblico e dei giornalisti. Per i Jam lo showcase si trasforma in una grande occasione. Il New Musical Express parla bene dell’esibizione facendo però notare che il trio è molto legato al revival anni Sessanta (The Who, The Kinks e Small Faces). Non passano molti giorni che Paul Weller, voce e chitarra della band, ritaglia l’articolo e se lo mette al collo con una scritta che recita: “Come cazzo posso essere un revivalista se ho solo 18 anni?”.
A quanto pare, il giovanissimo Weller aveva già le idee molto chiare. E questa coerenza lo ha accompagnato per tutta la sua brillante carriera (The Jam, Style Council, dischi solistici), fedele al principio: “Essere contro tutto è la ragione per cui vivo”. Perché non era facile andare controcorrente nel momento in cui il Punk stava seppellendo tutte le certezze del rock. O bruciare la fanzine per eccellenza, Sniffin Glue, dicendo: “Questa è la vostra bibbia di me**a” e magari poi dichiarare al Nme: “Alle prossime elezioni voteremo per i conservatori”. Tutto molto stridente mentre i Sex Pistols “distruggevano” tutto e i Clash incitavano a una nuova rivoluzione. Ma erano solo genuine provocazioni per distinguersi e per mettere al centro di tutto: l’essere giovani. “Che senso ha distruggere? Cercherò qualcosa di nuovo in tutto il mondo. Esplosione giovanile”, cantava Weller nel singolo All Around the World pubblicato a cavallo dei primi due album, entrambi realizzati nel 1977: In the City e This Is the Modern World.
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E lo stesso artista sfaterà il suo presunto conservatorismo durante gli anni Ottanta (la battaglia contro il nucleare e il movimento Red Wedge) e più recentemente quando ha polemizzato con David Cameron, il Primo Ministro conservatore britannico che aveva dichiarato che Eton Rifles era la sua canzone preferita. Stizzito Weller dichiarò: “Evidentemente non ha capito bene le parole del brano. Non so veramente per chi votare. Certo, vado quando si tratta di contrastare l’estrema destra o qualche stronzo del genere. Ma il potere corrompe e non ho più fiducia in nessuno di questi politici che lo fanno per mestiere”.
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The Jam – About the Young Idea (in pubblicazione il 27 novembre) non è solo un doppio dvd (nella versione deluxe è accompagnato da un cd con un libretto di 40 pagine) in cui si racconta la storia del trio dagli inizi fino all’ultimo concerto, quello di Brighton l’11 dicembre del 1982. O nel quale la fanno da padrone immagini d’archivio e il concerto finora inedito per il programma televisivo tedesco, Rockpalast del 1980. Attraverso le testimonianze dirette di Paul Weller, Bruce Foxton e Rick Buckler, ma anche di colleghi, giornalisti e fan, c’è tutto l’amore di una generazione che tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta pensava che dischi come In The City, All Mod Cons e Sound Affects fossero l’equivalente musicale di una esasperata ricerca di identità che i giovani di quel tempo cercavano da qualche parte e la trovarono integra e senza compromessi nella musica del terzetto di Woking, tra etica ed estetica mod. “L’idea di giovinezza è fuorviante e può nascondere una grande illusione”, ci dice però Buckler dalla sua casa di Woking.
Il dvd segue la mostra di cimeli e memorabilia della band tenutasi fino a settembre scorso alla Somerset House di Londra e la pubblicazione in UK dell’autobiografia del batterista, Buckler, That’s Entertainment: My Life in The Jam. “Perché gli Jam sono ancora attuali? Non lo so, forse per la forte relazione che abbiamo avuto con i fan nel tempo e che dura tuttora. I testi e le canzoni sono tuttora attuali. Sono stupefatto che le persone ancora oggi scoprono la nostra musica”, afferma ancora Rick Buckler.
Nel documento filmato, molte le testimonianze, quella dell’attore e amico Martin Freeman (non è un caso che abbia recitato una parte nell’ultimo video di Weller, Pick it Up) racchiude tutto il senso dell’essere Jam: “Quando i tre sbarcarono negli States, c’erano davvero pochi fan, la maggioranza del pubblico non aveva mai ascoltato la band. Loro erano davvero particolari e questo spiega perché noi in Inghilterra li abbiamo amati. Se ami gli Jam è come se ami te stesso”. Ci dice ancora il musicista: “I migliori ricordi li conservo per i live show che abbiamo fatto. Era quella la nostra vera indole”.
Anche se l’ascesa del gruppo fu inarrestabile, il talento straripante di Weller, i suoi interessi verso la black music, non furono capiti e arginati da Foxton e Buckler (“Se fosse stato per loro avremmo fatto qualche altra decina di Going Underground” - il maggior successo dei Jam, ndr - disse acidamente Paul Weller). The Gift raggiunse il secondo posto delle classifiche nel Regno Unito solo perché scavalcato di pochissimo dalla Collection di John Lennon (“A saperlo avrei comprato io cinquantuno copie”, disse ancora Weller). Lo stesso cantante che il 31 ottobre del 1982 annunciava lo scioglimento del trio. Sul punto Rick Buckler ci confessa: “Il maggior rimpianto è quello di non essere riusciti a durare almeno per un altro paio di album ai massimi livelli. Paul ha sbagliato a lasciare la band proprio in quel momento”.
Ma Paul Weller, prima di una luminosa carriera solistica, si imbarcherà nell’avventura musicale che avrà i colori e gli aromi musicali di un “cappuccino” (Style Council), tra jazz, rap, funk e pop. Foxton e Buckler daranno vita nel 2007 a una reunion chiamata From the Jam con David Moore, clone di Weller, ai livelli parodistici e deleteri di un Tale e Quale Show. Weller non la prese bene. I due, su tutto, avevano offeso la dignità dell'essere giovani, una volta e per sempre. E il senso di When You’re Young (“La vita è un drink e tu sei ubriaco quando sei giovane”) fu inghiottito dalla nostalgia.
