Spettacoli

LA CRITICA

Marta sui tubi, il rock è ancora trasversale

Il sesto album della formazione guidata da Giovanni Gulino è stato finanziato con una campagna di crowdfunding

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Marta sui tubi, Lostileostile (Antenna Music Factory)
 
Metodo. A tredici anni dal debutto i Marta sui tubi sono ancora una nebulosa oscura per chi maneggia i destini della musica mainstream; troppo rumorosi per essere accattivanti, troppo spigolosi per diventare un gruppo di culto o di tendenza, trasversali quanto basta per evitare di scivolare in qualche categoria. Invendibili? Forse, ma forti di un pubblico. Al sesto album, sostenuto da un coraggioso e riuscito esperimento di crowdfunding, il trio continua ad agitare come una bandiera la sua estraneità a generi e a correnti musicali. Lostileostile attraversa in tredici episodi le stanze della musica italiana ed europea. La canzone rock secondo Marta sui tubi è una miscellanea di stili e di testimonianze dalla vita reale.

La copertina di "Lostileostile" 

Temi. Il cuore dell’album è l’amata/odiata idea di concept album. Al centro di ogni canzone c’è il tema dell’incontro, un confronto che può tramutarsi perfino in scontro come in Da dannato. Amicizia, amore, morte, futuro, fuga e stati d’animo si susseguono quasi come un diario di bordo. Sull’agenda di Giovanni Gulino, voce del trio, l’arte è un punto sospeso tra azione e resistenza. Nessuna verità assoluta, nessuna certezza: Lostileostile è il classico disco da "prendere o lasciare".

Scelte. Liberi di non prendere posizione, i Marta sui tubi offrono il meglio di sé nel finale – e convincente - strumentale L’impossibile, quando citano i tempi dispari del prog in Un amore bonsai e quando richiamano alla mente il mai dimenticato grunge in Il delta del poi. Con un sì presenta cori che rimandano alla scena di Canterbury e, per continuare sul tema dell’originalità a ogni costo, ecco Gigliola Cinquetti fare capolino con un cameo vocale in Spina Lenta.