Omar Pedrini, la sua versione di "Mother" di John Lennon
"Vero, perché spesso quando un artista muore, e ancor di più se muore giovane, se ne fa un ritratto oleografico, che evidenzia solo i pregi. Invece credo che l'arte sia tale anche e soprattutto se la leghiamo ai nostri ricordi, ai tempi che abbiamo vissuto, a quel che c'è restato dentro. Perché, come dice Baudelaire, la radice di ogni arte è battere la morte".
E il nuovo spettacolo come nasce?
"Da un'idea dell'università di Brescia, che ogni anno invita gente dello spettacolo e della cultura a confrontarsi su un tema preciso. Che quest'anno è il tempo. La prima idea è stata eseguire le canzoni che ne parlano o che hanno questa parola nel titolo. Ma mi è sembrata banale. E ho pensato di raccontare il mio rapporto col tempo, che è inevitabilmente legato alla musica, perché quel che mi succede io lo ricordo legandolo alla musica, mia o di altri. Per esempio io dico di essere nato non il 28 maggio del 1967, ma quando stava per iniziare la 'Summer of love', e così via. E quindi ho dovuto coinvolgere Lennon, dato che è stato con lui che ho imparato a strimpellare la chitarra alle scuole Medie. La fine del mio tempo, per ora, è il presente, quindi la morte di Bowie. Lo spettacolo si impernia su loro due, ma ho inserito con piacere anche un omaggio a Prince, richiesto dal rettore Sergio Pecorelli, che ne era un fan, pensi che bella università è".
Omar Pedrini, 'Il mio miglior tempo (tra Lennon e Bowie)', il concerto è come un recital
"Il mio miglior tempo (tra Lennon e Bowie)": uno show a metà tra un recital e un concerto vero e proprio pensato dall'ex Timoria Omar Pedrini insieme al polistrumentista Carlo Poddighe. Lo spettacolo debutterà nella città natale di Pedrini, Brescia, sabato 14 maggio e che anticipa il tour vero e proprio, che toccherà buona parte delle città italiane. Il concerto si inserisce nell'ambito di UniBsDays, l'evento di orientamento e di approfondimento culturale dell'Università degli Studi di Brescia, dedicato, per questa terza edizione, al tema del tempo
"Più di quanto si pensi. Personalmente si conoscevano, John fu folgorato da una cover di Across the Universe di David e insieme scrissero Fame, brano ora quasi dimenticato, ma splendido. Pensi, un brano firmato Bowie-Lennon! E dopo il 1980, Bowie fu quasi un secondo padre per il figlio di John, Sean. Artisticamente certo erano diversi, ma li accomunava l'idea dell'arte a 360 gradi: erano cantanti, ma anche attori e scrittori. Poi Bowie era più pop, artistoide e maestro di look, in fondo l'incarnazione del sogno di Andy Warhol, mentre Lennon era più rock e pacifista, un Gandhi con la chitarra".
E lei si riconosce in questi modelli?
"Magari! Di sicuro li ho appunto come modelli, forse più Lennon dei due come figura. Ma la verità è che di gente così si è perso lo stampino. Ora figure come loro sono considerate troppo difficili dai musicisti e dai rocker di adesso".
Come si snoderà lo spettacolo?
"Dipenderà dal posto. A Brescia, e in generale negli spazi chiusi, punterò più sulla chiacchiera, anzi sulla narrazione, raccontando episodi personali che mi legano a Bowie e Lennon e spiegando l'importanza che ebbero allora e mantengono oggi. Quando invece mi esibirò all'aperto aumenterò la parte musicale. Sempre accompagnato dal mio prezioso collaboratore, il polistrumentista Carlo Poddighe, ascolteremo molti brani, da Mother a Heroes, da Fame ad Across the Universe. Ma ci saranno anche cose curiose: a Space Oddity affiancherò Help Me dei Dik Dik, che narra in fondo sempre di solitudine nel cosmo. E anche mie canzoni dichiaratamente ispirate a loro, come Sacrificio, che senza Mother non esisterebbe. E di Prince, artista accomunabile a David e John per l'aver sempre seguito la propria via artistica e umana, non mancheranno Sign o' the Times e Kiss".