Junior Boys, quando l'elettronica si balla con classe
Matteo Quinzi, MATTEO QUINZII due canadesi Greenspan e Didemus tornano con "Big Black Coat", in bilico tra soul sintetico e tradizione techno
Junior Boys, Big Black Coat (City Slang)
Ballo di coppia. I canadesi Junior Boys - all'anagrafe Jeremy Greenspan e Matt Didemus - sono ormai un punto di riferimento per chi cerca qualità nella scrittura e varietà compositiva in ambito “pop” elettronico.
Partiti da una sorta di plastic soul al rallentatore – perfettamente rappresentato dallo splendido esordio del 2004 Last Exit - fin dal successivo So This Is Goodbye (2006) hanno optato per accelerare i ritmi, mescolarli in nome di un approccio più solare, estroverso, motorio o perlomeno cangiante per quanto riguarda l'aspetto musicale, lasciando, quando necessario, l'intimismo, il malinconico lirismo soul alla vocalità di Greenspan. La loro missione è ancora oggi quella di portare all'interno della forma canzone tutte le libertà ritmico/melodiche proprie dell'immaginario elettronico.
Emozioni techno. Registrato tra la nativa Hamilton (…
Ballo di coppia. I canadesi Junior Boys - all'anagrafe Jeremy Greenspan e Matt Didemus - sono ormai un punto di riferimento per chi cerca qualità nella scrittura e varietà compositiva in ambito “pop” elettronico.
Partiti da una sorta di plastic soul al rallentatore – perfettamente rappresentato dallo splendido esordio del 2004 Last Exit - fin dal successivo So This Is Goodbye (2006) hanno optato per accelerare i ritmi, mescolarli in nome di un approccio più solare, estroverso, motorio o perlomeno cangiante per quanto riguarda l'aspetto musicale, lasciando, quando necessario, l'intimismo, il malinconico lirismo soul alla vocalità di Greenspan. La loro missione è ancora oggi quella di portare all'interno della forma canzone tutte le libertà ritmico/melodiche proprie dell'immaginario elettronico.
Emozioni techno. Registrato tra la nativa Hamilton (…
Junior Boys, Big Black Coat (City Slang)
Ballo di coppia. I canadesi Junior Boys - all'anagrafe Jeremy Greenspan e Matt Didemus - sono ormai un punto di riferimento per chi cerca qualità nella scrittura e varietà compositiva in ambito “pop” elettronico.
Partiti da una sorta di plastic soul al rallentatore – perfettamente rappresentato dallo splendido esordio del 2004 Last Exit - fin dal successivo So This Is Goodbye (2006) hanno optato per accelerare i ritmi, mescolarli in nome di un approccio più solare, estroverso, motorio o perlomeno cangiante per quanto riguarda l'aspetto musicale, lasciando, quando necessario, l'intimismo, il malinconico lirismo soul alla vocalità di Greenspan. La loro missione è ancora oggi quella di portare all'interno della forma canzone tutte le libertà ritmico/melodiche proprie dell'immaginario elettronico.
Emozioni techno. Registrato tra la nativa Hamilton (Ontario) e Berlino, Big Black Coat - quinto capitolo della loro discografia - per stessa ammissione del duo è il lavoro più spontaneo e libero realizzato finora, almeno per quanto riguarda il modus operandi nella composizione dei singoli brani. È una questione di flussi, di melodie che appaiono e si dissolvono, di loop ingannatori che sembrano infiniti, di pulsazioni ritmiche che si ripetono per poi andare improvvisamente altrove. Anche il tempo è un fattore importante, il minutaggio è molto vario come certificano i due singoli estratti: l'orecchiabile e metronomico soul sintetico di Over It ha la classica durata da passaggio radiofonico (sotto i quattro minuti) mentre l'ondivaga Big Black Coat si protrae per oltre sette minuti con dei ciclici cambi di ritmo e atmosfere. C'è anche spazio per una cover inaspettata e “stravolta” come What You Won't Do For Love, hit del 1978 di Bobby Caldwell. Una bilancia sonora in perfetto equilibrio tra reiterazione e poesia come nella migliore tradizione techno, genere che più di ogni altro i Junior Boys hanno deciso di omaggiare, riprendere e rimodellare a proprio piacimento in questo album.
Tutto in una notte. È la notte il grande cappotto nero che dà il titolo al disco. La notte cha avvolge, protegge e rende più affascinanti e stilosi (quasi) tutti. Ma è anche uno dei tipici indumenti – un lungo cappotto di pelle nera – indossato a suo tempo da buona parte dei primi grandi protagonisti della scena techno di Detroit come Robert Hood, non a caso autore dell'acido e pulsante remix della title track.
Anche da questo punto di vista i Junior Boys sono riusciti a unire un'immagine evocativa con un riferimento stilistico ben preciso. Questione di classe, competenza musicale e visione d'insieme. Caratteristiche che ai Junior Boys non sono mai mancate.
Ballo di coppia. I canadesi Junior Boys - all'anagrafe Jeremy Greenspan e Matt Didemus - sono ormai un punto di riferimento per chi cerca qualità nella scrittura e varietà compositiva in ambito “pop” elettronico.
Partiti da una sorta di plastic soul al rallentatore – perfettamente rappresentato dallo splendido esordio del 2004 Last Exit - fin dal successivo So This Is Goodbye (2006) hanno optato per accelerare i ritmi, mescolarli in nome di un approccio più solare, estroverso, motorio o perlomeno cangiante per quanto riguarda l'aspetto musicale, lasciando, quando necessario, l'intimismo, il malinconico lirismo soul alla vocalità di Greenspan. La loro missione è ancora oggi quella di portare all'interno della forma canzone tutte le libertà ritmico/melodiche proprie dell'immaginario elettronico.
Emozioni techno. Registrato tra la nativa Hamilton (Ontario) e Berlino, Big Black Coat - quinto capitolo della loro discografia - per stessa ammissione del duo è il lavoro più spontaneo e libero realizzato finora, almeno per quanto riguarda il modus operandi nella composizione dei singoli brani. È una questione di flussi, di melodie che appaiono e si dissolvono, di loop ingannatori che sembrano infiniti, di pulsazioni ritmiche che si ripetono per poi andare improvvisamente altrove. Anche il tempo è un fattore importante, il minutaggio è molto vario come certificano i due singoli estratti: l'orecchiabile e metronomico soul sintetico di Over It ha la classica durata da passaggio radiofonico (sotto i quattro minuti) mentre l'ondivaga Big Black Coat si protrae per oltre sette minuti con dei ciclici cambi di ritmo e atmosfere. C'è anche spazio per una cover inaspettata e “stravolta” come What You Won't Do For Love, hit del 1978 di Bobby Caldwell. Una bilancia sonora in perfetto equilibrio tra reiterazione e poesia come nella migliore tradizione techno, genere che più di ogni altro i Junior Boys hanno deciso di omaggiare, riprendere e rimodellare a proprio piacimento in questo album.
Tutto in una notte. È la notte il grande cappotto nero che dà il titolo al disco. La notte cha avvolge, protegge e rende più affascinanti e stilosi (quasi) tutti. Ma è anche uno dei tipici indumenti – un lungo cappotto di pelle nera – indossato a suo tempo da buona parte dei primi grandi protagonisti della scena techno di Detroit come Robert Hood, non a caso autore dell'acido e pulsante remix della title track.
Anche da questo punto di vista i Junior Boys sono riusciti a unire un'immagine evocativa con un riferimento stilistico ben preciso. Questione di classe, competenza musicale e visione d'insieme. Caratteristiche che ai Junior Boys non sono mai mancate.