Radiohead, 'A Moon Shaped Pool', il nuovo disco apparso all'improvviso
Giuseppe Videtti
Radiohead, l’album del ritorno è online. E il rock racconta le ansie dei nostri tempi
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Per far sapere che sono ancora insieme hanno scelto il silenzio. Per annunciare il ritorno hanno azzerato la presenza sui social. Per essere credibili si sono affidati a strumenti d’artista ormai in disuso, ispirazione e contemporaneità. Il messaggio dei Radiohead, che hanno diffuso ieri in digitale il nuovo album (disco il 17 giugno) - il nono - è forte e chiaro. Internet non ci governa, è solo uno strumento; internet non è il nostro spregiudicato ufficio marketing; internet non inquinerà la nostra reputazione di band alternativa.
A cinque anni da The King of Limbs la band di Thom Yorke ribadisce con A moon shaped pool le ferree strategie adottate da Ok Computer in poi, mai tradite neanche dopo l’inatteso successo dell’innovativo Kid A. Chi non ne riconosce la grandezza e continua ostinatamente a ribadire che dopo Dylan, Beatles, Stones, Who e Pink Floyd non c’è stato nulla di buono è distratto come chi crede che non ci siano più stati conflitti dopo la Seconda guerra mondiale, o che il terrorismo islamico sia una scaramuccia. La calma è la virtù dei forti, e ha giocato in favore dei Radiohead, giudicando dalla struggente bellezza di Desert Island Disk, dalle inquietudini di Ful Stop, dall’inebriante Glass Eyes, dalla tormentata Identikit. Present Tense è una bossa nova tormentata che rimpiazzerà nei nostri cuori Fragile di Sting. Tinker Tailor Soldier Sailor Rich Man Poor Man Beggar Man Thief è una cantata all’uomo schizoide del XXI secolo. A moon shaped pool alza ulteriormente l’asticella della qualità e della ricerca e riscopre Yorke come sublime, disfunzionale crooner del nuovo millennio: echi di musica contemporanea, allarmante e seriale e dissonante, a corredo di un’ennesima estate del nostro scontento, ad alzare muri (e roghi) contro rifugiati e infedeli (Burn the Witch). L’orchestrazione di Daydreaming e il lamento lancinante di Yorke stabiliscono la cifra di A moon shaped pool, insieme al video diretto da Paul Thomas Anderson (Magnolia).
“Efil ym fo flah” (letto al contrario: Half of My Life, metà della mia vita) salmodia Thom - allude ai suoi 48 anni o ai 23 trascorsi con l’ex compagna Rachel Owen (la nuova compagna è un’italiana) e alla traumatica separazione? Pur nella rassegnata consapevolezza di scenari poco rassicuranti, il paesaggio del nuovo Radiohead non è Kobane. Ci pensa Anderson a chiarirlo, complice Yorke, protagonista, non più comparsa schiva e obliqua come in Karma police: finché ci sarà un angolo, seppur remoto, dove possa addormentarsi nel grembo della Madre Terra e placare la sua natura violenta, l’uomo ha una speranza. E continuerà a sognare. Undici capolavori. E per finale una torch song, la riedizione di True love waits (2001): sarà la Ne me quitte pas di un nuovo sentire.