"Eppure". Lo dice un po' di volte nei primi 15 minuti di spettacolo Lorenzo Jovanotti. Lo canta subito all'inizio dello spettacolo: "Eppure eppure eppure milioni di serrature non riescono a tenermi chiuso il cuore" (E non hai visto ancora niente). E poco dopo, in Tensione evolutiva: "Eppure ho questo vuoto tra lo stomaco e la gola, voragine incolmabile tensione evolutiva". È un simbolo della sua poetica, la poetica dell'Eppure. Che vuol dire non essere mai completamente soddisfatto. Puoi vendere più album di tutti in Italia nel 2015, puoi conquistare gli stadi dopo trent'anni di carriera e rimanerci comodamente, puoi convincere scettici, vecchi e bambini. Eppure. Quell'eppure ha portato fin qui Lorenzo, quell'euforia che non si risolve mai in un totale appagamento, quell'idea di doversi spingere ancora oltre, scegliendo anche di tornare nei palazzetti dopo gli stadi - come fa in questo tour passato ieri a Roma per la prima delle tre tappe nella Capitale - e riaprire il proprio archivio per rinunciare a facili colpi a segno - Serenata rap, Fango, Baciami ancora, ad esempio - per ritrovare la motivazione con canzoni nuove.
"In questi momenti in cui si ha paura", dirà ringraziando il pubblico, "e staresti anche volentieri a casa, ci sono queste piccole cose che si chiamano canzoni con cui puoi trasmettere anche amore". Eppure. Eppure si va avanti, anche con un tour partito a meno da una settimana dagli attentati di Parigi che hanno colpito anche il mondo della musica. Lorenzo va avanti con il suo linguaggio, con la musica, quella dedicata alla moglie (Ragazza magica), alla figlia (Libera), a tutti (Gli immortali).
In questo Jovanotti post tutto, più libero da obblighi promozionali, dalla responsabilità di riempire gli stadi, dal catalogo, trovano posto tutti i Jovanotti che ci sono stati finora, con una naturalezza e una narrativa che hanno come garanzia di coerenza solo lui, l'uomo che sul palco guida la sua band affiatata di fronte a un pubblico di tutte le età. C'è la botta iniziale con l'elettronica più recente con la doppietta Sabato e Tensione evolutiva, che sfocia poi in Wanna Be Startin' Something di Michael Jackson. Lorenzo è star e subito dopo fan, secondo quella dualità che ha fatto la sua fortuna: sa essere insieme empatico e glamour, permette al pubblico di identificarsi e allo stesso tempo gioca con lo star system. La chiave dell'intrattenimento è qui.
C'è anche Lorenzo solo con la chitarra a intonare prima Piove e poi Gente della notte, inno dei tiratardi valido oggi come allora. Il Lorenzo che ormai può permettersi arrangiamenti che citano tango e jazz (Dove ho visto te) ma anche funk elettronico (È la scienza, bellezza!). Quello da solo sul palco con la drum machine per Tanto3 che diventa dj e rapper in mezzo al pubblico per Musica. Jovanotti è come quelle silhouette da ritagliare per applicare sopra questo o quell'abito, per provare un po' di tutto. E gli sta tutto bene sul palco a saetta, con la passerella-schermo che diventa ora filo sospeso e ora enorme tastiera da suonare ballandoci su. E c'è il Lorenzo di oggi di Tutto acceso che stringe idealmente la mano a quello di La mia moto. L'evoluzione non si muove più su una linea retta ma in cerchi concentrici, schegge impazzite, un'immersione dentro e fuori.
Nel finale le idee della grande produzione - diapositive sui maxi schermi, riprese di Valentino Rossi, il mantello sulle spalle a citare James Brown - hanno vita facile con classici come Penso positivo, Il più grande spettacolo dopo il big bang e nuovi inni come Estate addosso, Ti porto via con me. "Difendiamo l'allegria" è lo slogan finale dopo due ore e mezzo prima degli auguri di buon anno con Ragazzo fortunato. Perché si gioca. Eppure si fa sul serio.
"In questi momenti in cui si ha paura", dirà ringraziando il pubblico, "e staresti anche volentieri a casa, ci sono queste piccole cose che si chiamano canzoni con cui puoi trasmettere anche amore". Eppure. Eppure si va avanti, anche con un tour partito a meno da una settimana dagli attentati di Parigi che hanno colpito anche il mondo della musica. Lorenzo va avanti con il suo linguaggio, con la musica, quella dedicata alla moglie (Ragazza magica), alla figlia (Libera), a tutti (Gli immortali).
In questo Jovanotti post tutto, più libero da obblighi promozionali, dalla responsabilità di riempire gli stadi, dal catalogo, trovano posto tutti i Jovanotti che ci sono stati finora, con una naturalezza e una narrativa che hanno come garanzia di coerenza solo lui, l'uomo che sul palco guida la sua band affiatata di fronte a un pubblico di tutte le età. C'è la botta iniziale con l'elettronica più recente con la doppietta Sabato e Tensione evolutiva, che sfocia poi in Wanna Be Startin' Something di Michael Jackson. Lorenzo è star e subito dopo fan, secondo quella dualità che ha fatto la sua fortuna: sa essere insieme empatico e glamour, permette al pubblico di identificarsi e allo stesso tempo gioca con lo star system. La chiave dell'intrattenimento è qui.
C'è anche Lorenzo solo con la chitarra a intonare prima Piove e poi Gente della notte, inno dei tiratardi valido oggi come allora. Il Lorenzo che ormai può permettersi arrangiamenti che citano tango e jazz (Dove ho visto te) ma anche funk elettronico (È la scienza, bellezza!). Quello da solo sul palco con la drum machine per Tanto3 che diventa dj e rapper in mezzo al pubblico per Musica. Jovanotti è come quelle silhouette da ritagliare per applicare sopra questo o quell'abito, per provare un po' di tutto. E gli sta tutto bene sul palco a saetta, con la passerella-schermo che diventa ora filo sospeso e ora enorme tastiera da suonare ballandoci su. E c'è il Lorenzo di oggi di Tutto acceso che stringe idealmente la mano a quello di La mia moto. L'evoluzione non si muove più su una linea retta ma in cerchi concentrici, schegge impazzite, un'immersione dentro e fuori.
Nel finale le idee della grande produzione - diapositive sui maxi schermi, riprese di Valentino Rossi, il mantello sulle spalle a citare James Brown - hanno vita facile con classici come Penso positivo, Il più grande spettacolo dopo il big bang e nuovi inni come Estate addosso, Ti porto via con me. "Difendiamo l'allegria" è lo slogan finale dopo due ore e mezzo prima degli auguri di buon anno con Ragazzo fortunato. Perché si gioca. Eppure si fa sul serio.