"Sono un attore. Recito una parte. Frammenti di me stesso". Questo è David Bowie. E il suo spettacolo universale sta conoscendo una nuova giovinezza, nonostante vada per i settanta, ma chissà in quale pianeta fu registrato all'anagrafe. Quarantotto anni di carriera sotto il segno della metamorfosi, del travestimento, della capacità inimitabile di precorrere mode e tempi. David Bowie l'icona, il mito inesplorabile, uno dei simboli pop più importanti nella storia recente della musica. David Bowie il clown, il poeta, l'eccellente traduttore in suoni e immagini dello spirito di un'epoca. David apocalittico, scenografico. Provocazione e ambiguità. Glamour e trasfigurazione. Superuomo, novello Dorian Gray. Buddista ed esibizionista. Trasgressione, parodia, melò, psicodramma. Colpi di teatro e divismo scanzonato, tutine kitsch e senso del business. Ognuno ha lo Ziggy Stardust che sogna. Benvenuti di nuovo a bordo della più scintillante macchina del desiderio sulla faccia dello spazio. Il Dandy sta tornando: a Broadway, con un musical, "Lazarus". E pazienza se ha detto per sempre addio ai concerti.
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Duca Bianco all'ennesima potenza. L'8 gennaio, giorno del suo sessantanovesimo compleanno, uscirà il suo 25esimo album di studio, intitolato Blackstar: ma su questo torneremo più avanti. Lunedì 7 dicembre Lazarus debutta intanto ufficialmente al New York Theatre Workshop di New York (roba off Broadway): un musical scritto proprio da Bowie insieme a Enda Walsh e per la regia di Ivo van Hove. Lo show sarà in cartellone almeno fino alla metà di gennaio. Animato da una sequenza funzionale di suoi classici, più qualche inedito composto ad hoc e alcuni ripescaggi (tra cui This is Not America, incisa nel 1985 con Pat Metheny), Lazarus è una sorta di sequel dal vivo de L’uomo che cadde sulla terra, il film che il fu Ziggy Stardust interpretò nel 1976. In scena la storia di Thomas Newton, piombato da un pianeta remoto e sfruttato come cavia sovrumana per esperimenti corrivi: prima è costretto a guardare senza requie la tv, poi gli tocca inghiottire gin come se piovesse, vagheggiando un amore perduto distante anni luce ormai. "Sono l'uomo che muore ogni giorno, ma non riesce mai a morire" sibila mister Newton alias Michael C. Hall, già applaudito in altri musical come Cabaret e Chicago e volto della serie televisiva di culto Dexter. Con lui sul palco anche Michael Esper, da "Law and Order". C’è vita sulla terra, o il cono di tenebra sta già risucchiando tutto?
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Nessun lieto fine. Violenza e romanticismo: “Per i primi quaranta minuti non si capisce cosa sta succedendo e il pubblico potrà seguire la narrazione soltanto in modo emotivo, non razionale. Fino al triste e sorprendente finale", ha dichiarato il regista Van Hove. Le canzoni di Bowie saranno suonate dal vivo da una band di sette elementi. Uno schermo rimanderà immagini in bianco e nero. Questione di stile, e di eterna lotta tra luce e ombra. La fantascienza come chiave di lettura delle cose: noi li temiamo, ma saranno forse gli androidi a salvare il mondo.
Musical chiama musical. Ci sarà infatti anche Major Tom (per citare un'altra sua celebre maschera) tra gli artisti chiamati a scrivere le canzoni di SpongeBob Squarepants, un'opera musicale diretto da Tina Landau, la cui prima è prevista il sette giugno 2016 all'Oriental Theatre di Chicago. In questo caso Bowie incrocerà la sua penna coi Flaming Lips, Cindy Lauper, Dirty Projectors, John Legend e Steve Tyler degli Aerosmith. È naufragato invece il musical che Danny Boyle (Trainspotting e The Millionaire) avrebbe voluto dedicare, indovinate un po’, a David Bowie. Boyle ci teneva tanto. Sarebbe stato il suo primo musical. Bowie molto meno, e così l'autore di Heroes, Space Oddity, Starman gli ha negato l'utilizzo di questi e altri suoi capolavori. E bye bye progetto.
