The Last Shadow Puppets, Turner-Kane, amici per la pelle: "L’energia in studio era pazzesca"
Deborah Ameri
La coppia d'oro formata da Alex Turner (Arctic Monkeys) e Miles Kane (The Rascals) pubblica il - tanto atteso - secondo disco, "Everything You’ve Come to Expect". Esce il primo di aprile: l'intervista, tra risposte surreali e un ricordo (vero) a David Bowie
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Cantano a squarciagola Disco 2000 dei Pulp: «Oh, Deborah, do you recall? Your house was very small with wood chip on the wall. When I came around to call you didn’t notice me at all». Per cinque minuti buoni l’intervista non riesce a partire. Poi Alex Turner e Miles Kane, i due The Last Shadow Puppets, si ricompongono. Giusto un poco, prima di imbarcarsi in un dialogo surreale durante il quale danno il meglio delle loro qualità da showman. Risate, lunghissime e imbarazzanti pause, risposte stralunate. Impossibile capire se siano seri o sarcastici. Insomma il solito Turner, frontman degli Arctic Monkeys, e il solito Kane, una delle giovani sorprese del cantautorato britannico, che a otto anni dal debutto con The Age of Understatement, ritornano a formare i Last Shadow Puppets per l’uscita del nuovo disco, Everything You’ve Come to Expect, il primo aprile. Lo anticipano tre singoli (Bad Habits, il brano che dà il titolo all'album e Aviation). Poi partirà il tour, che toccherà l’Italia il 5 luglio a Ferrara e il 6 a Milano.
The Last Shadow Puppets, il trailer di "Everything You've Come to Expect"
Impeccabilmente vestiti di scuro - ciuffo impomatato per Turner, capelli cortissimi per Kane - si presentano in uno dei cocktail bar più rinomati di Londra, bevendo rigorosamente tè (del resto sono le 11 di mattina). Amici per la pelle, vicini di casa a Los Angeles, colleghi: i due non si mollano un attimo. E l’intesa perfetta si sente nell’album, una gloriosa raccolta di melodie e testi originali (forse i migliori firmati da Turner, anche se molti brani sono composti da entrambi) che profumano d’oceano (quello della California) e di amore fresco (per Taylor Bagley, ultima fidanzata di Alex). Tante allusioni sessuali, ma anche richiami romantici da uomo cotto a puntino. Vedi Sweet Dreams, TN in cui si fa riferimento a un piercing al naso, come quello di Bagley, e al Tennessee che, guarda caso, è lo stato in cui la modella americana è cresciuta.
The Last Shadow Puppets, "Everything You've Come to Expect" è il secondo disco
La canzone è dedicata a lei?
Alex: «È una canzone d’amore pura. Non so che altro potrei aggiungere, è tutto lì».
Voi due siete romantici?
In coro: «Siamo fottutamente romantici noi!».
Perché avete aspettato otto anni per il secondo album?
Alex: «Stavamo facendo altre cose, non avevamo davvero tempo. Io ero impegnato con gli Arctic Monkeys e Miles con la sua carriera da solista. Poi ci si è presentata un’occasione e abbiamo pensato: facciamolo! Nel frattempo abbiamo lavorato insieme per il secondo album di Miles, Don’t Forget Who You Are».
Come nasce una vostra canzone a quattro mani?
Alex: «Di solito Miles imbraccia la chitarra e prende fuoco davanti ai miei occhi. Io mi eccito e inizio a buttare fuori parole e allora si eccita anche lui e mi dice: “Wow, suona intelligente”. Oppure: “Mi fa sentire triste”. Non sempre siamo d’accordo, ma si discute finché la canzone non ci suona bene. Spesso, è vero, scriviamo cazzate e allora tiriamo una riga e ricominciamo».
Chi vi ha ispirato per questo album?
Alex: «Serge Gainsbourg prima di tutto. Amo il sound di Histoire de Melody Nelson. È da sempre che vorrei fare un album così. Poi anche Scott Walker, i Foals, David Axelrod e i Television».
In otto anni ne sono cambiate di cose nelle vostre carriere. È stato più facile incidere questo disco rispetto The Age of Understatement?
Miles: «Stavolta c’era un sacco di gente che andava e veniva nello studio, amici e sconosciuti. Un giorno arriva un tizio con un hula hoop gigante e fa: “Wow l’energia di questo posto è pazzesca!”, e si inginocchia con la faccia a terra. Diciamo che era un ambiente molto rilassato e ci siamo divertiti un sacco».
Alex: «È il disco più divertente che abbia mai inciso, ho pianto calde lacrime quando l’abbiamo finito».
Perché avete scelto proprio i Shangri-La Studios di Malibu?
Miles: «Perché sono vicini a casa nostra e lo scenario è spettacolare».
Non rischiavate di distrarvi un po’ troppo? Com’era la vostra tipica giornata lavorativa?
Alex: «Alle 7 eravamo già lì a correre sulla spiaggia con la squadra di pallavolo femminile, facevamo due tiri, poi un bagno, e poi cercavamo di tenere Miles lontano dalla cucina. Voleva cucinare tutto, uova, spinaci, falafel, faceva dei brunch spettacolari, abbiamo conosciuto un sacco di gente strana durante quei brunch. Insomma dovevamo trascinarlo lontano dai fornelli per farlo suonare. Dopo pranzo lavavamo i piatti e poi di nuovo in studio». Attenzione: non c’è da credere a una parola.
Nel brano che dà il titolo al disco, Everything You’ve Come to Expect, citate un "diamond dog". Un riferimento a David Bowie?
«Sì. Ci ha rattristato moltissimo la sua morte. Ci siamo anche commossi, siamo entrambi grandissimi fan. C’è sempre la sua influenza nella nostra musica».
C’è qualcosa che non sopportate l’uno dell’altro?
Miles: «Vorrei che Alex non strapazzasse troppo le uova. Vengono troppo dure e asciutte e a me piacciono soffici. Gli ho mostrato tante volte come si fa, ma non c’è verso!».
Alex ci pensa parecchio: «Miles beve troppo Nespresso».
Miles: «Si arrabbia sempre con me perché mi porto le cialde di caffè da tutte le parti».
Alex: «Abbiamo sempre una fottuta valigia che contiene la macchinetta del caffè e le fottute cialde e alla fine tocca sempre a me trasportare quella valigia: “Alex io ho la chitarra….mi aiuti?”».
Chi si veste meglio dei due?
Alex: «Tu che ne dici?»
Miles è finito nella lista degli inglesi più eleganti.
Miles: «Non lo sapevo! A entrambi piace la moda, si può dire. È un modo di esprimersi», chiosa in tono sarcastico.
State già lavorando ai nuovi album delle vostre carriere parallele?
«No, adesso pensiamo solo ai Last Shadow Puppets».