Marta Sui Tubi e 'Lostileostile': "Meglio gli incontri veri che i social network"
Luigi Bolognini
La band siculo-bolognese pubblica un nuovo concept album dedicato al tema dell'incontro: "Un argomento importante per questi tempi". Tra gli ospiti Gigliola Cinquetti: "Una vera intellettuale"
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La cosa difficile con i Marta sui Tubi è inquadrarli: sfuggenti, o meglio mutevoli, capaci di passare di stile in stile non solo a un disco all’altro, ma anche all’interno dello stesso. E forse nasce anche così il titolo del loro sesto prodotto, LoStileOstile, tutto attaccato, l’ennesimo successo che li riconferma tra le band più in vista dell’indie italiano. Verrebbe da definirlo un concept album dedicato al tema dell’incontro, anche se Giovanni Gulino, voce della band siculo-bolognese non sembra d’accordo: «È un caso, ci siamo ritrovati le canzoni così».
In che senso? Sono piovute dal cielo?
«Ovviamente no, ma il disco è stato scritto in tre mesi, seguendo l’ispirazione del momento, buttando giù le cose come ci venivano. Solo in corso d’opera ci siamo accorti di questa comunanza. Ma ci è piaciuta, anche perché è un tema che sentiamo importante di questi tempi, soprattutto grazie a Internet. Da dannato racconta ad esempio dei social network, nei quali ognuno è diventato opinionista e gli insulti si sprecano, Un vezzo narcisista che spesso rovina gli incontri quelli veri, in carne e ossa. Ma parliamo anche di paura, rabbia, amore, morte. Tante cose diverse in tanti stili diversi, è il bello della musica».
Music Corner con Marta sui Tubi
Parlare di incontri è un buon modo per parlare del disco. Dove ad esempio c’è un incontro inatteso, quello con Gigliola Cinquetti, duetto in Spina lenta. Come nasce?
«Puro caso anche qui. Nella sala di incisione accanto alla nostra c’era lei, è stato spontaneo socializzare. Lei ci conosceva più per il nome che altro, noi ovviamente sapevamo chi era, ma ci ha colpito quanto sia diversa dalla cantante che tutti conoscono: è un’intellettuale, che ama la cultura, la pittura, la Francia. La simpatia umana è scoccata, ed è stato naturale chiederle di cantare assieme, in un brano lento, morbido, dove ci pare che sia stata bravissima».
L’incontro può presupporre anche l’addio. E qui voi siete tornati a essere tre, come in passato: oltre a lei, Carmelo Pipitone a voce e chitarra e Ivan Paolini alla batteria. Senza più Paolo Pischedda a violino e tastiere e Mattia Boschi a violoncello e basso. Una perdita di sound oltre che di componenti.
«Sì, è stato un divorzio morbido, non escludiamo possibili collaborazioni future. Ma in tre si lavora più agili e veloci, è un recupero di un’attitudine che avevamo al suono diretto e senza fronzoli. Il suono resta diverso da quello dei primi dischi, come Muscoli e dei o C’è gente che deve dormire, che erano abbastanza folk-sperimentale, mentre LoStileOstile è rock, con molte app di musica elettronica. Ma indubbiamente negli ultimi lavori c’erano molti strumenti in più, il suono era più stratificato».
Una velocità che stiamo ritrovando anche in tour.
«Stiamo imparando i nuovi brani, sono 13, sommandoli a quelli vecchi sono quasi due ore di musica nelle quali dobbiamo sempre cercare di sorprendere un po’ i fan. L’importante è non fare annoiare».
A proposito di fan, quanto sono cambiati i vostri dopo la partecipazione a Sanremo 2013?
«Si sono molto svecchiati, ora vediamo tanti universitari e giovani. Prima erano quasi solo hipster e appassionati del genere indie. Ci ha fatto bene. E forse lo rifaremo pure, prima o poi, devo dire che se ci vai fregandotene della gara, ma godendoti il baraccone da dentro, il festival è eccezionale».
I fan per voi sono importanti anche per via di Musicraiser.
«Questo è uno dei miei orgogli personali: la piattaforma di crowdfunding che ho fondato ha fatto finora partire oltre 700 progetti musicali, in gran parte di debuttanti, che così trovano anche un loro pubblico. Noi da sempre non amiamo le case discografiche, e Musicraiser, come le altre piattaforme, sono un porto sicuro per chi vuole restare indipendente economicamente e artisticamente».