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Lindsay Kemp: "Così nacque l'icona glam"

Il coreografo: "Sono triste, ma ricordo con gioia le cose che abbiamo fatto. David ci ha dato piacere, anche incoraggiando le persone a essere più aperte, per esempio in fatto di omosessualità e bisessualità"

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SONO PASSATI cinquant'anni da quando, a Londra, si erano amati con passione, poco meno da quando nel '72 cambiarono il rock con The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars. Per Lindsay Kemp, che oggi vive a Livorno, insegna e porta in giro il suo spettacolo Kemp dances, dovrebbero essere solo ricordi. Invece basta niente per riaccendere le emozioni del suo trasgressivo e creativo legame con David Bowie. "Sono triste, ma ricordo con gioia le cose che abbiamo fatto. David ci ha dato piacere, anche incoraggiando le persone a essere più aperte, per esempio in fatto di omosessualità e bisessualità".
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Signor Kemp, sa che anche il Vaticano ha espresso il suo cordoglio?
"Sono felice. È un modo per recuperare sul terreno dell'omofobia. Mi pare che Francesco stia lavorando in questo senso".

Lei e Bowie vi conosceste nel 1966: lei era già un ballerino affermato. E Bowie?
"Aveva 19 anni. Era uno sconosciuto. Venne in camerino a Londra dopo un mio spettacolo. Un ragazzo brillante. Voleva studiare con me. L'indomani tornò con la chitarra a dodici corde e una bellissima canzone, When I live my dream, che io misi nello spettacolo".

E poi?
"Fu amore a prima vista. Forse il più grande della mia vita".

E per Bowie?
"Non so se per lui fu altrettanto profondo. David veniva alle mie lezioni, andavamo a vedere spettacoli, ci divertivamo molto. Insieme facemmo Pierrot in Turquoise. Io gli insegnavo a esprimersi con il corpo, a truccarsi, a scegliere i costumi. Creammo il body symbol. Era biondo, bello, molto charming, ma anche esigente e aveva bisogno di nursering".

Forse per questo poi ebbe anche relazioni con donne.
"Che gelosia. Quando David mi lasciò per la costumista del nostro show, Natasha Korlinov, fu terribile. Tentai il suicidio".

Suicidio?
"Non fu una cosa seria. Ma soffro ancora della sua infedeltà. Dalla passione nacque una bella amicizia, tanto che nel '72 la moglie di David, Mary Angela Barnett, Angie, mi chiese di dirigere lo show Ziggy Stardust".

Di chi fu l'invenzione del personaggio di Ziggy?
"Di David. Io ne feci un simbolo della sua musica. Lui mi aveva fatto sentire l'album, le cover di Jacques Brel, Lady Stardust. Io ci misi l'ispirazione all'arte giapponese, Artaud, Jean Genet, l'avanguardia. Inventammo il glam: per la prima volta il teatro irrompeva nel rock".

Perché finì tra voi?
"Perché David divenne una superstar. Anche se capace con coraggio di influenzare milioni di fan. Non lo vedevo da tempo, non sapevo che stava così male. Ma le persone che ami non muoiono mai".