Daniele Sepe e la democrazia creativa dei Fratelli della Costa
Carlo Moretti, CARLO MORETTI
Si intitola 'Capitan Capitone' il nuovo album del musicista napoletano, un lavoro collettivo realizzato grazie al crowdfunding con altri 60 musicisti della sua città
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Daniele Sepe, Capitan Capitone e i Fratelli della Costa, Full Heads 2016
Foto di gruppo. Attraverso il crowdfunding su Musicraiser chiedeva 3 mila euro, ne ha raccolti 6.550. Obiettivo raggiunto e l’album eccolo qui: si intitola Capitan Capitone (e i Fratelli della Costa) e suona meravigliosamente anche grazie al contributo, anche questo collettivo, di 62 musicisti, amici, collaboratori, ospiti, artisti passanti per caso o entrati dalla porta del backstage, qualcuno anche dalla porta principale, la stessa del pubblico. Democrazia creativa. Venticinque anni dopo Vite Perdite, Daniele Sepe torna a fotografare la Napoli musicale che allora stupì e convinse l’etichetta berlinese Piranha, una delle prime a interessarsi di world music, la musica popolare che noi chiamiamo più semplicemente etnica o folk. L’approccio di Sepe alla tradizione resta lo stesso, pieno di rispetto ma senza timori reverenziali, soprattutto mai filologico anzi sempre capace di …
Daniele Sepe, Capitan Capitone e i Fratelli della Costa, Full Heads 2016
Foto di gruppo. Attraverso il crowdfunding su Musicraiser chiedeva 3 mila euro, ne ha raccolti 6.550. Obiettivo raggiunto e l’album eccolo qui: si intitola Capitan Capitone (e i Fratelli della Costa) e suona meravigliosamente anche grazie al contributo, anche questo collettivo, di 62 musicisti, amici, collaboratori, ospiti, artisti passanti per caso o entrati dalla porta del backstage, qualcuno anche dalla porta principale, la stessa del pubblico. Democrazia creativa. Venticinque anni dopo Vite Perdite, Daniele Sepe torna a fotografare la Napoli musicale che allora stupì e convinse l’etichetta berlinese Piranha, una delle prime a interessarsi di world music, la musica popolare che noi chiamiamo più semplicemente etnica o folk. L’approccio di Sepe alla tradizione resta lo stesso, pieno di rispetto ma senza timori reverenziali, soprattutto mai filologico anzi sempre capace di intercettare le novità e di metterle in prospettiva dandogli il giusto sfondo. Come spiega Sepe, il progetto è nato dopo un’iniziativa politica, quando il 7 luglio del 2015 un gruppo di cassintegrati Fiat di Pomigliano gli chiese di organizzare un concerto per sostenere la loro lotta e la loro cassa di resistenza. In 20 giorni Sepe coinvolse decine e decine di band e artisti della città e riuscì a realizzare otto ore di concerto. Ne è nato anche un sodalizio artistico tra chi partecipò, un legame che porta fino a questo album. La copertina dell'album "Capitan Capitone e i Fratelli della Costa" Il concept. L’idea dell’album è nata sul gommone di cinque metri che si chiama “Capitone” di proprietà di Sepe, che è dunque il “Capitan Capitone” del titolo. Nella sua ciurma anche la cantante Auli Kokko, il cantautore Enzo Gragnaniello e il percussionista Maurizio Capone e tanti altri che si farebbe un torto a non nominarli tutti. L’album suona dunque come fosse un racconto di piccolo cabotaggio intorno alle diverse realtà di Napoli, ora solare e costiero, ora umbratile e cittadino, sempre attraversato da una leggera vena di follia che lo rende fresco e gradevole. Soprattutto, sempre ben suonato.
Le canzoni. L’album è di tanto in tanto “interrotto” da tentativi di ammutinamento sonoro denominati Dalla coffa in cui Daniele Sepe e soprattutto Gino Fastidio propongono intermezzi heavy metal di cui lo stesso Fastidio subito si pente, chiedendo venia al Capitano. Poi ci sono sapori di musica greca, ritmi balcanici, musica dal Sud, e in alcuni episodi, come Amò, sembra riecheggiare, tra citazioni colte e ritmi caraibici, lo stile ironico e dissacrante di un altro gruppo partenopeo di discografici e giornalisti buontemponi, gli Squallor, che negli anni Settanta raggiunsero un discreto successo. Perché parlando d’altro si può parlare anche dei tempi che viviamo, di nuovi e di vecchi stili di vita. Notevole la melodia di La range fellon e il riferimento morriconiano di La chiamavano Sanità. E poi c’è una piccola perla, L’ammore ‘o vero che ci ha fatto ripensare a Vurria addeventare della Nuova Compagnia di Canto Popolare. Perché la tradizione, anche quella più vicina, non passa invano.