Facciamo due conti: i Beatles hanno pubblicato album completi tra il 1963 e il 1970, otto anni in tutto, 13 con la firma del gruppo (dei quali uno doppio), uno a firma McCartney, tre firmati da Lennon (e Yoko), tre da George Harrison (di cui uno triplo), due da Ringo Starr. Un totale (doppi e tripli compresi) di 25 album in otto anni, diciassette dei quali negli ultimi tre anni, tra il 1968 e il 1970, quasi sei album all’anno. E molte delle canzoni composte in quel periodo non sono state pubblicate in quei dischi ma negli anni successivi. Questo perché i Beatles non volevano altro, nella loro vita all’epoca, che essere musicisti, non avevano altri interessi che non fossero l’arte e la musica, non credevano che ci fosse un modo migliore per vivere che non fosse suonare, comporre, registrare. Prince aveva portato la “sindrome dei Beatles” alle estreme conseguenze, perché mentre i “favolosi quattro” negli anni della massima produzione discografica non si esibivano in concerto e non andavano in tour, e quindi erano totalmente concentrati sulla composizione, l’esecuzione e la registrazione della loro musica, Prince non ha mai smesso di esibirsi dal vivo, non ha mai rinunciato a suonare davanti a un pubblico, lasciando quindi pochissimo spazio nella sua vita per tutto quello che non avesse a che fare con la musica.
Musica, è morto Prince: aveva 57 anni / Fotostoria
Prince Rogers Nelson, in arte Prince, è morto nella sua casa di Minneapolis, in Minnesota, all'età di 57 anni. Nato il 7 giugno 1958 da una famiglia di jazzisti, Prince è stato uno degli artisti più influenti degli ultimi decenni. Cantante, musicista, attore, regista e produttore, dalla fine degli anni 70 Prince aveva inciso album di enorme impatto come 1999, Purple rain, Around the world in a day, Sign O' the times, Lovesexy, vendendo oltre 100 milioni di album. Il suo linguaggio musicale, a cavallo tra funk, rock, psichedelia e pop, ha cambiato per sempre la storia della musica. È stato protagonista di una lunga battaglia con le major discografiche per rivendicare la sua libertà di scelta artistica. Nel mezzo della sua lunga disputa legale, Prince cambiò più volte il suo nome (The Symbol, The Artist, The Artist formerly know as Prince ovvero Tafkap) senza mia smettere di produrre musica. Fu anche una delle prime star a veicolare i suoi dischi attraverso internet
Leggenda? No, magari i numeri non sono esattamente quelli buoni per un secolo di musica, ma di sicuro nella cassaforte musicale che Prince ha lasciato a Minneapolis c’è un vero e proprio tesoro, una straordinaria quantità di musica realizzata dal 1983 ad oggi, da quando la sua collaboratrice Susan Rogers, all’epoca ingegnere del suono dell’artista, cominciò a conservare le molte registrazioni del “principe”, pensando che c’era bisogno di mettere ordine nella stratosferica quantità di registrazioni che il musicista aveva già fatto prima di allora. Nel 1984 arrivò il clamoroso successo di Purple Rain, Prince guadagnò abbastanza per costruire il complesso di Paisley Park e da allora il “Vault”, ebbe anche un suo nome e un suo spazio dedicato, scaffali e scaffali che negli anni si sono riempiti di nastri, poi di hard disk, poi di memorie digitali, tutte piene zeppe di musica.
Prince suonava sempre e registrava tutto, ad ogni ora del giorno e della notte i suoi collaboratori dovevano essere pronti per raggiungerlo in studio e terminare quello che lui aveva iniziato suonando da solo tutti gli strumenti necessari. Suonava e registrava ovunque e in ogni momento ne avesse voglia: un suo vecchio tour manager ha ricordato in questi giorni che organizzando le tappe dei concerti doveva sempre avere l’elenco e gli indirizzi degli studi di registrazione di ogni città, per poter raggiungere i più vicini in caso di bisogno, perché il musicista spesso non si accontentava delle quasi tre ore di concerto che proponeva, e quindi poteva capitare che alla fine di un set, in piena notte, la musica continuasse a scorrere in uno studio aperto solo per lui, o in qualche club affollato di amici e fan.
1978 - 2015: tutta la discografia di Prince
Le copertine degli album di Prince Roger Nelson dal 1978 al 2015 VEDI ANCHE FOTOSTORIA / GLI ULTIMI CONCERTI
L’aneddoto, mai confermato, che lega perfettamente il mito della supercreatività dell’artista e quello della sua ansia di libertà dalle costrizioni contrattuali delle case discografiche è quello che narra di quando, per liberarsi dagli impegni contrattuali con la Warner, si presentò negli uffici della casa discografica con otto album finiti, tutti insieme. Poco importa se sia vero o no, perché di certo Prince aveva, nella sua cassaforte, brani in gran quantità per poter realizzare, contemporaneamente, molti più di otto album. Nella cassaforte ci dovrebbero essere, quindi, canzoni, un’infinità di brani strumentali, collaborazioni con tutti i più grandi nomi della musica, da Miles Davis a Stevie Wonder, solo per citarne due, frutto delle infinite session che si svolgevano negli studi di Paisley Park, un paio di musical come il fantomatico The Dawn, annunciato e mai arrivato alle nostre orecchie, e qualche decina di album realizzati e mai finiti o mai pubblicati, gioielli di grande bellezza come hanno testimoniato i tecnici o i musicisti che hanno partecipato ad alcune delle session, o semplici improvvisazioni, bozzetti, spunti, materiali di base che sono serviti in seguito per altre canzoni o che sono rimasti abbandonati. E non ci sono altrettante registrazioni, anche perfettamente compiute, che Prince ha cancellato qualche minuto dopo la realizzazione, brani dei quali non è rimasta alcuna traccia e che non ascolteremo mai.
Già, ma ascolteremo mai quello che il “Vault” contiene? Che fine farà tutta quella musica, visto che Prince non ha eredi diretti (l’unico figlio, nato dal matrimonio con Mayte Garcia, morì pochi giorni dopo il parto), a chi andrà questo incredibile patrimonio artistico e, ovviamente, economico? Difficile dirlo, non si sa ancora se Prince abbia lasciato un testamento o che tipo di copertura legale (copyright, contratti o altro) abbiano le registrazioni conservate nel Vault. Di certo la “cassaforte” contiene molti altri Prince oltre a quello che abbiamo conosciuto, lo scrigno racchiude probabilmente segreti e sorprese musicali, sogni e visioni personali, ricordi e immagini sonore private, ci sono dentro tutte quelle parti di vita che Prince non ha voluto rendere pubbliche, ha preferito conservare, non condividere, perché completamente sue. Nella cassaforte c’è la musica, il suo unico interesse, il suo unico vero amore, il vero sangue che scorreva nelle sue vene. Nella camera si sicurezza di Paisley Park c’è certamente quella parte di musica che per lui non era spettacolo, non era show, non era visibile e accessibile a tutti. Nel Vault di Paisley Park ci piace pensare che sia conservata la sua vera vita, fatta di note e null’altro.