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MUSICA

Post Pop Depression, il ritorno di Iggy Pop ai confini del rock

Il cantante americano pubblica oggi il suo nuovo disco. Collaboratore d'eccezione: Josh Homme dei Queen Of The Stone Age. E una guida: il suo amico David Bowie

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La storia di questo disco parte da un sms inviato in piena notte, quattordici mesi fa, gennaio del 2015. Mittente: James Newell Osterberg Jr, per tutti Iggy Pop. Destinatario: Joshua Michael Homme, ovvero il signor Queens Of The Stone Age. "Ho delle idee su cui lavorare. Che ne dici di farlo insieme". E la storia di questo disco continua con una serie di mail inviate da Iggy a Joshua. Frammenti di testi. E soprattutto, note metodologiche. "Io e David Bowie lavoravamo in questo modo a Berlino, alla fine degli anni '70. Vorrei rifarlo ancora". Poi tre mesi a rifinire le parole. A distanza. Infine l'incontro. A sorpresa, con Iggy che si presenta a casa di Josh Homme: i due salgono in macchina e si dirigono verso Rancho De La Luna, uno studio di registrazione nel bel mezzo del deserto a est di Los Angeles. E oggi il risultato: Post Pop Depression. E Iggy il sopravvissuto torna ai confini del rock.
 
Innanzitutto: dire super-gruppo non rende l'idea, la definizione è inesatta, si sbaglia territorio. Perché qui non si tratta solo di due big star del rock che condividono per qualche mese una sala prove e uno studio di registrazione per mettere giù una manciata di canzoni che - il più delle volte, vedere alla voce recenti esperimenti di Jagger e affini - hanno il solo effetto di lasciare l'amaro in bocca ai reciproci fan. Qui si tratta di altro: di aggiornare il lessico del versante più oscuro, malato e decadente del rock. E a chi affidare questo compito se non a Iggy Pop, il sopravvissuto per eccellenza, e Josh Homme, ovvero Mr. Kyuss e Queens Of The Stone Age?
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Post Pop Depression: il titolo dell'album è già una dichiarazione d'intenti. A partire, ovviamente, dal duplice modo in cui può essere letto il "Pop" del titolo. Significato 1: musica che viene fuori dopo che Rihanna e simili ci hanno spinto nell'abisso della noncuranza musicale. Significato 2: canzoni attraverso cui Iggy metabolizza e cristallizza i tormenti del proprio animo. Una rinascita. Come già tante volte è avvenuto nella sua carriera. A partire proprio da quella magica doppietta evocata già nelle mail di cui sopra e realizzata con David Bowie a Berlino tra il 1976 e il 1977: The Idiot e Lust For Life. Musica per vite infrante al confine dell'Occidente, musica che usciva fuori dopo un lustro di sottomissione a ogni forma di dipendenza tossica.
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E che la strada da seguire sia la seconda sembra quasi essere confermato non appena si preme play per far partire il disco. Break Into Your Heart riporta in modo immediato alle sonorità di The Idiot, con Iggy che quasi striscia sulla musica, affidando al microfono le sue parole da cultore della materia oscura: "I'm gonna break into your heart, i'm gonna crawl under your skin". Per non parlare della traccia successiva, Gardenia. Qui sembra quasi di assistere a una seduta spiritica in cui Iggy rievoca il fantasma di Bowie. Sembra quasi una China Girl - classico del Bowie anni '80 ma inciso per la prima volta proprio in The Idiot - smarrita nel deserto, persa chissà dove tra lattine d'acciaio vuote e fiori acidi che spuntano ovunque: "Alone in the cheapo motel, By the highway to hell. America's greatest living poet, Was ogling you all night".
 
Perché l'altro elemento che rende Post Pop Depression uno dei migliori dischi apparsi in questo primo scorcio di 2016 è proprio la trama desertica della musica che Josh Homme cuce intorno alla voce di Iggy Pop. Da applausi un pezzo sì e l'altro pure. Lo spaesamento della Berlino anni '70 sostituito da quello del deserto a est di Los Angeles. Musica in ogni caso di confine. E non è un caso che il disco sia stato registrato al Rancho De La Luna, oramai luogo di culto per tutti gli appassionati del rock alternativo degli ultimi vent'anni. Studio di registrazione - ma è dir poco - frequentato da tutta l'aristocrazia rock: Foo Fighters, Pj Harvey, Kurt Vile, Arctic Monkeys.
 
E proprio dagli Arctic Monkeys arriva il motore ritmico di Post Pop Depression, il batterista Matt Helders, coinvolto sin da subito nel progetto insieme a Dean Fertita, collaboratore di lunga data di Josh Homme. E il cantante dei QUOTSA deve proprio a Iggy Pop il non essersi trovato sul palco del Bataclan di Parigi nella notte della strage: pur essendo parte degli Eagles Of Death Metal, Homme aveva rinunciato al tour europeo proprio per finire il lavoro sul disco di Iggy. Coincidenza. Come l'altra coincidenza: Gardenia, il primo singolo di Post Pop Depression che esce il 20 gennaio di quest'anno. Nove giorni dopo la morte di Bowie. Un omaggio non voluto. Anche se a pensare che nel rock le coincidenze non esistono forse si fa un favore a Iggy Pop, a Josh Homme e a David Bowie. E a noi stessi.