C'era una volta il nu-metal. Il viaggio dei Deftones continua con "Gore"
Carmine Saviano
L'otto aprile la band di Chino Moreno pubblica l'ottavo album in studio. E il passato è definitivamente alle spalle
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Deftones, Gore (Warner Bros Record)
Sopravvissuti al nu-metal. Hanno iniziato a riflettere, a farsi da parte, a sottrarsi a quella definizione proprio quando di quella definizione - il nu-metal - erano i co-intestatari. Il sentiero che ha condotto i Deftones a Gore, il loro ottavo album in studio in uscita l'otto aprile, inizia proprio lì, alla fine dello scorso millennio, negli ultimi anni dell'ultimo decennio del novecento quando la sbornia a base di chitarre ai limiti della distorsione, ritmi chiassosi come feste di piazza e voci in bilico tra rap fatto in casa e urla da ospedale psichiatrico, sembrava aver invaso tutto. Una infezione - esteticamente orribile - che il gruppo di Chino Moreno ha evitato per tempo, vaccinandosi con cospicue dosi di rock classico. Ripassare Around The Fur, il loro disco del 1997, ancora oggi un piccolo gioiello estraneo alle depravazioni musicali di Limp Bizkit e compagni. La copertina di Gore Ingredienti vincenti. Una maturità conclamata quella dei Deftones di Gore. Una caparbia e solida macchina rock che continua a variare sul "proprio" tema, a innovare restando ancorata alla propria matrice musicale: chitarre che oscillano tra atmosfere aperte e muri di suono perfettamente distorto - e a volte troppo vicini al rischio "patinato" - una sezione ritmica allo stesso tempo potente ed elegante, una costruzione melodica complessa ma efficace quando si tratta di tirare le somme. Come in Acid Holograms, il secondo pezzo di Gore, un classico istantaneo. O come nel brano che dà il titolo all'album: trama ritmica vicina alla jungle, atmosfera sospesa e poi un ritornello di quelli che dal vivo non lasciano scampo: o si salta o si salta.
Verso i live. Dell'album, prodotto da Matt Hyde e dalla band, Chino Moreno dice: "Con tutto il rispetto per Pac, Big, Stevie, Michael, Hendrix, Gore è uno dei migliori album che abbiamo fatto anche se non il migliore", facendo trasparire oltre al tono cinico standard anche il pantheon della band, meglio l'etica: la cura delle parole e dei testi come quella dei rapper, la volontà di raccontare, l'ambizione al riff di chitarra perfetto, la voglia di scuotere menti e corpi. E adesso i Deftones partono in tour (in Italia il 7 giugno al Live Club di Trezzo sull'Adda) ovvero verso il vero laboratorio in cui misurare l'efficacia delle nuove canzoni. Perché il principio di verificazione è sempre il solito: più si salta più funziona.