«Bisognerebbe ricantarla la nostra canzone per dire: chiedi chi erano gli Eagles». È tale la sua ammirazione per Glenn Frey, il chitarrista e cantante scomparso a 67 anni, che Gaetano Curreri per rendere omaggio alla band americana arriva a parafrasare il titolo del primo successo che scrisse per gli Stadio, Chiedi chi erano i Beatles. Autore per molti nomi importanti della canzone, da Lucio Dalla a Luca Carboni (che lanciò producendogli il primo disco), da Patti Pravo a Noemi, Curreri ha stretto un lungo sodalizio artistico con Vasco Rossi, e nel loro lavoro non manca l’eco degli Eagles: «Quando qualche anno fa con Vasco andammo a Los Angeles per registrare pezzi come I soliti, L’uomo più semplice e altri dell’album Sono innocente, Vasco un giorno mi fa: “Vieni che ti porto a fare il giro turistico di Los Angeles”. Mentre andavamo a Malibù mi son fatto portare all’Hotel California, un alberghetto che non diresti mai e invece viene celebrato come l’hotel della canzone, c’è pure la copertina del disco degli Eagles: è stato un modo per rendere omaggio a una certa idea di Los Angeles, a un’atmosfera della città cui quella canzone è dedicata».
[[ge:rep-locali:repubblica:131664073]]
[[ge:rep-locali:repubblica:131664698]]
Dice ancora Curreri: «Anche se l’anima di Vasco è più rock e avvicinabile agli Stones, molte delle progressioni armoniche che gli ho proposto solo con il pianoforte sono vicine allo stile di Desperado: ti aspetti una storia d’amore, poi Vasco ti sorprende con temi universali di pezzi come Quante volte e Un senso». «Dopo i Fab Four per me vengono gli Eagles» dice Curreri in una pausa per le prove in vista del Festival di Sanremo, dove gli Stadio porteranno Un giorno mi dirai. «Beatles e Eagles sono i gruppi cui mi sono ispirato dal punto di vista compositivo e con i Genesis, che ho amato per la vocalità di Gabriel e Collins, quelli che sento a me più vicini».
Un amore nato a metà degli anni 70 quando Curreri, nella Bologna di Lucio Dalla e di Roberto Roversi, cominciava a scrivere canzoni: «Anche gli Eagles iniziavano, mi appassionai al loro modo di costruire le melodie. Mi ricordo una meravigliosa versione di Desperado fatta dalla Steve Rogers Band e cantata da Massimo Riva, anche lui un appassionato della band californiana. Perché quando si trattava di rock ballad gli Eagles erano imbattibili, i più bravi. Il loro romanticismo, che proveniva dalla loro cultura country, li rendeva unici. Per me gli Eagles sono soprattutto le ballate, Hotel California e Desperado, episodi di musica paragonabili alle grandi canzoni dei Beatles e dei Rolling Stones».
[[ge:rep-locali:repubblica:131664073]]
[[ge:rep-locali:repubblica:131664698]]
Dice ancora Curreri: «Anche se l’anima di Vasco è più rock e avvicinabile agli Stones, molte delle progressioni armoniche che gli ho proposto solo con il pianoforte sono vicine allo stile di Desperado: ti aspetti una storia d’amore, poi Vasco ti sorprende con temi universali di pezzi come Quante volte e Un senso». «Dopo i Fab Four per me vengono gli Eagles» dice Curreri in una pausa per le prove in vista del Festival di Sanremo, dove gli Stadio porteranno Un giorno mi dirai. «Beatles e Eagles sono i gruppi cui mi sono ispirato dal punto di vista compositivo e con i Genesis, che ho amato per la vocalità di Gabriel e Collins, quelli che sento a me più vicini».
Un amore nato a metà degli anni 70 quando Curreri, nella Bologna di Lucio Dalla e di Roberto Roversi, cominciava a scrivere canzoni: «Anche gli Eagles iniziavano, mi appassionai al loro modo di costruire le melodie. Mi ricordo una meravigliosa versione di Desperado fatta dalla Steve Rogers Band e cantata da Massimo Riva, anche lui un appassionato della band californiana. Perché quando si trattava di rock ballad gli Eagles erano imbattibili, i più bravi. Il loro romanticismo, che proveniva dalla loro cultura country, li rendeva unici. Per me gli Eagles sono soprattutto le ballate, Hotel California e Desperado, episodi di musica paragonabili alle grandi canzoni dei Beatles e dei Rolling Stones».