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MUSICA

Discoverland, il doppio musicale di Angelini e Pier Cortese

I due musicisti pubblicano "Drugstore", il loro secondo album in coppia con cover rock, disco e pop: dagli U2 ai Nirvana, da Battiato a Bennato. Riletture country e folk (ma non solo)

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Discoverland, Drugstore, Gas Vintage Records
 
La scommessa. Per un artista, ma in questo caso si tratta di un duo, non c'è prova più difficile di un album di cover, magari di canzoni scelte tra i titoli di maggior successo di grandi nomi del rock, della disco o della canzone d'autore variamente intesa. Dopo il primo capitolo i Discoverland di Pier Cortese e Roberto Angelini affrontano nuovamente la sfida con il giusto approccio e stupisce anche in questo loro secondo capitolo la sicurezza, che quando come nel loro caso non travalica il limite dell'arroganza è un sicuro indice di padronanza stilistica (dunque anche culturale) rispetto alla materia che si è deciso di far propria. Perché è indubbio che spesso le canzoni ne escano stravolte, al limite dell'irriconoscibile. E uno dei piaceri dell'ascolto di questo album sta anche nell'indovinare il brano, o meglio nella sfida (sulla sfida) di anticipare quanto più possibile la scoperta dell'originale.  
La copertina dell'album "Drugstore" 
Le canzoni. Come si capisce dall'inizio affidato a chitarra, banjo, ukulele, pedasteel e cori per I still haven't found what I'm looking for degli U2 e in Lucy in the sky with diamonds dei Beatles, ci troviamo in un dominio sonoro prevalentemente folk e country. Ma non solo. Non mancano letture condotte su tastiere, sintetizzatori e drum machine come per Drugs don't work. Ma la cosa interessante è che non si tratta mai di episodi scontati e ovvii, perché ad esempio ci si aspetterebbe un arrangiamento disco su Stayin' alive, dunque vagamente elettronico, e invece i due ne fanno una versione credibilmente country blues piena di riverberi e chitarra slide, salvo inserire in sottofondo un voce trattata e robotica grazie al vocoder. Decisamente bella la rilettura di La cura di Battiato e di grande efficacia quella di L'isola che non c'è di Edoardo Bennato trasformata grazie al cambio di tonalità, da maggiore a minore. Nel disco anche un brano originale, Il pusher, firmato da Pier Cortese e Leo Pari.
 
Le citazioni. Altra curiosità dell'album è la presenza di citazioni disseminate qua e là tra i brani: in I still haven't found what I'm looking for sul finale risuona Somebody to love dei Queen. In Stayin' alive il solo di weissenborn è una citazione di Sittin' on the dock of the bay di Otis Redding. Su L'isola che non c'è si ascolta Sunshine in a bag. Anche in All apologies dei Nirvana risuona qualcos'altro, grazie al campionamento delle tablas e del sitar dei Beatles. In Killing in the name dei Rage Against The Machine si ascolta il tema principale di Rocky Horror Picture Show. Un disco che si segue con piacere, pieno di rimandi come fossero le mille facce di un caleidoscopio.