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Tutto il jazz va online sul portale ItaliaJazz. Paolo Fresu: "Una grande sfida"

Il trombettista, in presenza del ministro della Cultura Franceschini, ha presentato il nuovo sito alla Casa del Jazz di Roma. Oltre 1900 artisti, 570 artisti, più di 280 rassegne, circa 80 club, 700 strutture e 900 concerti e un solo obiettivo: sostenere e promuovere un mercato musicale in crescita

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Al deus ex machina del jazz piacciono le sfide. E le vince. Paolo Fresu, 54 anni, trombettista di alto respiro internazionale è uno dei “catalizzatori” che ha contribuito alla nascita del portale internet ItaliaJazz, presentato ieri a Roma in un incontro alla presenza del ministro della Cultura Franceschini. Che tra l'altro ha detto: “Dicono che il jazz sia musica di nicchia, ma fa ridere a guardare i numeri”. Ovvero qualcosa come 600 mila spettatori di circa 4.500 concerti all'anno in Italia. Molti dei quali vanno in scena alla Casa del Jazz che ha ospitato la presentazione. “C'è una bella affinità tra questo portale on line sul jazz, i concerti per la ricostruzione dell'Aquila (si perché a settembre faremo il bis) o il progetto dei 50 concerti in Sardegna con cui ho festeggiato il mio compleanno di 4 anni fa - spiega il musicista nato a Berchidda che abita a Parigi - Sono sfide che mi impegnano tanto quanto scrivere una nuova partitura, per me non c'è differenza tra gli stimoli artistici e quelli organizzativi. C'è tutto il gusto di ergere delle barriere per poi abbatterle”.
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Una frase che in un certo senso definisce l'essenza stessa del jazz...
“Il jazz, a New Orleans, nasce per antonomasia dal senso dell'impossibilità. Dalla voglia di superare le barriere, di costruire un percorso nuovo, di denunciare le ingiustizie quando necessario. Nel jazz c'è un atto e una risposta. Una nota che non si porta dietro un risultato è una nota se stante e non mi interessa. A 54 anni non puoi suonare solo per il proprio gusto, ma per qualcosa di più profondo. Come mettere in rete con il tour dei 50 concerti altrettanti luoghi in Sardegna che hanno importanza magari per le energie alternative e tanto altro ancora. O come per l'appunto mette in rete tutto il jazz italiano in questo nuovo portale che sarà al servizio di tutti: spettatori, artisti, organizzatori, discografici...”.

Nella sua musica e nelle sue parole sono ancora molto salde le radici in Sardegna, ma è forte anche il suo legame con Parigi.
“A 11 anni suonavo in banda, Dopo la processione si andava al bar per fa ballare le persone. E il barista tirava fuori le Echinusa... Poi è stata la volta delle feste di piazza e dei matrimoni fino a fine anni 70 con le cover di Dalla e di altri. Il jazz mi ha colpito in quel momento prima per l'estetica e poi per il senso sociale... È un percorso che parte dalla Gallura e arriva in Francia... Quando c'è stato l'attentato a Charlie ero a poche centinaia di metri, stavolta ero in Italia, ma dopo tre giorni sono voluto rientrare... il senso di appartenenza è forte”.

Nel suo bilancio ci sono un'ottantina di dischi a suo nome e altri 400 come collaborazioni...
“Si ma pensi sempre a quelli che farai. A stento a quello che hai appena fatto come Jazzy Christmas, un disco strano registrato live in Sardegna, con il quintetto e Daniele di Bonaventura al bandoneon. Con a fianco di standard come White Christmas anche le canzoni popolari sarde, quelle del prete di Berchidda, che si portano dietro i ricordi... Papà era pastore, il pastore a fianco ci regalava l'agnellino che tenevano in casa con il fiocco rosa... Tradizioni importanti da tramandare: il Natale lo passo a casa. Poi suono a Umbria Jazz Winter a Orvieto. E quindi qualche giorno di relax in famiglia a Parigi”.