Danza, spot e grande schermo. Il musical è solo l'ultimo innamoramento in ordine cronologico di David Robert Jones, nome di battesimo di David Bowie. Artista totale, tra un disco e un concerto ha flirtato da par suo con tutte le arti e coi più disparati mezzi di comunicazione di massa. Danza: Bowie deve alla frequentazione del grande mimo-ballerino Lindsay Kemp l'apprendimento del linguaggio del corpo. Da qui il suo carisma scenico, la sua intensità drammatica sul palco. Teatro: all'inizio degli anni ottanta ha vestito con successo i panni di Elephant Man. Musica colta: ha dato vita, con la Philadelphia Orchestra, a una nuova versione di Pierino e il Lupo di Prokofiev. Colonne sonore: d'impatto quella che ha firmato per il film-tv The Buddha of Suburbia, tratto dal romanzo dello scrittore anglo-pachistano Hanif Kureishi. Giornalista: ha gestito una rubrica per il periodico Modern Painter. Pittura: ha cominciato a dipingere con particolare assiduità negli anni novanta, mettendo in vendita anche due litografie, tra cui un ritratto dell'amico Iggy Pop che rilanciò ai tempi del comune "periodo berlinese" producendone Idiot e Lust for Life. E negli ultimi tempi è stato oggetto di mostre retrospettive a tutto tondo. Pubblicità: due anni fa Louis Vuitton l'ha voluto come testimonial televisivo. Internet: insieme a Prince è stato tra i primi a promuovere la sua musica direttamente attraverso il sito web. Money: la prima stella rock a quotarsi in Borsa nel 1996. Ha varato anche i controversi "Bowie Bonds", le proprie obbligazioni. Cinema: la sua seconda e bruciante passione. Tra i film che l'hanno visto protagonista, quasi, ricordiamo L'uomo che cadde sulla terra, Miriam si sveglia a mezzanotte, Furyo, Basquiat, Absolute Beginners, Labyrinth e Christiane F., noi i ragazzi dello zoo di Berlino.
Aspettando Blackstar. L'8 gennaio arriverà nei negozi Blackstar, il suo nuovo disco, che si vocifera contenga brani dal musical Lazarus. Del resto il Duca Bianco ci ha abituati ai giochi di specchi. Blackstar succede a The Next Day, del 2013, ed è stato anticipato dall’omonimo singolo, tema musicale della serie tv The Last Panthers (in onda dal 12 novembre, in Italia su Sky Atlantic). Secondo The Times, Blackstar ospiterà sette lunghi brani ricoperti di strati su strati di soul ed elettronica. Suonati insieme a una jazz band della Grande Mela. Con un cuore un po' analogico e un po' sintetico, e persino dei canti gregoriani. Dalle parti di un krautrock ricondizionato alla luce dei progressi delle tecnologie e dei regressi delle utopie. Tra i Neu!, i Boards of Canada e quel che resta del free jazz. Avanguardia iniettata di natura e sentimento, nonostante tutto. “Abbiamo ascoltato molto Kendrick Lamar ultimamente, ha aggiunto Tony Visconti, il produttore secolare di Bowie. "Ci è piaciuto molto il fatto che Kendrick sia così aperto di mente e non faccia normali dischi hip hop. Ci ha messo dentro ogni cosa e questo è ciò che noi abbiamo voluto fare. L'obiettivo era quello di evitare il rock'n'roll". Altre indiscrezioni parlano della collaborazione al disco di James Murphy degli Lcd Soundsystem, demiurgo del suono degli anni zero; e che la canzone che dà il titolo all'album accenni, in forma di requiem jazzy in tre movimenti, nientemeno che all'Isis… Insomma, è ancora pura e squisita Bowie-storia-a-sé. Quella storia post-umanistica in uso nelle migliori scuole del Regno Unito degli extraterrestri. David Bowie è un astro senza tempo che nasce e rinasce sempre, domani. "Rinnego il passato, io vivo per il futuro".
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Duca Bianco all'ennesima potenza. L'8 gennaio, giorno del suo sessantanovesimo compleanno, uscirà il suo 25esimo album di studio, intitolato Blackstar: ma su questo torneremo più avanti. Lunedì 7 dicembre Lazarus debutta intanto ufficialmente al New York Theatre Workshop di New York (roba off Broadway): un musical scritto proprio da Bowie insieme a Enda Walsh e per la regia di Ivo van Hove. Lo show sarà in cartellone almeno fino alla metà di gennaio. Animato da una sequenza funzionale di suoi classici, più qualche inedito composto ad hoc e alcuni ripescaggi (tra cui This is Not America, incisa nel 1985 con Pat Metheny), Lazarus è una sorta di sequel dal vivo de L’uomo che cadde sulla terra, il film che il fu Ziggy Stardust interpretò nel 1976. In scena la storia di Thomas Newton, piombato da un pianeta remoto e sfruttato come cavia sovrumana per esperimenti corrivi: prima è costretto a guardare senza requie la tv, poi gli tocca inghiottire gin come se piovesse, vagheggiando un amore perduto distante anni luce ormai. "Sono l'uomo che muore ogni giorno, ma non riesce mai a morire" sibila mister Newton alias Michael C. Hall, già applaudito in altri musical come Cabaret e Chicago e volto della serie televisiva di culto Dexter. Con lui sul palco anche Michael Esper, da "Law and Order". C’è vita sulla terra, o il cono di tenebra sta già risucchiando tutto?
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Nessun lieto fine. Violenza e romanticismo: “Per i primi quaranta minuti non si capisce cosa sta succedendo e il pubblico potrà seguire la narrazione soltanto in modo emotivo, non razionale. Fino al triste e sorprendente finale", ha dichiarato il regista Van Hove. Le canzoni di Bowie saranno suonate dal vivo da una band di sette elementi. Uno schermo rimanderà immagini in bianco e nero. Questione di stile, e di eterna lotta tra luce e ombra. La fantascienza come chiave di lettura delle cose: noi li temiamo, ma saranno forse gli androidi a salvare il mondo.