A quanto pare, il giovanissimo Weller aveva già le idee molto chiare. E questa coerenza lo ha accompagnato per tutta la sua brillante carriera (The Jam, Style Council, dischi solistici), fedele al principio: “Essere contro tutto è la ragione per cui vivo”. Perché non era facile andare controcorrente nel momento in cui il Punk stava seppellendo tutte le certezze del rock. O bruciare la fanzine per eccellenza, Sniffin Glue, dicendo: “Questa è la vostra bibbia di me**a” e magari poi dichiarare al Nme: “Alle prossime elezioni voteremo per i conservatori”. Tutto molto stridente mentre i Sex Pistols “distruggevano” tutto e i Clash incitavano a una nuova rivoluzione. Ma erano solo genuine provocazioni per distinguersi e per mettere al centro di tutto: l’essere giovani. “Che senso ha distruggere? Cercherò qualcosa di nuovo in tutto il mondo. Esplosione giovanile”, cantava Weller nel singolo All Around the World pubblicato a cavallo dei primi due album, entrambi realizzati nel 1977: In the City e This Is the Modern World.
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E lo stesso artista sfaterà il suo presunto conservatorismo durante gli anni Ottanta (la battaglia contro il nucleare e il movimento Red Wedge) e più recentemente quando ha polemizzato con David Cameron, il Primo Ministro conservatore britannico che aveva dichiarato che Eton Rifles era la sua canzone preferita. Stizzito Weller dichiarò: “Evidentemente non ha capito bene le parole del brano. Non so veramente per chi votare. Certo, vado quando si tratta di contrastare l’estrema destra o qualche stronzo del genere. Ma il potere corrompe e non ho più fiducia in nessuno di questi politici che lo fanno per mestiere”.
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The Jam – About the Young Idea (in pubblicazione il 27 novembre) non è solo un doppio dvd (nella versione deluxe è accompagnato da un cd con un libretto di 40 pagine) in cui si racconta la storia del trio dagli inizi fino all’ultimo concerto, quello di Brighton l’11 dicembre del 1982. O nel quale la fanno da padrone immagini d’archivio e il concerto finora inedito per il programma televisivo tedesco, Rockpalast del 1980. Attraverso le testimonianze dirette di Paul Weller, Bruce Foxton e Rick Buckler, ma anche di colleghi, giornalisti e fan, c’è tutto l’amore di una generazione che tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta pensava che dischi come In The City, All Mod Cons e Sound Affects fossero l’equivalente musicale di una esasperata ricerca di identità che i giovani di quel tempo cercavano da qualche parte e la trovarono integra e senza compromessi nella musica del terzetto di Woking, tra etica ed estetica mod. “L’idea di giovinezza è fuorviante e può nascondere una grande illusione”, ci dice però Buckler dalla sua casa di Woking.
Il dvd segue la mostra di cimeli e memorabilia della band tenutasi fino a settembre scorso alla Somerset House di Londra e la pubblicazione in UK dell’autobiografia del batterista, Buckler, That’s Entertainment: My Life in The Jam. “Perché gli Jam sono ancora attuali? Non lo so, forse per la forte relazione che abbiamo avuto con i fan nel tempo e che dura tuttora. I testi e le canzoni sono tuttora attuali. Sono stupefatto che le persone ancora oggi scoprono la nostra musica”, afferma ancora Rick Buckler.
Nel documento filmato, molte le testimonianze, quella dell’attore e amico Martin Freeman (non è un caso che abbia recitato una parte nell’ultimo video di Weller, Pick it Up) racchiude tutto il senso dell’essere Jam: “Quando i tre sbarcarono negli States, c’erano davvero pochi fan, la maggioranza del pubblico non aveva mai ascoltato la band. Loro erano davvero particolari e questo spiega perché noi in Inghilterra li abbiamo amati. Se ami gli Jam è come se ami te stesso”. Ci dice ancora il musicista: “I migliori ricordi li conservo per i live show che abbiamo fatto. Era quella la nostra vera indole”.
Anche se l’ascesa del gruppo fu inarrestabile, il talento straripante di Weller, i suoi interessi verso la black music, non furono capiti e arginati da Foxton e Buckler (“Se fosse stato per loro avremmo fatto qualche altra decina di Going Underground” - il maggior successo dei Jam, ndr - disse acidamente Paul Weller). The Gift raggiunse il secondo posto delle classifiche nel Regno Unito solo perché scavalcato di pochissimo dalla Collection di John Lennon (“A saperlo avrei comprato io cinquantuno copie”, disse ancora Weller). Lo stesso cantante che il 31 ottobre del 1982 annunciava lo scioglimento del trio. Sul punto Rick Buckler ci confessa: “Il maggior rimpianto è quello di non essere riusciti a durare almeno per un altro paio di album ai massimi livelli. Paul ha sbagliato a lasciare la band proprio in quel momento”.
Ma Paul Weller, prima di una luminosa carriera solistica, si imbarcherà nell’avventura musicale che avrà i colori e gli aromi musicali di un “cappuccino” (Style Council), tra jazz, rap, funk e pop. Foxton e Buckler daranno vita nel 2007 a una reunion chiamata From the Jam con David Moore, clone di Weller, ai livelli parodistici e deleteri di un Tale e Quale Show. Weller non la prese bene. I due, su tutto, avevano offeso la dignità dell'essere giovani, una volta e per sempre. E il senso di When You’re Young (“La vita è un drink e tu sei ubriaco quando sei giovane”) fu inghiottito dalla nostalgia.