Lacuna Coil, il loro nuovo 'Delirium': "Parla degli orrori da affrontare nella vita"
Luigi Bolognini
La band di Cristina Scabbia, i milanesi che hanno conquistato gli Stati Uniti, tornano con un nuovo disco che racconta i mali dei nostri giorni. E con l'arrivo di due nuovi amici dai Nothing More e dagli Alter Bridge suonano più duri che mai: "Un disco nuovo eppure all'antica"
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Tu chiamala se vuoi globalizzazione. La storia dei Lacuna Coil forse si spiega così, o forse con la pigrizia del mercato (e del pubblico) italiano: una band heavy metal milanese di poco o nessun successo in patria fino allo sbarco e alla vetta della hit parade negli Stati Uniti, e solo dopo - di rimbalzo - apprezzati anche in patria. Ora è un nuovo inizio, con il disco Delirium che esce venerdì 27 maggio e che segna anche un cambio di formazione, visti gli addii dei chitarristi Cris "Pizza" Migliore e Marco "Maus" Biazzi e del batterista Cristiano "Criz" Mozzati, l'unico a essere rimpiazzato da Ryan Blake Folden. "I nostri tre amici - raccontano i due membri storici della band, Cristina Scabbia e Andrea Ferro, che compongono la band con Marco Coti Zelati - volevano cambiare vita e ci siamo lasciati bene. Ma la loro assenza ci ha regalato uno stimolo in più, quello di fare bene lo stesso. Una iniezione di adrenalina che spiega le sonorità, mai così metal, anche se tutti si aspettavano una musica più soft. Delirium è pieno di chitarre grazie anche alle partecipazioni di Marco Barusso, Mark Vollelunga dei Nothing More e Myles Kennedy degli Alter Bridge".
Tornano i Lacuna Coil con "Delirium"
Parliamo del titolo: Delirium è un modo per parlare della follia dei giorni nostri?
"Anche. Ma anche della follia tout court: è il tema di questo concept album. E nasce da alcune visite, fatte molto tempo fa, a ex manicomi nelle province di Milano e Brescia. Camminando in quei corridoi ci immaginavamo i casi umani che erano stati ospitati lì. Ogni canzone è una stanza, una malattia mentale, non solo malattia in sé, ma anche le piccole follie dei tempi che viviamo. Delirium parla degli orrori che dobbiamo affrontare nella vita di tutti i giorni esplorando l'ignoto e infine, speriamo, trovando la cura giusta. Un disco nuovo eppure all'antica".
In che senso?
"Abbiamo avuto piena libertà artistica su tutto, non solo le musiche. L'artwork, basato su una suggestiva session curata dal fotografo Alessandro Olgiati, è stato curato da Marco 'Maki' Coti-Zelati, il nostro bassista".
Lacuna Coil, arriva 'Delirium', un concept album sulla follia di oggi
Com'è cambiato per voi tornare a suonare a Milano, rispetto a una volta?
"Totalmente. All'inizio sentivamo sulla nostra pelle la diffidenza del pubblico verso una band milanese che suonava come un gruppo straniero. Adesso ci vogliono bene e ci accolgono come dei vecchi amici. Saremo appena fuori la metropoli il 24 giugno, al Rugby Sound festival di Parabiago, e torneremo di sciuro in Italia in autunno".
Ma vi sentite ancora milanesi?
"Certo. Tour internazionali a parte viviamo qui. E di questa città abbiamo il culto del lavoro. In particolare io, Cristina, dico con orgoglio di essere di Quarto Oggiaro, dove ho anche comprato casa. Mi piacerebbe che il mio quartiere mi desse qualche riconoscimento simbolico: l'hanno dato anche a una ragazza che ha concorso a Miss Italia e a me no. Per cui lancio un appello: i Lacuna Coil vorrebbero l'Ambrogino d'oro, ma io voglio le Chiavi di Quarto Oggiaro".