ROMA - Quando cresci in una famiglia che gestisce un negozio di strumenti musicali, il tuo destino ne risulta invariabilmente segnato. Se si tratta del laboratorio di liutaio, allora hai buone possibilità di diventare un grosso suonatore di chitarre, ed è quello che è successo ad esempio a Ben Harper. Se invece tuo padre vende chitarre ma anche batterie e bassi elettrici, e fiati e tastiere, e via suonando, allora ti può accadere di diventare "un multistrimpellatore, più che un multistrumentista", come dice autoironicamente di sé Francesco Gabbani, trionfatore tra i giovani al recente Festival di Sanremo, nonché vincitore del Premio della critica e del Premio "Sergio Bardotti" per il miglior testo grazie ad Amen, brano contenuto in Eternamente ora.
La canzone è la quarta più ascoltata nelle radio in Italia, un ottimo risultato per un emergente salito con l'album al diciottesimo posto in classifica. In questi giorni il cantautore di Carrara lo sta promuovendo in un giro di presentazioni pubbliche: "Un'esperienza che da una parte mi fa piacere perché incontro persone che con mia grande sorpresa mi dimostrano partecipazione, dall'altra questa dimensione instore mi sta a volte un po' stretta perché non riesco a suonare dappertutto dal vivo e questo è ciò che vorrei, non vedo l'ora di andare in tour".
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Per i live bisognerà aspettare metà maggio, quando le canzoni di Eternamente ora prenderanno corpo su un palco grazie ai sintetizzatori "ma anche con chitarre e una vera batteria", spiega Gabbani. Per il momento il cantautore, che a 33 anni vanta anche la militanza nel gruppo dei Trikobalto ("abbiamo registrato due dischi, une'esperienza formativa, abbiamo anche aperto il concerto degli Oasis al Blue Note di Milano, e partecipato a Festival importanti come l'Heineken Jammin'"), si gode il successo ottenuto con la vittoria a Sanremo, "una vittoria che speravo ma non mi aspettavo anche se ero conscio delle potenzialità di Amen. Devo dire che le cose che mi hanno sorpreso di più sono stati i riconoscimenti e i premi della critica, che mi lusingano molto".
Nel suo percorso artistico da solista c'era stato qualche singolo, un album di debutto intitolato Greitist iz che non aveva avuto troppa visibilità, poi tanti tentativi di partecipare al Festival arrivando all'ultima fase delle selezioni ma non riuscendo mai a strappare una partecipazione. Fino ad Amen e "questa partecipazione molto gradita". Tante esperienze, ma mai la tentazione di partecipare ad un talent: "Ci ho pensato ma non sarebbe stato il posto giusto per me: io non sono un cantante, sono un cantautore, scrivo canzoni da quando avevo dodici anni e il talent è al contrario un'ottima via per i cantanti interpreti. Diciamo che non mi sono mai preso la responsabilità di sottostare a quel meccanismo pur di sperare di arrivare alla fase finale, quando puoi finalmente far ascoltare i tuoi brani".
Il suo è un disco di canzoni elettropop, "una grande novità per me, prima di Eternamente ora ho sempre suonato di tutto, per questo disco ho invece utilizzato sintetizzatori e computer, tutto elettronico: è una sperimentazione ma lo dico pensando a me, perché ormai sperimentare davvero nella musica e nelle canzoni è un'utopia. Gli ultimi ad averlo fatto sono Battisti nella sua seconda fase con Pasquale Panella e molto Franco Battiato anche su canzoni pop come in La voce del padrone".
A proposito dell'uso sempre più diffuso della tecnologia c'è un brano nel disco che parla proprio di questo, si intitola Software: "Parla della necessità di vivere la tecnologia in un modo più consapevole, per non prendere in giro gli altri ma soprattutto se stessi. Grazie alla facilità di utilizzo di tanti software, tante persone assumono dei ruoli o si atteggiano a figure che in realtà non gli appartengono: oggi sono tutti un po' fotografi, o un po' producer, visto che basta un clic. Ma alla fine ciò che fa la differenza sono sempre le idee, e quelle se non ce le hai il software non te le può dare".
La canzone è la quarta più ascoltata nelle radio in Italia, un ottimo risultato per un emergente salito con l'album al diciottesimo posto in classifica. In questi giorni il cantautore di Carrara lo sta promuovendo in un giro di presentazioni pubbliche: "Un'esperienza che da una parte mi fa piacere perché incontro persone che con mia grande sorpresa mi dimostrano partecipazione, dall'altra questa dimensione instore mi sta a volte un po' stretta perché non riesco a suonare dappertutto dal vivo e questo è ciò che vorrei, non vedo l'ora di andare in tour".
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Per i live bisognerà aspettare metà maggio, quando le canzoni di Eternamente ora prenderanno corpo su un palco grazie ai sintetizzatori "ma anche con chitarre e una vera batteria", spiega Gabbani. Per il momento il cantautore, che a 33 anni vanta anche la militanza nel gruppo dei Trikobalto ("abbiamo registrato due dischi, une'esperienza formativa, abbiamo anche aperto il concerto degli Oasis al Blue Note di Milano, e partecipato a Festival importanti come l'Heineken Jammin'"), si gode il successo ottenuto con la vittoria a Sanremo, "una vittoria che speravo ma non mi aspettavo anche se ero conscio delle potenzialità di Amen. Devo dire che le cose che mi hanno sorpreso di più sono stati i riconoscimenti e i premi della critica, che mi lusingano molto".
Nel suo percorso artistico da solista c'era stato qualche singolo, un album di debutto intitolato Greitist iz che non aveva avuto troppa visibilità, poi tanti tentativi di partecipare al Festival arrivando all'ultima fase delle selezioni ma non riuscendo mai a strappare una partecipazione. Fino ad Amen e "questa partecipazione molto gradita". Tante esperienze, ma mai la tentazione di partecipare ad un talent: "Ci ho pensato ma non sarebbe stato il posto giusto per me: io non sono un cantante, sono un cantautore, scrivo canzoni da quando avevo dodici anni e il talent è al contrario un'ottima via per i cantanti interpreti. Diciamo che non mi sono mai preso la responsabilità di sottostare a quel meccanismo pur di sperare di arrivare alla fase finale, quando puoi finalmente far ascoltare i tuoi brani".
Il suo è un disco di canzoni elettropop, "una grande novità per me, prima di Eternamente ora ho sempre suonato di tutto, per questo disco ho invece utilizzato sintetizzatori e computer, tutto elettronico: è una sperimentazione ma lo dico pensando a me, perché ormai sperimentare davvero nella musica e nelle canzoni è un'utopia. Gli ultimi ad averlo fatto sono Battisti nella sua seconda fase con Pasquale Panella e molto Franco Battiato anche su canzoni pop come in La voce del padrone".
A proposito dell'uso sempre più diffuso della tecnologia c'è un brano nel disco che parla proprio di questo, si intitola Software: "Parla della necessità di vivere la tecnologia in un modo più consapevole, per non prendere in giro gli altri ma soprattutto se stessi. Grazie alla facilità di utilizzo di tanti software, tante persone assumono dei ruoli o si atteggiano a figure che in realtà non gli appartengono: oggi sono tutti un po' fotografi, o un po' producer, visto che basta un clic. Ma alla fine ciò che fa la differenza sono sempre le idee, e quelle se non ce le hai il software non te le può dare".