Musical chiama musical. Ci sarà infatti anche Major Tom (per citare un'altra sua celebre maschera) tra gli artisti chiamati a scrivere le canzoni di SpongeBob Squarepants, un'opera musicale diretto da Tina Landau, la cui prima è prevista il sette giugno 2016 all'Oriental Theatre di Chicago. In questo caso Bowie incrocerà la sua penna coi Flaming Lips, Cindy Lauper, Dirty Projectors, John Legend e Steve Tyler degli Aerosmith. È naufragato invece il musical che Danny Boyle (Trainspotting e The Millionaire) avrebbe voluto dedicare, indovinate un po’, a David Bowie. Boyle ci teneva tanto. Sarebbe stato il suo primo musical. Bowie molto meno, e così l'autore di Heroes, Space Oddity, Starman gli ha negato l'utilizzo di questi e altri suoi capolavori. E bye bye progetto.
Danza, spot e grande schermo. Il musical è solo l'ultimo innamoramento in ordine cronologico di David Robert Jones, nome di battesimo di David Bowie. Artista totale, tra un disco e un concerto ha flirtato da par suo con tutte le arti e coi più disparati mezzi di comunicazione di massa. Danza: Bowie deve alla frequentazione del grande mimo-ballerino Lindsay Kemp l'apprendimento del linguaggio del corpo. Da qui il suo carisma scenico, la sua intensità drammatica sul palco. Teatro: all'inizio degli anni ottanta ha vestito con successo i panni di Elephant Man. Musica colta: ha dato vita, con la Philadelphia Orchestra, a una nuova versione di Pierino e il Lupo di Prokofiev. Colonne sonore: d'impatto quella che ha firmato per il film-tv The Buddha of Suburbia, tratto dal romanzo dello scrittore anglo-pachistano Hanif Kureishi. Giornalista: ha gestito una rubrica per il periodico Modern Painter. Pittura: ha cominciato a dipingere con particolare assiduità negli anni novanta, mettendo in vendita anche due litografie, tra cui un ritratto dell'amico Iggy Pop che rilanciò ai tempi del comune "periodo berlinese" producendone Idiot e Lust for Life. E negli ultimi tempi è stato oggetto di mostre retrospettive a tutto tondo. Pubblicità: due anni fa Louis Vuitton l'ha voluto come testimonial televisivo. Internet: insieme a Prince è stato tra i primi a promuovere la sua musica direttamente attraverso il sito web. Money: la prima stella rock a quotarsi in Borsa nel 1996. Ha varato anche i controversi "Bowie Bonds", le proprie obbligazioni. Cinema: la sua seconda e bruciante passione. Tra i film che l'hanno visto protagonista, quasi, ricordiamo L'uomo che cadde sulla terra, Miriam si sveglia a mezzanotte, Furyo, Basquiat, Absolute Beginners, Labyrinth e Christiane F., noi i ragazzi dello zoo di Berlino.
Aspettando Blackstar. L'8 gennaio arriverà nei negozi Blackstar, il suo nuovo disco, che si vocifera contenga brani dal musical Lazarus. Del resto il Duca Bianco ci ha abituati ai giochi di specchi. Blackstar succede a The Next Day, del 2013, ed è stato anticipato dall’omonimo singolo, tema musicale della serie tv The Last Panthers (in onda dal 12 novembre, in Italia su Sky Atlantic). Secondo The Times, Blackstar ospiterà sette lunghi brani ricoperti di strati su strati di soul ed elettronica. Suonati insieme a una jazz band della Grande Mela. Con un cuore un po' analogico e un po' sintetico, e persino dei canti gregoriani. Dalle parti di un krautrock ricondizionato alla luce dei progressi delle tecnologie e dei regressi delle utopie. Tra i Neu!, i Boards of Canada e quel che resta del free jazz. Avanguardia iniettata di natura e sentimento, nonostante tutto. “Abbiamo ascoltato molto Kendrick Lamar ultimamente, ha aggiunto Tony Visconti, il produttore secolare di Bowie. "Ci è piaciuto molto il fatto che Kendrick sia così aperto di mente e non faccia normali dischi hip hop. Ci ha messo dentro ogni cosa e questo è ciò che noi abbiamo voluto fare. L'obiettivo era quello di evitare il rock'n'roll". Altre indiscrezioni parlano della collaborazione al disco di James Murphy degli Lcd Soundsystem, demiurgo del suono degli anni zero; e che la canzone che dà il titolo all'album accenni, in forma di requiem jazzy in tre movimenti, nientemeno che all'Isis… Insomma, è ancora pura e squisita Bowie-storia-a-sé. Quella storia post-umanistica in uso nelle migliori scuole del Regno Unito degli extraterrestri. David Bowie è un astro senza tempo che nasce e rinasce sempre, domani. "Rinnego il passato, io vivo per il futuro".